Writing underground: lezione gratis e offerta speciale

La settimana scorsa vi abbiamo parlato di Writng underground, il corso di scrittura e lettura conviviale che la nostra editor e scrittrice Carla Casazza terrà a Quintoveda (Via Cavour 58, Imola) a partire dal 6 ottobre (ore 19-21).
Trovate a questo link la descrizione dettagliata del corso, ma vorremmo sottolieare due opportunità che possono essere per voi vantaggiose.
Innanzitutto la prima lezione del corso, in programma il 6 ottobre come detto sopra, sarà gratuita.
Si parlerà di scrittura in generale e in particolare di quella che normalmente viene definita “scrittura creativa” ma che Carla preferisce definire scrittura narrativa: se sarete presenti alla lezione capirete perchè.
La seconda opportunità a cui accennavamo in apertura di post, è uno sconto di 40 euro sul costo totale del corso (che è diviso in tre moduli anche frequentabili separatamente): se ti iscrivi subito a tutti e tre i moduli – scrittura narrativa, scrittura argomentativa e lettura consapevole – invece di pagare 260 euro + Tessera Panta Rei di 4 euro (per chi non è già in possesso della tessera Arci 2016) ne pagherai solo 220.
Una buona occasione da cogliere al volo!

Per informazioni e iscrizioni cartaecalamaio@gmail.com

Enkidu, festival di scrittura selvatica, dal 27 al 29 maggio a San Lazzaro (BO)

ENKIDU_FESTIVALPrima edizione, dal 27 al 29 maggio a San Lazzaro (Bologna) per Enkidu, festival di scrittura selvatica, che si propone di riunire autori, editori, ricercatori interessati al rapporto tra uomo e piante per esplorare il rapporto profondo che esiste tra umani e mondo vegetale, in particolare alberi, boschi, foreste.

“Il lato selvatico – è spiegato nel sito del festival – , da Gary Snyder a Cormac McCarthy, da Paul Shepard a John Zerzan, non è identificabile con un ritorno allo stato di natura. Questo ritorno per certi versi è impossibile e l’idea di natura, se ha ancora un senso, deve sganciarsi da categorie occidentali e antropocentriche. Il selvatico, la wilderness, parlano invece di un’alterità irriducibile, non perimetrabile, non addomesticabile, una specie di terreno non-umano che mette in crisi genere, specie e identità. Come si confrontano gli scrittori più recenti con questo grumo che non è “natura”, “paesaggio” o “ecosistema”? Come danno forza di parola a ciò che non parla la lingua dell’uomo? Come intercettano urgenze ambientali, etiche, artistiche ispirate dal selvatico? Quali racconti, quali modi di narrare sono generati dal contatto con la wilderness? ”

Potete trovare tutte le informazioni sul festival e il programma dettagliato a questo link.

La narrazione secondo Giulio Mozzi

lettera“Una narrazione è, in fondo, una specie di lunga lettera inviata a uno sconosciuto. Così come, nello scrivere una lettera alla persona che più amiamo, metteremmo moltissimo impegno nell’immaginare la reazione di questa persona a ogni nostra singola parola, similmente nel narrare dovremo mettere moltissimo impegno nell’immaginare la reazione a ogni nostra singola parola nella persona che più amiamo: il noostro lettore, la nostra lettrice.”
(Giulio Mozzi – (non) un corsodi scrittura e narrazione)

Le parole secondo Carver

fogli“[…] le parole sono tutto quello che abbiamo, perciò è meglio che siano quelle giuste, con la punteggiatura nei posti giusti in modo che possano dire quello che devono dire nel modo migliore. Se le parole sono appesantite dall’emozione incontrollata dello scrittore, o se sono imprecise e inaccurate per qualche altro motivo – se sono, insomma, in qualche maniera sfocate – fatalmente gli occhi del lettore scivoleranno sopra di esse e non si sarà ottenuto un bel niente.”
(Raymond Carver)

 

Il sogno vivido e ininterrotto dello scrittore – Citazione

scrivereNonostante esistano delle eccezioni, di norma un buon romanziere non si preoccupa per prima cosa della magnificenza del linguaggio – perlomeno non quella del genere più ostentato e immediatamente evidente – ma, al contrario, si preoccupa di raccontare la trama in modo coinvolgente, facendo ridere o piangere il lettore, o mettendolo in grado di resistere alla suspance, qualunque sia la relazione che quella data storia, raccontata nel migliore dei modi possibile, suscita nel lettore. Leggendo le prime righe di un racconto davvero buono, cominciamo a dimenticare di stare leggendo delle parole stampate sulla carta. […] Scivoliamo dentro un sogno, dimenticando la stanza nella quale ci troviamo, dimenticando che è ora di mangiare o di andare a lavorare. Ricreiamo, con dei cambiamenti lievi e sostanzialmente irrilevanti, il sogno vivido e ininterrotto concepito dalla mente dello scrittore […] e imprigionato nella lingua in modo tale che altri individui, quando ne sentono il desiderio, possano aprire il suo libro e riviverlo.
(John Gardner, Il mestiere dello scrittore)

David Foster Wallace: la disciplina della scrittura

david_foster_wallace2Ho scoperto che la disciplina più difficile nella scrittura è cercare di partecipare al gioco senza lasciarsi sopraffare dall’insicurezza, dalla vanità e dall’egocentrismo. Mostrare al lettore che si è brillanti, spiritosi, pieni di talento e così via, cercare di piacere, sono cose che, anche lasciando da parte la questione dell’onestà, non hanno abbastanza calorie motivazionali per sostenere uno scrittore molto a lungo. Devi disciplinarti e imparare a dar voce solo alla parte di te che ama le cose che scrivi, che ama il testo a cui stai lavorando. Che ama e basta, forse.
Il talento è solo uno strumento. È come avere una penna che scrive invece di una che non scrive. Non sto dicendo che riesco costantemente a rimanere fedele a questi principi quando scrivo, ma mi sembra che la grossa distinzione fra grande arte e arte mediocre si nasconda nello scopo da cui è mosso il cuore di quell’arte, nei fini che si è proposta la coscienza che sta dietro il testo. Ha qualcosa a che fare con l’amore. Con la disciplina che ti permette di far parlare la parte di te che ama, invece che quella che vuole soltanto essere amata. Magari questa è una cosa che non fa molto fico dire, non lo so. Ma mi sembra una delle cose in cui
riescono gli scrittori davvero grandi – da Carver a Cechov a Flannery O’Connor al Tolstoj della Morte di Ivan Il’ic al Pynchon dell’Arcobaleno della gravità – sia “dare” qualcosa al lettore.
Quando il lettore si allontana dalla vera opera d’arte pesa di più di quando ci si è avvicinato. È più ricco. Tutta l’attenzione e l’impegno e lo sforzo che come scrittore richiedi al lettore non possono essere a tuo vantaggio, devono essere a suo vantaggio. Quello che è velenoso e deleterio, nell’ambiente culturale di oggi, è che rende tutto questo tanto spaventoso da dissuaderci a farlo. Un’opera davvero grande nasce probabilmente da una volontà di svelarci, di aprirci a livello spirituale ed emotivo in un modo che rischia di farci provare davvero qualcosa nel farlo. Significa essere pronti a morire, in un certo senso, pur di riuscire a toccare il cuore del lettore.

Tratto da Le perle di David Foster Wallace

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Io, la scrittura e tutto il resto: intervista a Fabio Locurcio

Lo spazio dedicato ad approfondire la conoscenza con gli scrittori rappresentati da Carta e Calamaio è dedicato oggi a Fabio Locurcio, che ha appena pubblicato il suo primo romanzo “Questo cerchio sei tu“.
Ecco la chiacchierata che abbiamo fatto con Fabio sui libri, la scrittura e tanto altro.

Locurcio2Ogni mattina un italiano si sveglia e decide di fare lo scrittore… Battute a parte, ciascuno di noi dovrebbe essere in grado di capire se la scrittura è una dimensione che gli è congeniale o meno, e rendere pubblici i propri lavori solo se – dopo un sincero esame di coscienza – è convinto di potere offrire ai lettori qualcosa di stimolante, degno di attenzione, che valga la pena di essere letto. Quali sono, secondo te, le premesse che “autorizzano” un aspirante autore a prendere in mano la penna (o la tastiera)?
Premetto che non considero questa intervista come una faccenda seria. Diciamo che è un gioco e le mie risposte scherzose.
Detto ciò, direi che chiunque è autorizzato a prendere in mano la penna per cominciare a scrivere: è un suo diritto. Chi può dire “si tu puoi scrivere, no tu non puoi scrivere”? Ognuno ha il diritto di farlo, anche se è negato, anche se quello che scrive è tremendo. In realtà scrivere dovrebbe essere obbligatorio. La scrittura, come qualsiasi altra forma espressiva, è per natura una dimensione che dovrebbe essere congeniale all’uomo. Purtroppo invece ogni mattina un italiano si sveglia e decide di fare il critico.
Perché rendere pubblico ciò che scriviamo? A questa domanda non so rispondere e in ultima analisi fino a quando – non è più sempre così ma lo è in questo caso – c’è un editore che decide di pubblicare ciò che è stato scritto, la domanda andrebbe rivolta a lui: perché pubblichi questo libro?

Come definiresti la tua scrittura?
Il mio modo di scrivere, se si può chiamare così, è al momento questo, quindi, in una parola lo definirei: tale. È così com’è. Lo potrei definire semplice, essenziale, ma solo dopo averlo osservato. Non c’è un’intenzione, una programmazione, una volontà. In realtà non è esatta l’espressione “la mia scrittura” o “il mio modo di scrivere”, sarebbe più esatto dire “il modo in cui è stato scritto ciò che è stato scritto”.

Secondo te è necessaria una preventiva formazione al mestiere di scrittore? Se sì in cosa dovrebbe consistere?
Lo scrivere secondo me non dovrebbe essere un mestiere. Una formazione alla scrittura è però necessaria: qualsiasi cosa impari prima di farlo è essenziale. Che cosa? Qualsiasi cosa. Se non impari a respirare non puoi scrivere. Se non impari a parlare non puoi scrivere. Se non impari a leggere non puoi scrivere. Se non impari a scrivere non puoi scrivere. E così via. Allo stesso modo, se chiunque ti ha preceduto non avesse imparato a respirare, parlare, leggere, scrivere e così via, tu non potresti scrivere.


Dicono che in Italia ci sono troppi scrittori e pochi lettori. Qual è il tuo rapporto con la lettura?
Leggere può in alcuni casi rallentare o addirittura fermare i pensieri, focalizzandoli o sostituendoli in immagini che vengono create mentalmente per dare una forma alle parole del libro. Leggere per non pensare. Se smetti di pensare o perlomeno concentri la tua mente in un solo punto incominci a vederci più chiaro. Ecco un buon motivo per leggere e, ovviamente, più è interessante il contenuto e più questo esercizio può durare a lungo e portare i suoi frutti.

Spesso nei confronti di chi scrive – nel nostro Paese – nascono pregiudizi che alcuni autori liquidano con una alzata di spalle, mentre altri considerano penalizzanti. Tu ne hai riscontrati? Che ne pensi?
Penso sia normale avere pregiudizi verso chi scrive. Può, infatti, sorgere una domanda: come mai questo non sta zitto come tutti?
Anche internamente ci possono essere pregiudizi verso la parte che vuole esprimersi: come osi? Chi sei? Che cosa puoi avere da dire? Forse è meglio se stai zitto! I pregiudizi sono interni, quelli esterni ne sono soltanto un riflesso. L’alzata di spalle, se sincera, è una risposta giusta, inizialmente, ma la reazione migliore è osservare i pregiudizi interni e, facendo così, neutralizzarli.

Qual è la domanda che i tuoi lettori ti fanno più spesso?
I miei lettori non mi fanno domande, sia perché non esistono, “Questo cerchio sei tu” è la prima cosa che pubblico, e sia poiché non potranno mai esistere. Nessuno mai leggerà quello che ho scritto. Chiunque dovesse avere tra le mani “Questo cerchio sei tu” leggerà il suo libro, quello che tiene tra le mani e che gli appartiene, non sarà quello che ho scritto io ma quello che sta leggendo lui. Se casomai dovesse farmi delle domande, in realtà m’interrogherebbe su qualcosa che io non conosco, non avrei idea di quale libro ha letto, e le mie eventuali risposte sarebbero inutili o fuorvianti.

Che rapporto hai con i tuoi colleghi scrittori?
Non ho al momento rapporti con colleghi scrittori anche perché non mi considero tale. La domanda potrebbe essere comunque posta, magari in altri termini: che rapporto hai con te stesso? E la risposta sarebbe: ci stiamo conoscendo.

Molti autori sostengono che la scrittura è una faccenda privata, non sono particolarmente inclini alla condivisione e allo scambio. Altri, più rari, caldeggiano l’importanza di un confronto. A quale corrente appartieni?
La scrittura è senz’altro una faccenda privata, talmente privata che può diventare un problema, una malattia, allora necessita di un terapeuta. Un editor, un lettore, una figura esterna. Per lo più ti dirà che va bene, che non sei pazzo, ma non riuscirà a convincerti del tutto. Allora, per farti felice, troverà delle cose che non vanno, in quello che scrivi e in te. E tu dirai: lo sapevo! E così sarai finalmente felice.

La disciplina nella scrittura secondo David Foster Wallace

By João SilasHo scoperto che la disciplina più difficile nella scrittura è cercare di partecipare al gioco senza lasciarsi sopraffare dall’insicurezza, dalla vanità e dall’egocentrismo. Mostrare al lettore che si è brillanti, spiritosi, pieni di talento e così via, cercare di piacere, sono cose che, anche lasciando da parte la questione dell’onestà, non hanno abbastanza calorie motivazionali per sostenere uno scrittore molto a lungo. Devi disciplinarti e imparare a dar voce solo alla parte di te che ama le cose che scrivi, che ama il testo a cui stai lavorando. Che ama e basta, forse.

Il talento è solo uno strumento. È come avere una penna che scrive invece di una che non scrive. Non sto dicendo che riesco costantemente a rimanere fedele a questi principi quando scrivo, ma mi sembra che la grossa distinzione fra grande arte e arte mediocre si nasconda nello scopo da cui è mosso il cuore di quell’arte, nei fini che si è proposta la coscienza che sta dietro il testo. Ha qualcosa a che fare con l’amore. Con la disciplina che ti permette di far parlare la parte di te che ama, invece che quella che vuole soltanto essere amata. Magari questa è una cosa che non fa molto fico dire, non lo so. Ma mi sembra una delle cose in cui riescono gli scrittori davvero grandi – da Carver a Cechov a Flannery O’Connor al Tolstoj della Morte di Ivan Il’ic al Pynchon dell’Arcobaleno della gravità – sia “dare” qualcosa al lettore. Quando il lettore si allontana dalla vera opera d’arte pesa di più di quando ci si è avvicinato. È più ricco. Tutta l’attenzione e l’impegno e lo sforzo che come scrittore richiedi al lettore non possono essere a tuo vantaggio, devono essere a suo vantaggio. Quello che è velenoso e deleterio, nell’ambiente culturale di oggi, è che rende tutto questo tanto spaventoso da dissuaderci a farlo. Un’opera davvero grande nasce probabilmente da una volontà di svelarci, di aprirci a livello spirituale ed emotivo in un modo che rischia di farci provare davvero qualcosa nel farlo. Significa essere pronti a morire, in un certo senso, pur di riuscire a toccare il cuore del lettore.

(Fonte: Le perle di David Foster Wallace)
Foto by João Silas

Marguerite Duras e la scrittura

Marguerite-Duras1Nel 2014, in occasione del centenario della nascita di Marguerite Duras, Del Vecchio Editore ha pubblicato un ebook dal titolo La minaccia della luce, che riporta un’intervista fatta alla scrittrice nel 1977 dall’amica e giornalista Michelle Porte, in occasione dell’uscita del film Il camion, scritto dalla Duras e realizzato in modo molto particolare. L’intervista parla diffusamente del film, ma noi vogliamo soffermarci su quello che la Duras dice nel corso dell’intervista sulla scrittura.

“Penso che, per la creazione letteraria, basti cominciare con una salda convinzione, e poi continuare. Credo che lo scritto porti ad altro scritto, e insieme all’infinito”.

Alla domanda di Michelle Porte che le chiede come mai ci sono persone che vorrebbero scrivere ma non riescono a farlo, Duras risponde:
“Sono quelli che non lo vogliono davvero, o piuttosto che non coltivano un vero desiderio. O meglio, sono quelli che vivono confinati nel loro mondo. Che aspettano la scrittura come qualcosa che arrivi da fuori, mentre invece è una sorta di ingiunzione interna. […] È voler scrivere prima di sapere cosa, prima di voler scrivere questa o quella storia. Scriviamo sempre, siamo come abitati, sempre, da un’ombra, in cui ogni cosa va, in cui l’integrità di ciò che viviamo si ammassa, si accalca. Ecco, questo rappresenta la materia prima della scrittura, la miniera di tutto. Questo “oblio” è la scrittura non scritta: la scrittura stessa”.

 

Lettera di Colum McCann ad un giovane scrittore

330px-McCann_Colum_koeln_literaturhaus_230107Questa lettera dello scrittore Colum McCann, autore di libri molto belli che vi consiiglio di leggere, è stata pubblicata qualche giorno fa nel blog dello Story Prize. È rivolta agli scrittori esordienti, ma secondo me si tratta di consigli utili per tutti gli autori, alle prime armi e non.
Se volete leggere la versione originale potete farlo a questo link.

Do the things that do not compute. Be earnest. Be devoted. Be subversive of ease. Read aloud. Risk yourself. Do not be afraid of sentiment even when others call it sentimentality. Be ready to get ripped to pieces: It happens. Permit yourself anger. Fail. Take pause. Accept the rejections. Be vivified by collapse. Try resuscitation. Have wonder. Bear your portion of the world. Find a reader you trust. Trust them back. Be a student, not a teacher, even when you teach. Don’t bullshit yourself. If you believe the good reviews, you must believe the bad. Still, don’t hammer yourself. Do not allow your heart to harden. Face it, the cynics have better one-liners than we do. Take heart: they can never finish their stories. Have trust in the staying power of what is good. Enjoy difficulty. Embrace mystery. Find the universal in the local. Put your faith in language—character will follow and plot, too, will eventually emerge. Push yourself further. Do not tread water. It is possible to survive that way, but impossible to write. Transcend the personal. Prove that you are alive. We get our voice from the voices of others. Read promiscuously. Imitate. Become your own voice. Sing. Write about that which you want to know. Better still, write towards that which you don’t know. The best work comes from outside yourself. Only then will it reach within. Restore what has been devalued by others. Write beyond despair. Make justice from reality. Make vision from the dark. The considered grief is so much better than the unconsidered. Be suspicious of that which gives you too much consolation. Hope and belief and faith will fail you often. So what? Share your rage. Resist. Denounce. Have stamina. Have courage. Have perseverance. The quiet lines matter as much as those which make noise. Trust your blue pen, but don’t forget the red one. Allow your fear. Don’t be didactic. Make an argument for the imagined. Begin with doubt. Be an explorer, not a tourist. Go somewhere nobody else has gone, preferably towards beauty, hard beauty. Fight for repair. Believe in detail. Unique your language. A story begins long before its first word. It ends long after its last. Don’t panic. Trust your reader. Reveal a truth that isn’t yet there. At the same time, entertain. Satisfy the appetite for seriousness and joy. Dilate your nostrils. Fill your lungs with language. A lot can be taken from you—even your life—but not your stories about your life. So this, then, is a word, not without love, to a young writer: Write.

 

Io, la scrittura e tutto il resto: intervista a Clara Piacentini

Lo spazio dedicato ad approfondire la conoscenza con gli scrittori rappresentati da Carta e Calamaio è dedicato oggi a Clara Piacentini, che ha recentemente pubblicato la raccolta di racconti “Bianca come l’Africa”.
Clara ci racconta cosa pensa della scrittura, della lettura e del mondo letterario.

PiacentiniOgni mattina un italiano si sveglia e decide di fare lo scrittore… Battute a parte, ciascuno di noi dovrebbe essere in grado di capire se la scrittura è una dimensione che gli è congeniale o meno, e rendere pubblici i propri lavori solo se – dopo un sincero esame di coscienza – è convinto di potere offrire ai lettori qualcosa di stimolante, degno di attenzione, che valga la pena di essere letto. Quali sono, secondo te, le premesse che “autorizzano” un aspirante autore a prendere in mano la penna (o la tastiera)?
Le premesse: il desiderio, l’impulso, l’urgenza di scrivere, qualsiasi cosa, racconti, lettere, diari, pensieri. Ciò non basta per pensarsi come autori. Si dovrebbe cominciare a scrivere per sé e in un secondo momento analizzare la propria scrittura con occhio critico, dal punto di vista formale e contenutistico. Dal punto di vista formale: deve rispondere al concetto di “buona scrittura “, per come io la intendo, una scrittura che si basi su solide strutture grammaticali e sintattiche (tutte le eccezioni alle regole devono essere scelte consapevoli) e che sia “fruibile” e originale. Riguardo i contenuti già nella domanda viene espressa la necessità di una scrittura che valga la pena di essere letta quando apra sipari diversi alla conoscenza, qualunque sia il genere letterario trattato.
(Eccezione alla “regola delle regole” il caso di Vincenzo Rabito, Terra matta, Einaudi)

Come definiresti la tua scrittura?
Semplice, chiara, essenziale eppure raffinata, ricercata nelle scelte lessicali. Se voglio riferirmi al mio libro “Bianca come l’Africa” riferisco le parole che mi inviò per iscritto il mio maestro dell’età matura, Duccio Demetrio, filosofo, fondatore della Libera Università dell’Autobiografia e dell’Accademia del Silenzio che così si esprime:”la tua scrittura è sempre più limpida ed essenziale, appassionata e controllata, dolce e severamente fluisce”. Queste parole sono state per me motivo di grande orgoglio.

Secondo te è necessaria una preventiva formazione al mestiere di scrittore? Se sì in cosa dovrebbe consistere?
Io penso di sì, a meno che uno abbia in sé il talento e il genio che a pochi è dato avere. In cosa potrebbe consistere? In corsi di varia natura, ce ne sono tanti, di scrittura creativa, ci sono scuole famose di cui non faccio il nome ma da cui escono libri per grandi case editrici, libri che personalmente considero “omologati” quanto a struttura e contenuti. Credo di più in corsi di scrittura narrativa, per piccoli gruppi di persone tenuti da chi possiede i ferri del mestiere e crede davvero nel potere di insegnamento, di riflessione e di ricerca del bello (inteso nel senso classico, come arte) che la scrittura dovrebbe avere.
Personalmente, per mia formazione, conduco Laboratori e Seminari di scrittura autobiografica dove, a seconda dei livelli, coniugo la narrazione di sé con il linguaggio poetico e la finzione letteraria.

Dicono che in Italia ci sono troppi scrittori e pochi lettori. Qual è il tuo rapporto con la lettura?
Leggo molto, in modo un po’ folle e disordinato, ma questo non significa che lo faccia in maniera superficiale. Un esempio di questi giorni: un saggio di Maurizio Bettini e Luigi Spina: Il mito delle sirene, Einaudi; appena letti d’un fiato due libri di letteratura per ragazzi (Guus Kuijer e Bernard Friot gli autori); Vita della Mazzucco, ben scritto, lettura d’evasione serale quando la mente è stanca e riflessione sul fenomeno della nostra emigrazione. Ho la mania di segnare i libri che leggo, con brevi appunti di una mia personale critica.
Philip Roth e Alice Munro i miei autori approfonditi anche perché ho scritto un breve saggio dal titolo: Il Corpo fragile.

Spesso nei confronti di chi scrive – nel nostro Paese – nascono pregiudizi che alcuni autori liquidano con una alzata di spalle, mentre altri considerano penalizzanti. Tu ne hai riscontrati? Che ne pensi?
Ho riscontrato più che altro che autori bravi e famosi, italiani e stranieri, pubblicano e continuano a pubblicare anche quando hanno esaurito il sacro fuoco e la vena creativa, arrivando a mezzucci di pagine scritte  a grandi caratteri e con grandi spazi o allungando il brodo, come si suol dire, con un’espressione poco elegante, ma che rende l’idea.
Siccome non mi considero ancora una scrittrice, anche se auspico che il mio cammino possa proseguire in tal senso, non mi pongo troppo il problema anche se penso che le leggi del marketing prevalgano sulla ricerca e pubblicazione di buoni autori.

Qual è la domanda che i tuoi lettori ti fanno più spesso?
Mi chiedono se è tutto vero quello che ho scritto. Rispondo che la mia scrittura nasce da una formazione autobiografica, ma su questa base posso trasformare il racconto di sé in un racconto dove l’immaginazione interviene in gran parte delle vicende trattate. È chiaro che se ho scritto dell’Africa dove ho vissuto sono reali le descrizioni di luoghi e spazi, si sente l’amore per una terra così remota all’esperienza dei più (non è certo l’Africa dei villaggi turistici), una terra ricca di contrasti e ancora incomprensibile anche quando si crede di averla compresa.

Che rapporto hai con i tuoi colleghi scrittori?
Ho rapporti di stima e di fiducia. Non ho difficoltà a dare i miei scritti. Ricevo i loro, magari presentati in manifestazioni culturali e non ancora pubblicati. Non mi sfiora nemmeno l’idea della competizione.

Molti autori sostengono che la scrittura è una faccenda privata, non sono particolarmente inclini alla condivisione e allo scambio. Altri, più rari, caldeggiano l’importanza di un confronto. A quale corrente appartieni?
Penso di aver già risposto nella domanda precedente. È importante il confronto.

Io, la scrittura e tutto il resto: intervista a Lorella Camporesi

CamporesiOggi conosciamo meglio Lorella Camporesi, autrice rappresentata da Carta e Calamaio, che ha risposto alle nostre domande sulla scrittura e tutto ciò che vi ruota attorno.
Lorella ha pubblicato la raccolta di poesie “Appunti di un sabato pomeriggio”, il diario “Vita da prof”  e il romanzo breve “Il Chirurgo – una storia riminese”.

 

 Ogni mattina un italiano si sveglia e decide di fare lo scrittore… Battute a parte, ciascuno di noi dovrebbe essere in grado di capire se la scrittura è una dimensione che gli è congeniale o meno, e rendere pubblici i propri lavori solo se – dopo un sincero esame di coscienza – è convinto di potere offrire ai lettori qualcosa di stimolante, degno di attenzione, che valga la pena di essere letto. Quali sono, secondo te, le premesse che “autorizzano” un aspirante autore a prendere in mano la penna (o la tastiera)?
Io penso che si possa scrivere per tanti motivi, non necessariamente finalizzati alla pubblicazione. Oggi viviamo in un tempo in cui spesso “parlare” è più importante che “avere qualcosa da dire”.
Credo che per prendere in mano la penna, prima di tutto si debba invece avere qualcosa da dire, si debba cioè sentire l’urgenza di un contenuto che vuole essere scritto.
La pubblicità di ciò che si scrive è un passo ulteriore e non sempre automatico: non è retorico dire che si può anche scrivere soltanto per se stessi.
Per proporre una pubblicazione, invece, è necessario prendere le giuste distanze da ciò che si scrive, per valutare se la lettura potrebbe essere interessante per altri.
Personalmente, lascio “decantare” il testo: se rileggendolo dopo un certo tempo, mi sembra ancora interessante come quando l’ho elaborato, allora forse vale la pena di proporlo ai lettori.
Continue reading “Io, la scrittura e tutto il resto: intervista a Lorella Camporesi”

Io, la scrittura e tutto il resto: intervista a Roberta Marcaccio

IMG-20150921-WA0009Riflettori puntati, oggi, su Roberta Marcaccio,  autrice esordiente a cui abbiamo rivolto qualche domanda relativa alla scrittura, i libri e tutto ciò che vi ruota attorno.
Se desiderate aggiungere il vostro punto di vista siete i benvenuti!

Ogni mattina un italiano si sveglia e decide di fare lo scrittore… Battute a parte, ciascuno di noi dovrebbe essere in grado di capire se la scrittura è una dimensione che gli è congeniale o meno, e rendere pubblici i propri lavori solo se – dopo un sincero esame di coscienza – è convinto di potere offrire ai lettori qualcosa di stimolante, degno di attenzione, che valga la pena di essere letto. Quali sono, secondo te, le premesse che “autorizzano” un aspirante autore a prendere in mano la penna (o la tastiera)?
È una domanda che mi pongo spesso, soprattutto quando gironzolo in mezzo agli scaffali (reali o virtuali) di una libreria. E più che una domanda, è un esame di coscienza che riguarda soprattutto me.
Scrivere è qualcosa che brucia dentro e che spinge per emergere, è una passione che non si placa se non con la scrittura. Solitamente non ci si improvvisa scrittori, non ci si sveglia un giorno e si decide che si vuole pubblicare un libro. Un libro lo si scrive, non lo si pubblica. È contorto lo so, perché allora la domanda successiva è: “Perché tu hai deciso di pubblicare?”
Scrivere è importante, innanzi tutto per me stessa. È un processo interiore, una ricerca solitaria di quello che sono e di quello che desidero. È mettere uno vicino all’altro i tesori raccolti durante il cammino da poter condividere oppure usare per la propria crescita personale. Perché scrivere è crescere.
Scrivere è doveroso se si ha qualcosa da comunicare, un messaggio da diffondere, un consiglio, anche piccolissimo, da dare agli altri. Per anni ho letto solo libri che mi lasciassero qualcosa. Storie che nutrissero la mia anima. Storie così vere da fare piangere, ma anche così incredibili da fare sognare o ironiche da far sorridere.
Ho conosciuto “autori di se stessi”, che scrivono e poi chiudono tutto in un cassetto, e autori che invece vivono la scrittura come un progetto più ampio, con il fine ultimo della pubblicazione.
Io credo che non sia tanto importante scrivere per pubblicare, quanto avere una bella storia, scritta bene, che possa interessare gli altri.
La pubblicazione, poi, verrà da sé.
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Io, la scrittura e tutto il resto: intervista a Simona Cremonini

simona cremoniniLa nostra rubrica periodica che ha l’intento di approfondire la conoscenza con gli autori di Carta e Calamaio rispetto alle loro idee sulla scrittura e tutto ciò che vi ruota attorno, è dedicata oggi a Simona Cremonini autrice di vari libri dedicati alle leggende del Garda.
Cosa ne pensate? Siete d’accordo col suo punto di vista? Ogni commento o critica (civile) sarà gradito.

 Ogni mattina un italiano si sveglia e decide di fare lo scrittore… Battute a parte, ciascuno di noi dovrebbe essere in grado di capire se la scrittura è una dimensione che gli è congeniale o meno, e rendere pubblici i propri lavori solo se – dopo un sincero esame di coscienza – è convinto di potere offrire ai lettori qualcosa di stimolante, degno di attenzione, che valga la pena di essere letto. Quali sono, secondo te, le premesse che “autorizzano” un aspirante autore a prendere in mano la penna (o la tastiera)?
Io penso che sia giusto che un possibile autore si sperimenti e che non sia sbagliato il fatto che chiunque possa scrivere; l’errore di fondo, a mio avviso e per quello che ho visto nella mia esperienza, è proprio che molti di coloro che si mettono a scrivere pensano che tutto e qualunque cosa venga scritta debba poi, per forza, essere pubblicato. Sono dell’idea che solo esercitandosi e impegnandosi a scrivere nel tempo si possano avere buoni risultati che vale la pena diffondere.
Penso che la scrittura sia una bella forma di espressione e che nessuno se la debba precludere, però (e sottolineo questo però) bisogna essere consapevoli che la pubblicazione sta alla scrittura come il cucinare in un ristorante per dei clienti sta all’essere bravi al cucinare per gli amici. La dimensione intima e intimistica dello scrivere dovrebbe essere assolutamente distinta da una fase seguente, quella pubblica e di comunicazione del proprio scritto.
Di base, credo che la conoscenza della lingua (grammatica, sintassi, lessico) sia indispensabile almeno quanto l’essere dei forti lettori e aver letto abbastanza per sapere in cosa consiste il genere di cui si vuole scrivere, che sia commedia, rosa, giallo, fantascienza, storia o altro. Continue reading “Io, la scrittura e tutto il resto: intervista a Simona Cremonini”

Concorso 130 righe: un anno, una storia

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Il Resto del Carlino organizza per il 130esimo compleanno del giornale, il premio letterario 130 righe: un anno, una storia con l’obbiettivo di promuovere talenti emergenti e di offrire un inedito dei passati 130 anni di storia italiana.
Al momento della registrazione al candidato verrà assegnato un determinato anno compreso tra il 1885 e il 2015 sul quale il partecipante dovrà basare il suo racconto inedito di 130 righe che racconti una storia di qualsiasi tipo ma strettamente legata all’anno assegnatogli.
I racconti dovranno pervenire entro il 30 aprile 2015.
Ai tre racconti migliori andranno rispettivamente 2.000, 1.000 e 500 euro di premio insieme alla pubblicazione dei tre racconti nel volume che sarà distribuito gratuitamente con Il Resto del Carlino.
Per qualsiasi altra informazione visitate il sito.

Scriba Festival 2014

logo3A Bologna, dal 7 al 9 novembre, si terrà la terza edizione dello Scriba Festival, il primo Festival della scrittura e non della letteratura. Il Festival è organizzato da Associazione Finzioni e Bottega Finzioni, con il patrocinio della Provincia e del comune di Bologna. La città diventa un luogo di incontro e confronto con chi pratica la scrittura per mestiere, nelle sue varie forme, comprese quelle meno note, da chi pratica la scrittura per il marketing, a chi per il teatro, dalla scrittura e il linguaggio delle polizze tra norma e trasparenza e alla scrittura per la radio, dalla scrittura di annunci immobiliari alla scrittura delle previsioni del tempo e molto altro. A fare da ponte con il pubblico si sono resi disponibili vari scrittori, oltre a Carlo Lucarelli, direttore e fondatore di Bottega Finzioni, come Marcello Fois e Paolo Nori.   Continue reading “Scriba Festival 2014”

Rivista!una specie

cropped-cropped-titolo_finale1Rivista! unaspecie è un periodico di poesia e letteratura, fondato da un gruppo di studenti dell’Università di Bologna, che nasce con un’intenzione programmatica ben precisa, cioè di ri-accettare il libro come mezzo di formazione individuale, di dialogo, di discussione appassionata, di modi e linguaggi condivisibili.

Queste ottime premesse e modalità di lavoro hanno dato il via a una collaborazione tra Carta e Calamaio e Rivista!una specie. Infatti, un venerdì al mese Rivista!unaspecie dedica la pagina degli inediti alle poesie e ai racconti, scritti da voi. Così chiunque lo desideri, può inviare un proprio lavoro alla redazione di Rivista!una specie e, Carta e Calamaio, darà un commento tecnico degli elaborati che vengono selezionati e pubblicati. Una bella occasione per far conoscere i propri lavori e avere l’opportunità di conoscere il parere di chi conosce bene il mestiere dello scrivere.

Per conoscere le modalità di invio cliccare qui

 

 

Scrivi a Scriba 2014

logo3Aspettando lo Scriba Festival, il festival sulla scrittura di mestiere, che si terrà dal 7 al 9 novembre 2014 a Bologna, l’associazione culturale Finzioni e Bottega Finzioni organizzano il contest “Scrivi a Scriba”. L’iniziativa è riservata a idee, spunti e soggetti inediti riguardanti le scritture di mestiere, la partecipazione è completamente gratuita. Sono presenti 7 categorie e ogni candidato può presentare una sola opera per ogni categoria (interviste possibili, annunci immobiliari, origine dei cocktails, musica, bambini e ragazzi, teatro, cinema). Le opere inedite devono essere inviate entro le ore 24 del 2 novembre 2014 via mail a info@scribafestival.it . L’opera non deve superare i 1800 caratteri, spazi inclusi (una cartella). Oltre all’opera è necessario inviare il modulo di partecipazione (che potete scaricare qui) ,comprensivo di liberatoria per la pubblicazione dei testi sul sito www.scribafestival.it . Entro il 5 novembre 2014 saranno resi noti i nomi dei 3 elaborati selezionati per ciascuna categoria, tramite e-mail. Il vincitore di ogni categoria verrà decretato dall’ospite di riferimento durante il Festival. I 3 finalisti saranno infatti invitati all’evento del festival legato alla categoria con cui hanno partecipato all’iniziativa.

Per consultare il Regolamento completo all’iniziativa cliccare qui

Per consultare il sito dell’iniziativa cliccare qui

La riscrittura su Twitter de La solitudine dei numeri primi

imagesSu Twitter, da un’iniziativa di scrivo.me e @TwLetteratura, dal 14 luglio 2014 è partito il contest dell’estate che consiste nella lettura o rilettura di La solitudine dei numeri primi di Paolo Giordano per poi riscriverlo su Twitter. Ogni giorno un capitolo, un hashtag, #TwPrimi, per dare vita a una nuova storia dell’amatissimo libro, ormai un classico dei nostri giorni. La scrittura come piacere e divertimento, come esercizio da fare tutti e anche tutti insieme, sta alla base della collaborazione tra il portale di pop publishing del gruppo Mondadori e l’organizzazione Tw Letteratura. Continue reading “La riscrittura su Twitter de La solitudine dei numeri primi”

Io, la scrittura e tutto il resto: intervista ad Andrea Biondi

fotoandroLa nostra rubrica periodica che ha l’intento di approfondire la conoscenza con gli autori di Carta e Calamaio rispetto alle loro idee sulla scrittura e tutto ciò che vi ruota attorno, è dedicata oggi ad Andrea Biondi autore di Due e Anime Nere.
Cosa ne pensate? Siete d’accordo col suo punto di vista? Ogni commento o critica (civile) sarà gradito.

 Ogni mattina un italiano si sveglia e decide di fare lo scrittore… Battute a parte, ciascuno di noi dovrebbe essere in grado di capire se la scrittura è una dimensione che gli è congeniale o meno, e rendere pubblici i propri lavori solo se – dopo un sincero esame di coscienza – è convinto di potere offrire ai lettori qualcosa di stimolante, degno di attenzione, che valga la pena di essere letto. Quali sono, secondo te, le premesse che “autorizzano” un aspirante autore a prendere in mano la penna (o la tastiera)?
Continue reading “Io, la scrittura e tutto il resto: intervista ad Andrea Biondi”

Scuola di Pedagogia del Silenzio 2014 a San Leo

accademia del silenzioL’ Accademia del silenzio  in collaborazione con la Libera Università dell’Autobiografia di Anghiari organizza dal 27 al 30 agosto 2014 nella cornice paesaggistica e nei suggestivi spazi didattici del borgo medioevale di San Leo (Rimini), la  I edizione estiva della Scuola di Pedagogia del silenzio. La Scuola ha lo scopo di formare Esperti in educazione alla cultura e alle pratiche del silenzio, al fine di introdurli e diffonderli nel mondo della scuola, nelle comunità sociali e locali, nella vita personale e di relazione. Continue reading “Scuola di Pedagogia del Silenzio 2014 a San Leo”

Concorso internazionale di poesia Cucin’Arti in Versi

imagesIl Premio internazionale “Cucin’Arti in Versi” nasce dalla collaborazione di tre realtà culturali italiane: l’associazione La Scatola di latta, il Laboratorio ecomuseale  (LEB) di Botrugno (LE) e il blog artistico culturale Inparole semplici . Il concorso è aperto a tutti senza limiti di età e completamente gratuito. Il componimento dovrà essere una poesia non superiore ai 50 versi e potrà essere composto in lingua italiana, lingua straniera o in dialetto (vernacolo) purché accompagnato da una traduzione italiana. L’elaborato dovrà essere liberamente ispirato alle frasi del libro “Il pane di ieri” di Enzo Bianchi (Einaudi, 2009): Continue reading “Concorso internazionale di poesia Cucin’Arti in Versi”

Cortona Mix Festival 2014

Unknown-1La città di Cortona ospiterà la terza edizione del Cortona Mix Festival che dal 26 luglio al 3 agosto 2014 tornerà ad animare l’estate toscana con musica, letteratura, cinema, teatro e molto altro. Visto il successo dell’Aida della passata edizione, quest’anno ad aprire il Festival sarà una versione speciale della Carmen di Bizet che nasce dalla collaborazione tra l’Orchestra della Toscana e gli abitanti di Cortona. Per gli appassionati di musica e teatro vi sarà un doppio importante appuntamento con lo scrittore francese Daniel Pennac: il primo è un’ intervista/incontro previsto per il 27 luglio, mentre la sera del 28 ci sarà lo spettacolo  L’oeil du loup al Teatro Signorelli. Il connubio musica-cinema prenderà forma nella meravigliosa storia di Freda Kelly, la “segretaria dei Beatles”, che sarà presente a Cortona e protagonista del documentario  Freda – La segretaria dei Beatles, che sarà proiettato la sera del 27 luglio al Teatro Signorelli. Questi e tanti altri appuntamenti arricchiranno il programma del Festival toscano.   Continue reading “Cortona Mix Festival 2014”

Giallo di Romagna 2014 a Bagnara di Romagna

Giallo-di-Romagna_mediumIl “Premio di Letteratura Noir Giallo di Romagna”, “Premio Angelo Galli”, organizzato dal Comune di Bagnara di Romagna, in collaborazione con la ProLoco Bagnara di Romagna è giunto alla sua quinta edizione. Il concorso è rivolto sia a persone maggiorenni sia a partecipanti più giovani e la partecipazione è completamente gratuita. Gli elaborati devono essere inediti e redatti in lingua italiana, con una lunghezza massima di 20 cartelle contenenti al massimo 1800 battute (spazi compresi, Times New Roman carattere 12). Il genere del racconto deve essere a scelta tra noir, giallo o thriller e l’ambientazione deve essere la cittadina di Bagnara e le terre della Romagna. Gli elaborati dovranno essere recapitati in busta chiusa a Concorso Giallo di Romagna, Comune di Bagnara di Romagna, Piazza Marconi, 2, 48010, Bagnara di Romagna (RA). Continue reading “Giallo di Romagna 2014 a Bagnara di Romagna”

Festival Il Libro Possibile 2014 a Polignano a Mare

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Polignano a Mare dal 9 al 12 Luglio 2014 accoglie la XIII edizione del Festival Il Libro Possibile. Come ogni anno saranno numerosi gli ospiti che animeranno l’intero borgo antico per questa rassegna estiva, importante approdo culturale per la Puglia e per l’intero Paese. Dalle ore 20.30 di mercoledì 9 luglio, il centro storico sarà invaso da parole e pagine scritte, incontri tavole rotonde e presentazioni da autori artisti, intellettuali, politici, giornalisti, economisti, magistrati. Le piazze, le strade, i vicoli, le balconate e tutti i luoghi più suggestivi di Polignano a Mare, si riempiranno per mantenere vivo il contatto con il luogo e non perdere il senso di “familiarità” che da sempre caratterizza il festival. Tra gli ospiti di quest’anno saranno presenti Pierluigi Battista, Pietrangelo Buttafuoco, Oscar Farinetti, Carlo Freccero, Alan Friedman, Cecile Kyenge, Selvaggia Lucarelli, Vladimir Luxuria, Margaret Mazzantini, don Antonio Mazzi, Paolo Mieli, Giovanni Minoli, Ferzan Ozpetek, Federico Rampini, Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella, Marino Sinibaldi, Luca Telese, Marco Travaglio Continue reading “Festival Il Libro Possibile 2014 a Polignano a Mare”

Io, la scrittura e tutto il resto: intervista a Gian Andrea Rolla

970183_10200609162143330_488392001_nLa nostra rubrica periodica che ha l’intento di approfondire la conoscenza con gli autori di Carta e Calamaio rispetto alle loro idee sulla scrittura e tutto ciò che vi ruota attorno, è dedicata oggi a Gian Andrea Rolla del quale è appena stato pubblicato il romanzo Non troverai che infinito.
Cosa ne pensate? Siete d’accordo col suo punto di vista? Ogni commento o critica (civile) sarà gradito.

 Ogni mattina un italiano si sveglia e decide di fare lo scrittore… Battute a parte, ciascuno di noi dovrebbe essere in grado di capire se la scrittura è una dimensione che gli è congeniale o meno, e rendere pubblici i propri lavori solo se – dopo un sincero esame di coscienza – è convinto di potere offrire ai lettori qualcosa di stimolante, degno di attenzione, che valga la pena di essere letto. Quali sono, secondo te, le premesse che “autorizzano” un aspirante autore a prendere in mano la penna (o la tastiera)?
Continue reading “Io, la scrittura e tutto il resto: intervista a Gian Andrea Rolla”

Caffeina Festival 2014 a Viterbo

16387La città di Viterbo, come da tradizione, dal 27 giugno al 6 luglio ospita il Caffeina Festival giunto alla sua ottava edizione. Uno degli eventi più importanti dell’estate italiana che vede Viterbo trasformarsi in una cittadella della cultura senza eguali. Saranno ben 25 i palchi sopra cui prenderanno vita dibattiti, reading teatrali, anteprime nazionali, letture sceniche, teatro per ragazzi,concerti, proiezioni, spettacoli, sonorizzazioni, mostre ed esposizioni. Ogni giorno oltre 40 eventi tra cui scegliere sparsi in piazze, vicoli cortili, palazzi storici, sale, logge e chiese di tutta la città. Continue reading “Caffeina Festival 2014 a Viterbo”

Io, la scrittura e tutto il resto: intervista a Carlo Campani e Paolo Cecchini

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Doppia intervista oggi per per la nostra rubrica periodica che ha l’intento di approfondire la conoscenza con gli autori di Carta e Calamaio rispetto alle loro idee sulla scrittura e tutto ciò che vi ruota attorno. Prendono la parola Carlo Campani e Paolo Cecchini.
Cosa ne pensate? Ogni commento o critica (civile) sarà gradito.

 Ogni mattina un italiano si sveglia e decide di fare lo scrittore… Battute a parte, ciascuno di noi dovrebbe essere in grado di capire se la scrittura è una dimensione che gli è congeniale o meno, e rendere pubblici i propri lavori solo se – dopo un sincero esame di coscienza – è convinto di potere offrire ai lettori qualcosa di stimolante, degno di attenzione, che valga la pena di essere letto. Quali sono, secondo voi, le premesse che “autorizzano” un aspirante autore a prendere in mano la penna (o la tastiera)?
Continue reading “Io, la scrittura e tutto il resto: intervista a Carlo Campani e Paolo Cecchini”

Io, la scrittura e tutto il resto: intervista a Luca Martini

fotolucaLa nostra rubrica periodica che ha l’intento di approfondire la conoscenza con gli autori di Carta e Calamaio rispetto alle loro idee sulla scrittura e tutto ciò che vi ruota attorno, è dedicata oggi a Luca Martinidi cui leggeremo presto il nuovo romanzo Il tuo cuore è una scopa.
Cosa ne pensate? Siete d’accordo col suo punto di vista? Ogni commento o critica (civile) sarà gradito.

 Ogni mattina un italiano si sveglia e decide di fare lo scrittore… Battute a parte, ciascuno di noi dovrebbe essere in grado di capire se la scrittura è una dimensione che gli è congeniale o meno, e rendere pubblici i propri lavori solo se – dopo un sincero esame di coscienza – è convinto di potere offrire ai lettori qualcosa di stimolante, degno di attenzione, che valga la pena di essere letto. Quali sono, secondo te, le premesse che “autorizzano” un aspirante autore a prendere in mano la penna (o la tastiera)?
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Io, la scrittura e tutto il resto: intervista a Enrica M. Corradini

pieno di lunaLa nostra rubrica periodica che ha l’intento di approfondire la conoscenza con gli autori di Carta e Calamaio rispetto alle loro idee sulla scrittura e tutto ciò che vi ruota attorno, è dedicata oggi a Enrica M.Corradini.
Condividete le sue risposte? Oppure vi sentite più concordi con quelle date da uno degli autori intervistati in precedenza? Commenti o critiche (civili) sono sempre graditi.

 Ogni mattina un italiano si sveglia e decide di fare lo scrittore… Battute a parte, ciascuno di noi dovrebbe essere in grado di capire se la scrittura è una dimensione che gli è congeniale o meno, e rendere pubblici i propri lavori solo se – dopo un sincero esame di coscienza – è convinto di potere offrire ai lettori qualcosa di stimolante, degno di attenzione, che valga la pena di essere letto. Quali sono, secondo te, le premesse che “autorizzano” un aspirante autore a prendere in mano la penna (o la tastiera)?
Continue reading “Io, la scrittura e tutto il resto: intervista a Enrica M. Corradini”

Le leggi della scrittura

Scrivere ha le sue leggi della prospettiva, della luce e dell’ombra, proprio come la pittura, o la musica. Se sei nato conoscendole, bene. Se no, imparale. Poi sistema le regole perchè facciano a caso tuo.

Truman Capote

Io, la scrittura e tutto il resto: intervista ad Angelo Ricci

Foto Angelo RicciNuova “puntata” della nostra rubrica periodica che ha l’intento di approfondire la conoscenza con gli autori di Carta e Calamaio rispetto alle loro idee sulla scrittura e tutto ciò che vi ruota attorno. Oggi dialoghiamo con Angelo Riccidi cui uscirà presto il romanzo Sette sono i re.
Condividete le sue risposte? Ci farebbe piacere un riscontro da parte dei lettori.

 Ogni mattina un italiano si sveglia e decide di fare lo scrittore… Battute a parte, ciascuno di noi dovrebbe essere in grado di capire se la scrittura è una dimensione che gli è congeniale o meno, e rendere pubblici i propri lavori solo se – dopo un sincero esame di coscienza – è convinto di potere offrire ai lettori qualcosa di stimolante, degno di attenzione, che valga la pena di essere letto. Quali sono, secondo te, le premesse che “autorizzano” un aspirante autore a prendere in mano la penna (o la tastiera)?
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L’autore deve parlare col lettore

Il progetto che vale la pena portare avanti è quello di scrivere qualcosa che abbia in parte la ricchezza, la complessità, la difficoltà emotiva e intellettuale dell’avanguardia, qualcosa che spinga il lettore ad affrontare la realtà invece che a ignorarla; ma farlo in maniera tale che il risultato provochi anche piacere a chi legge. Il lettore deve sentire che l’autore sta parlando con lui, non assumendo una serie di pose.

David Foster Wallace

Io, la scrittura e tutto il resto: intervista a Caterina Ferraresi

???????????????????????????????La nostra rubrica periodica che ha l’intento di approfondire la conoscenza con gli autori di Carta e Calamaio rispetto alle loro idee sulla scrittura e tutto ciò che vi ruota attorno, è dedicata oggi a Caterina Ferraresi.
Cosa ne pensate? Siete d’accordo col suo punto di vista? Ogni commento o critica (civile) sarà gradito.

 Ogni mattina un italiano si sveglia e decide di fare lo scrittore… Battute a parte, ciascuno di noi dovrebbe essere in grado di capire se la scrittura è una dimensione che gli è congeniale o meno, e rendere pubblici i propri lavori solo se – dopo un sincero esame di coscienza – è convinto di potere offrire ai lettori qualcosa di stimolante, degno di attenzione, che valga la pena di essere letto. Quali sono, secondo te, le premesse che “autorizzano” un aspirante autore a prendere in mano la penna (o la tastiera)?
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Se l’arte viene emarginata

Se una forma d’arte viene emarginata è perché non parla davvero alla gente. Sì, uno dei tanti motivi potrebbe essere che la gente a cui si rivolge è diventata troppo stupida per apprezzarla. Ma a me sembra una spiegazione un po’ troppo semplice.

David Foster Wallace

Words! –  Not facts, Only Words

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Il Centro “La Bastìa”, di San Possidonio (MO) in via Togliatti 34, il 13 aprile 2014 dalle 13.00 alle 22.00 ospiterà la Seconda Edizione dell’evento itinerante  Words! –  Not facts, Only Words!! . L’evento è rivolto agli autori di opere edite che sono invitati a partecipare leggendo un brano tratto da una delle proprie opere. Ci sarà una invasione di storie e versi per conoscere, sognare ed emozionare tramite le opere presentate. É una bella occasione per un confronto tra autori di vari generi e stili che potranno confrontarsi, conoscersi e scambiarsi pareri e idee.

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Io, la scrittura e tutto il resto: intervista a Marco Valenti

05.ValentiCon questa intervista a Marco Valenti prende il via una rubrica periodica che ha l’intento di approfondire la conoscenza con gli autori di Carta e Calamaio rispetto alle loro idee sulla scrittura e tutto ciò che vi ruota attorno. Ma ci piacerebbe che questo appuntamento innescasse anche un dibattito costruttivo sulle tematiche affrontate perchè riteniamo che una delle ricchezze del lavoro culturale sia la possibilità di condividere e trasformare punti di vista anche molto distanti in uletriori spunti di riflessione e di lavoro. Quindi ogni commento o critica (civile) sarà gradito. Continue reading “Io, la scrittura e tutto il resto: intervista a Marco Valenti”

Scrivere pop

L’impatto che il mondo ha sulle mie terminazioni nervose è legato a doppio filo con la roba che certi intellettuali con le toppe sui gomiti della giacca considererebbero «pop», insignificante ed effimera. Io ne uso parecchio di materiale pop nella mia scrittura, ma il significato che gli do non è affatto diverso dal significato che aveva per altri scrittori, cent’anni fa, parlare di alberi, di parchi e di andare ad attingere l’acqua al fiume. È semplicemente il tessuto del mondo in cui vivo.

David Foster Wallace

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