Intervista a Sandra Trambaioli su Il Via Vai dei Piccoli

Il Via Vai dei Piccoli dedica due pagine del numero di febbraio a Sandra Trambaioli che racconta la sua attività di scrittrice per l’infanzia in una interessante intervista. Inoltre la rivista, supplemento bimestrale del settimanale Via Vai, distribuito negli ambulatori pediatrici, nelle farmacie e nelle scuole dell’infanzia della provincia di Rovigo e della Bassa Padovana, propone una breve storia di Sandra dedicata ai piccoli lettori.
Potete leggere l’intervista e la storia di Sandra nella versione sfogliabile online a questo link: le trovate a pagina 30 e 31.

Io, la scrittura e tutto il resto: intervista a Fabio Locurcio

Lo spazio dedicato ad approfondire la conoscenza con gli scrittori rappresentati da Carta e Calamaio è dedicato oggi a Fabio Locurcio, che ha appena pubblicato il suo primo romanzo “Questo cerchio sei tu“.
Ecco la chiacchierata che abbiamo fatto con Fabio sui libri, la scrittura e tanto altro.

Locurcio2Ogni mattina un italiano si sveglia e decide di fare lo scrittore… Battute a parte, ciascuno di noi dovrebbe essere in grado di capire se la scrittura è una dimensione che gli è congeniale o meno, e rendere pubblici i propri lavori solo se – dopo un sincero esame di coscienza – è convinto di potere offrire ai lettori qualcosa di stimolante, degno di attenzione, che valga la pena di essere letto. Quali sono, secondo te, le premesse che “autorizzano” un aspirante autore a prendere in mano la penna (o la tastiera)?
Premetto che non considero questa intervista come una faccenda seria. Diciamo che è un gioco e le mie risposte scherzose.
Detto ciò, direi che chiunque è autorizzato a prendere in mano la penna per cominciare a scrivere: è un suo diritto. Chi può dire “si tu puoi scrivere, no tu non puoi scrivere”? Ognuno ha il diritto di farlo, anche se è negato, anche se quello che scrive è tremendo. In realtà scrivere dovrebbe essere obbligatorio. La scrittura, come qualsiasi altra forma espressiva, è per natura una dimensione che dovrebbe essere congeniale all’uomo. Purtroppo invece ogni mattina un italiano si sveglia e decide di fare il critico.
Perché rendere pubblico ciò che scriviamo? A questa domanda non so rispondere e in ultima analisi fino a quando – non è più sempre così ma lo è in questo caso – c’è un editore che decide di pubblicare ciò che è stato scritto, la domanda andrebbe rivolta a lui: perché pubblichi questo libro?

Come definiresti la tua scrittura?
Il mio modo di scrivere, se si può chiamare così, è al momento questo, quindi, in una parola lo definirei: tale. È così com’è. Lo potrei definire semplice, essenziale, ma solo dopo averlo osservato. Non c’è un’intenzione, una programmazione, una volontà. In realtà non è esatta l’espressione “la mia scrittura” o “il mio modo di scrivere”, sarebbe più esatto dire “il modo in cui è stato scritto ciò che è stato scritto”.

Secondo te è necessaria una preventiva formazione al mestiere di scrittore? Se sì in cosa dovrebbe consistere?
Lo scrivere secondo me non dovrebbe essere un mestiere. Una formazione alla scrittura è però necessaria: qualsiasi cosa impari prima di farlo è essenziale. Che cosa? Qualsiasi cosa. Se non impari a respirare non puoi scrivere. Se non impari a parlare non puoi scrivere. Se non impari a leggere non puoi scrivere. Se non impari a scrivere non puoi scrivere. E così via. Allo stesso modo, se chiunque ti ha preceduto non avesse imparato a respirare, parlare, leggere, scrivere e così via, tu non potresti scrivere.


Dicono che in Italia ci sono troppi scrittori e pochi lettori. Qual è il tuo rapporto con la lettura?
Leggere può in alcuni casi rallentare o addirittura fermare i pensieri, focalizzandoli o sostituendoli in immagini che vengono create mentalmente per dare una forma alle parole del libro. Leggere per non pensare. Se smetti di pensare o perlomeno concentri la tua mente in un solo punto incominci a vederci più chiaro. Ecco un buon motivo per leggere e, ovviamente, più è interessante il contenuto e più questo esercizio può durare a lungo e portare i suoi frutti.

Spesso nei confronti di chi scrive – nel nostro Paese – nascono pregiudizi che alcuni autori liquidano con una alzata di spalle, mentre altri considerano penalizzanti. Tu ne hai riscontrati? Che ne pensi?
Penso sia normale avere pregiudizi verso chi scrive. Può, infatti, sorgere una domanda: come mai questo non sta zitto come tutti?
Anche internamente ci possono essere pregiudizi verso la parte che vuole esprimersi: come osi? Chi sei? Che cosa puoi avere da dire? Forse è meglio se stai zitto! I pregiudizi sono interni, quelli esterni ne sono soltanto un riflesso. L’alzata di spalle, se sincera, è una risposta giusta, inizialmente, ma la reazione migliore è osservare i pregiudizi interni e, facendo così, neutralizzarli.

Qual è la domanda che i tuoi lettori ti fanno più spesso?
I miei lettori non mi fanno domande, sia perché non esistono, “Questo cerchio sei tu” è la prima cosa che pubblico, e sia poiché non potranno mai esistere. Nessuno mai leggerà quello che ho scritto. Chiunque dovesse avere tra le mani “Questo cerchio sei tu” leggerà il suo libro, quello che tiene tra le mani e che gli appartiene, non sarà quello che ho scritto io ma quello che sta leggendo lui. Se casomai dovesse farmi delle domande, in realtà m’interrogherebbe su qualcosa che io non conosco, non avrei idea di quale libro ha letto, e le mie eventuali risposte sarebbero inutili o fuorvianti.

Che rapporto hai con i tuoi colleghi scrittori?
Non ho al momento rapporti con colleghi scrittori anche perché non mi considero tale. La domanda potrebbe essere comunque posta, magari in altri termini: che rapporto hai con te stesso? E la risposta sarebbe: ci stiamo conoscendo.

Molti autori sostengono che la scrittura è una faccenda privata, non sono particolarmente inclini alla condivisione e allo scambio. Altri, più rari, caldeggiano l’importanza di un confronto. A quale corrente appartieni?
La scrittura è senz’altro una faccenda privata, talmente privata che può diventare un problema, una malattia, allora necessita di un terapeuta. Un editor, un lettore, una figura esterna. Per lo più ti dirà che va bene, che non sei pazzo, ma non riuscirà a convincerti del tutto. Allora, per farti felice, troverà delle cose che non vanno, in quello che scrivi e in te. E tu dirai: lo sapevo! E così sarai finalmente felice.

Il team di Carta e Calamaio: intervista a Carla Casazza

Chi sono i professionisti che fanno parte del team di Carta e Calamaio? Una volta tanto puntiamo i riflettori dietro le quinte e vi offriamo la possibilità di conoscerli meglio attraverso alcune interviste. Conosciamo meglio Carla Casazza, giornalista, editor e manager editoriale.

Carla_maggio2015BNPerché hai scelto di lavorare in ambito editoriale?
Ho sempre amato leggere e scrivere, fin dalle scuole elementari. Dopo la laurea ho iniziato a collaborare con un settimanale locale e ho capito che il giornalismo poteva essere una delle strade da percorrere. Da quel momento mi si sono presentate diverse occasioni professionali che via via mi hanno introdotto ai “mestieri” editoriali così, oltre che giornalista, sono diventata editor, manager culturale e talent scout.

Cosa significa realmente editare un libro?
Prima di tutto è molto importante rispettare il lavoro dello scrittore. Per questo quando edito un manoscritto cerco di immedesimarmi nell’autore, nel suo stile di scrittura, di capire perché ha scelto quel genere letterario per raccontare la sua storia e quali percorsi ha seguito per arrivare a quel testo. Tutto ciò per fare in modo che le mie correzioni e i miei suggerimenti siano coerenti con la sua “personalità letteraria”. Il mio intervento, infatti, deve servire a rendere il testo migliore, più scorrevole o coinvolgente se ce n’è bisogno; a volte il testo è già ottimo e il mio lavoro si riduce a correggere refusi, sviste, e poco altro. L’editor non deve mai stravolgere o modificare il testo nella sua essenza, per questo è fondamentale il confronto con l’autore che deve accettare di apportare solo i miglioramenti e le correzioni che condivide e che sente in linea col proprio stile.

Secondo te è necessaria una preventiva formazione al mestiere di editor? Se sì in cosa dovrebbe consistere?

Di certo non si può improvvisare. Oltre a conoscere bene la lingua italiana è necessario sapere come funzionano le dinamiche narrative, ma anche avere un po’ di esperienza in ambito editoriale: qual’è l’iter del libro dal manoscritto alla pubblicazione, che professionalità intervengono durante il percorso, come funziona oggi il mondo dell’editoria. Esistono tanti corsi ben fatti su questi temi e altrettanti libri interessanti. Ma oltre alla formazione è indispensabile l’esperienza.

Dicono che in Italia ci sono troppi scrittori e pochi lettori. Qual è il tuo rapporto con la lettura?
Leggo tantissimo, un centinaio di libri all’anno, e su qualsiasi supporto (libro cartaceo, e-reader, tablet). Credo che non riuscirei a vivere senza lettura. Leggo molto per lavoro ma anche per piacere personale. Mi annoto i passaggi che mi colpiscono o i contenuti che voglio memorizzare. Insomma sono una lettrice onnivora, interattiva e – lo ammetto – anche piuttosto compulsiva.

Qual è la domanda che gli scrittori ti fanno più spesso?
Mi chiedono se secondo me il loro libro piacerà ai lettori, e all’editore (nel caso siano ancora in cerca di un contratto).

Che rapporto hai con i tuoi colleghi?
Un ottimo rapporto. Non sono competitiva, amo ciò che faccio e cerco di compiere il mio lavoro con la massima professionalità. Credo che la mia serietà e l’approccio “zen” che ho nel lavoro e con le persone sia la maniera migliore che ho per presentarmi agli altri.

Quali sono gli aspetti più belli del tuo lavoro?
Mi fa piacere quando uno scrittore apprezza il mio lavoro e quando mi dice che ho capito l’essenza della sua scrittura, del suo libro. E quando grazie al mio lavoro di talent scout trova un editore interessato a pubblicarlo. Mi affeziono ai libri sui quali lavoro e vederli pubblicati e apprezzati dai lettori per me è una grande emozione.

E i meno piacevoli?
Quando le persone ti chiedono di lavorare gratis o per pochi euro. E non capiscono che anche se amo ciò che faccio, sono una professionista e il mio lavoro – come quello di tutti – va pagato.

Si sa che lavorare nell’editoria non permette di diventare ricchi, ma a parte il ritorno economico (esiguo o equo che sia) cosa ti “rimane” dopo aver lavorato ad un libro?
La soddisfazione di avere contribuito a realizzare un bel progetto.

 

Il team di Carta e Calamaio: intervista a Maggie Van der Toorn

Chi sono i professionisti che fanno parte del team di Carta e Calamaio? Una volta tanto puntiamo i riflettori dietro le quinte e vi offriamo la possibilità di conoscerli meglio attraverso alcune interviste. Conosciamo meglio Maggie Van der Toorn, scrittrice e traduttrice olandese, da molti anni in Italia.

MaggiePerché hai scelto di lavorare in ambito editoriale?
È la passione per la letteratura che mi ha portata a fare questa scelta anche se più che una scelta è stato il destino a portarmi in ambito editoriale.
Scrivo fin da piccolissima, da quando si impara a leggere e scrivere diciamo. Sono nata in Olanda e alle elementari scrivevo racconti per il giornalino della scuola. La scrittura per me era uno sfogo, mi permetteva di sognare e di descrivere e vivere le mie speranze in una dimensione diversa. Quando poi mi sono trasferita in Italia e ho scoperto la lingua Italiana ho trovato il miglior modo per esprimermi.
Ho partecipato a vari concorsi letterari, ho vinto diversi premi che mi hanno introdotta nel sistema editoriale, offrendomi l’opportunità di pubblicare i miei lavori.

Spesso ci si sofferma poco sulle professioni del libro che affiancano e supportano lo scrittore nella realizzazione del progetto editoriale. Cosa significa realmente editare o tradurre un libro?
Scrivere un manoscritto, un libro, è un lavoro strettamente personale e individuale che richiede tempo e impegno. Al termine del lavoro però (ma anche durante, dipende dalle proprie esigenze) è assolutamente necessaria una revisione da parte di una persona esperta, un professionista nell’ambito editoriale. L’intervento di un editor serve non soltanto per correggere eventuali errori grammaticali ma soprattutto per la valutazione della costruzione dell’opera, ai fini di ottenere un buon prodotto da proporre ad eventuali editori e ovviamente ad un pubblico.
Stessa cosa per quanto riguarda le traduzioni, che personalmente trovo molto complesse da eseguire, nonostante la mia padronanza di diverse lingue. Mi scontro spesso con espressioni e parole incompatibili tra loro, perciò la lingua preferita per i miei lavori è sicuramente l’italiano.

Secondo te è necessaria una preventiva formazione al mestiere di editor/traduttore? Se sì in cosa dovrebbe consistere?
Assolutamente sì. Oltre all’esperienza occorre avere una base solida per poter analizzare e/o tradurre i lavori. Mi riferisco alla domanda precedente, credo che sia proprio quella una delle ragioni per cui ho difficoltà a tradurre i miei lavori, anche nella mia madrelingua.
Esistono case editrici che organizzano corsi di editing e che possono offrire collaborazioni freelance, è comunque consigliabile uno studio universitario.

Dicono che in Italia ci sono troppi scrittori e pochi lettori. Qual è il tuo rapporto con la lettura?
Credo che per poter scrivere bisogna prima leggere. Leggere è la miglior scuola per lo scrittore. È un modo per confrontarsi, per capire e per condividere.
Quando trovo un libro che mi interessa mi lascio catturare. Mi immergo nelle pagine e vorrei finirlo al più presto anche se la mia lettura è lenta perché ho bisogno di staccare e di riflettere sul contenuto. Perciò il libro che leggo lo porto ovunque, nella borsa, per sfruttare ogni momento di attesa.
Recensisco libri sul mio blog (scintilledimaggie.wordpress.com) nella rubrica consigli di lettura e mi piace molto farlo. È un modo per concludere la lettura e il libro e  inviare allo scrittore un mio “saluto” personale.

Qual è la domanda che gli scrittori ti fanno più spesso?
Gli scrittori esordienti mi chiedono spesso chi è il mio editore e come ho fatto ad avere un contratto.
Si creano spesso false illusioni dovute alla mala informazione. Bisognerebbe conoscere il mondo editoriale prima di tuffarsi, onde evitare di scontrarsi con disavventure. Proprio per quello ritengo così importante il supporto di un’agenzia letteraria.

Che rapporto hai con i tuoi colleghi?
Un rapporto bellissimo. Non c’è differenze di età, di livello, di cultura. Ci si ammira e ci si confronta reciprocamente, uniti dalla stessa passione e forma d’Arte in un grande scambio di idee, di opinioni e soprattutto in una ispirazione continua.

Quali sono gli aspetti più belli del tuo lavoro?
Gli aspetti più belli sono lo scrivere in forma fisica e l’incontro con il pubblico. Cerco di trasmettere emozioni e sensazioni attraverso il mio lavoro e quando ricevo conferme che esse vengono percepite dai lettori è una grande soddisfazione.

E i meno piacevoli?
Non ci sono aspetti meno piacevoli, forse più difficoltosi. Uno scrittore è anche promotore di se stesso. È suo compito far conoscere il proprio lavoro al pubblico con presentazioni, eventi, interviste ecc. L’editore cura la pubblicazione e la distribuzione, lo scrittore deve fare il resto.

Si sa che lavorare nell’editoria non permette di diventare ricchi, ma a parte il ritorno economico (esiguo o equo che sia) cosa ti “rimane” dopo aver lavorato ad un libro?
Rimane una prova indelebile del proprio lavoro. La trasformazione delle proprie idee in una pubblicazione, disponibile a tutti. Un prodotto in una vetrina della libreria, on-line, crea un precedente e il desiderio infrenabile di continuare e migliorare, sempre.

 

Io, la scrittura e tutto il resto: intervista a Clara Piacentini

Lo spazio dedicato ad approfondire la conoscenza con gli scrittori rappresentati da Carta e Calamaio è dedicato oggi a Clara Piacentini, che ha recentemente pubblicato la raccolta di racconti “Bianca come l’Africa”.
Clara ci racconta cosa pensa della scrittura, della lettura e del mondo letterario.

PiacentiniOgni mattina un italiano si sveglia e decide di fare lo scrittore… Battute a parte, ciascuno di noi dovrebbe essere in grado di capire se la scrittura è una dimensione che gli è congeniale o meno, e rendere pubblici i propri lavori solo se – dopo un sincero esame di coscienza – è convinto di potere offrire ai lettori qualcosa di stimolante, degno di attenzione, che valga la pena di essere letto. Quali sono, secondo te, le premesse che “autorizzano” un aspirante autore a prendere in mano la penna (o la tastiera)?
Le premesse: il desiderio, l’impulso, l’urgenza di scrivere, qualsiasi cosa, racconti, lettere, diari, pensieri. Ciò non basta per pensarsi come autori. Si dovrebbe cominciare a scrivere per sé e in un secondo momento analizzare la propria scrittura con occhio critico, dal punto di vista formale e contenutistico. Dal punto di vista formale: deve rispondere al concetto di “buona scrittura “, per come io la intendo, una scrittura che si basi su solide strutture grammaticali e sintattiche (tutte le eccezioni alle regole devono essere scelte consapevoli) e che sia “fruibile” e originale. Riguardo i contenuti già nella domanda viene espressa la necessità di una scrittura che valga la pena di essere letta quando apra sipari diversi alla conoscenza, qualunque sia il genere letterario trattato.
(Eccezione alla “regola delle regole” il caso di Vincenzo Rabito, Terra matta, Einaudi)

Come definiresti la tua scrittura?
Semplice, chiara, essenziale eppure raffinata, ricercata nelle scelte lessicali. Se voglio riferirmi al mio libro “Bianca come l’Africa” riferisco le parole che mi inviò per iscritto il mio maestro dell’età matura, Duccio Demetrio, filosofo, fondatore della Libera Università dell’Autobiografia e dell’Accademia del Silenzio che così si esprime:”la tua scrittura è sempre più limpida ed essenziale, appassionata e controllata, dolce e severamente fluisce”. Queste parole sono state per me motivo di grande orgoglio.

Secondo te è necessaria una preventiva formazione al mestiere di scrittore? Se sì in cosa dovrebbe consistere?
Io penso di sì, a meno che uno abbia in sé il talento e il genio che a pochi è dato avere. In cosa potrebbe consistere? In corsi di varia natura, ce ne sono tanti, di scrittura creativa, ci sono scuole famose di cui non faccio il nome ma da cui escono libri per grandi case editrici, libri che personalmente considero “omologati” quanto a struttura e contenuti. Credo di più in corsi di scrittura narrativa, per piccoli gruppi di persone tenuti da chi possiede i ferri del mestiere e crede davvero nel potere di insegnamento, di riflessione e di ricerca del bello (inteso nel senso classico, come arte) che la scrittura dovrebbe avere.
Personalmente, per mia formazione, conduco Laboratori e Seminari di scrittura autobiografica dove, a seconda dei livelli, coniugo la narrazione di sé con il linguaggio poetico e la finzione letteraria.

Dicono che in Italia ci sono troppi scrittori e pochi lettori. Qual è il tuo rapporto con la lettura?
Leggo molto, in modo un po’ folle e disordinato, ma questo non significa che lo faccia in maniera superficiale. Un esempio di questi giorni: un saggio di Maurizio Bettini e Luigi Spina: Il mito delle sirene, Einaudi; appena letti d’un fiato due libri di letteratura per ragazzi (Guus Kuijer e Bernard Friot gli autori); Vita della Mazzucco, ben scritto, lettura d’evasione serale quando la mente è stanca e riflessione sul fenomeno della nostra emigrazione. Ho la mania di segnare i libri che leggo, con brevi appunti di una mia personale critica.
Philip Roth e Alice Munro i miei autori approfonditi anche perché ho scritto un breve saggio dal titolo: Il Corpo fragile.

Spesso nei confronti di chi scrive – nel nostro Paese – nascono pregiudizi che alcuni autori liquidano con una alzata di spalle, mentre altri considerano penalizzanti. Tu ne hai riscontrati? Che ne pensi?
Ho riscontrato più che altro che autori bravi e famosi, italiani e stranieri, pubblicano e continuano a pubblicare anche quando hanno esaurito il sacro fuoco e la vena creativa, arrivando a mezzucci di pagine scritte  a grandi caratteri e con grandi spazi o allungando il brodo, come si suol dire, con un’espressione poco elegante, ma che rende l’idea.
Siccome non mi considero ancora una scrittrice, anche se auspico che il mio cammino possa proseguire in tal senso, non mi pongo troppo il problema anche se penso che le leggi del marketing prevalgano sulla ricerca e pubblicazione di buoni autori.

Qual è la domanda che i tuoi lettori ti fanno più spesso?
Mi chiedono se è tutto vero quello che ho scritto. Rispondo che la mia scrittura nasce da una formazione autobiografica, ma su questa base posso trasformare il racconto di sé in un racconto dove l’immaginazione interviene in gran parte delle vicende trattate. È chiaro che se ho scritto dell’Africa dove ho vissuto sono reali le descrizioni di luoghi e spazi, si sente l’amore per una terra così remota all’esperienza dei più (non è certo l’Africa dei villaggi turistici), una terra ricca di contrasti e ancora incomprensibile anche quando si crede di averla compresa.

Che rapporto hai con i tuoi colleghi scrittori?
Ho rapporti di stima e di fiducia. Non ho difficoltà a dare i miei scritti. Ricevo i loro, magari presentati in manifestazioni culturali e non ancora pubblicati. Non mi sfiora nemmeno l’idea della competizione.

Molti autori sostengono che la scrittura è una faccenda privata, non sono particolarmente inclini alla condivisione e allo scambio. Altri, più rari, caldeggiano l’importanza di un confronto. A quale corrente appartieni?
Penso di aver già risposto nella domanda precedente. È importante il confronto.

Io, la scrittura e tutto il resto: intervista a Lorella Camporesi

CamporesiOggi conosciamo meglio Lorella Camporesi, autrice rappresentata da Carta e Calamaio, che ha risposto alle nostre domande sulla scrittura e tutto ciò che vi ruota attorno.
Lorella ha pubblicato la raccolta di poesie “Appunti di un sabato pomeriggio”, il diario “Vita da prof”  e il romanzo breve “Il Chirurgo – una storia riminese”.

 

 Ogni mattina un italiano si sveglia e decide di fare lo scrittore… Battute a parte, ciascuno di noi dovrebbe essere in grado di capire se la scrittura è una dimensione che gli è congeniale o meno, e rendere pubblici i propri lavori solo se – dopo un sincero esame di coscienza – è convinto di potere offrire ai lettori qualcosa di stimolante, degno di attenzione, che valga la pena di essere letto. Quali sono, secondo te, le premesse che “autorizzano” un aspirante autore a prendere in mano la penna (o la tastiera)?
Io penso che si possa scrivere per tanti motivi, non necessariamente finalizzati alla pubblicazione. Oggi viviamo in un tempo in cui spesso “parlare” è più importante che “avere qualcosa da dire”.
Credo che per prendere in mano la penna, prima di tutto si debba invece avere qualcosa da dire, si debba cioè sentire l’urgenza di un contenuto che vuole essere scritto.
La pubblicità di ciò che si scrive è un passo ulteriore e non sempre automatico: non è retorico dire che si può anche scrivere soltanto per se stessi.
Per proporre una pubblicazione, invece, è necessario prendere le giuste distanze da ciò che si scrive, per valutare se la lettura potrebbe essere interessante per altri.
Personalmente, lascio “decantare” il testo: se rileggendolo dopo un certo tempo, mi sembra ancora interessante come quando l’ho elaborato, allora forse vale la pena di proporlo ai lettori.
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Io, la scrittura e tutto il resto: intervista a Roberta Marcaccio

IMG-20150921-WA0009Riflettori puntati, oggi, su Roberta Marcaccio,  autrice esordiente a cui abbiamo rivolto qualche domanda relativa alla scrittura, i libri e tutto ciò che vi ruota attorno.
Se desiderate aggiungere il vostro punto di vista siete i benvenuti!

Ogni mattina un italiano si sveglia e decide di fare lo scrittore… Battute a parte, ciascuno di noi dovrebbe essere in grado di capire se la scrittura è una dimensione che gli è congeniale o meno, e rendere pubblici i propri lavori solo se – dopo un sincero esame di coscienza – è convinto di potere offrire ai lettori qualcosa di stimolante, degno di attenzione, che valga la pena di essere letto. Quali sono, secondo te, le premesse che “autorizzano” un aspirante autore a prendere in mano la penna (o la tastiera)?
È una domanda che mi pongo spesso, soprattutto quando gironzolo in mezzo agli scaffali (reali o virtuali) di una libreria. E più che una domanda, è un esame di coscienza che riguarda soprattutto me.
Scrivere è qualcosa che brucia dentro e che spinge per emergere, è una passione che non si placa se non con la scrittura. Solitamente non ci si improvvisa scrittori, non ci si sveglia un giorno e si decide che si vuole pubblicare un libro. Un libro lo si scrive, non lo si pubblica. È contorto lo so, perché allora la domanda successiva è: “Perché tu hai deciso di pubblicare?”
Scrivere è importante, innanzi tutto per me stessa. È un processo interiore, una ricerca solitaria di quello che sono e di quello che desidero. È mettere uno vicino all’altro i tesori raccolti durante il cammino da poter condividere oppure usare per la propria crescita personale. Perché scrivere è crescere.
Scrivere è doveroso se si ha qualcosa da comunicare, un messaggio da diffondere, un consiglio, anche piccolissimo, da dare agli altri. Per anni ho letto solo libri che mi lasciassero qualcosa. Storie che nutrissero la mia anima. Storie così vere da fare piangere, ma anche così incredibili da fare sognare o ironiche da far sorridere.
Ho conosciuto “autori di se stessi”, che scrivono e poi chiudono tutto in un cassetto, e autori che invece vivono la scrittura come un progetto più ampio, con il fine ultimo della pubblicazione.
Io credo che non sia tanto importante scrivere per pubblicare, quanto avere una bella storia, scritta bene, che possa interessare gli altri.
La pubblicazione, poi, verrà da sé.
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Il team di Carta e Calamaio: intervista a Federica D’Ascani

Chi sono i professionisti che fanno parte del team di Carta e Calamaio? Una volta tanto puntiamo i riflettori dietro le quinte e vi offriamo la possibilità di conoscerli meglio attraverso alcune interviste. Iniziamo oggi con Federica D’Ascani, editor e scrittrice che per Carta e Calamaio si occupa di rappresentanza editoriale.

11992034_10206387042186379_513652874_nOgni mattina un italiano si sveglia e decide di fare lo scrittore… Battute a parte, ciascuno di noi dovrebbe essere in grado di capire se la scrittura è una dimensione che gli è congeniale o meno, e rendere pubblici i propri lavori solo se – dopo un sincero esame di coscienza – è convinto di potere offrire ai lettori qualcosa di stimolante, degno di attenzione, che valga la pena di essere letto.
Quali sono, secondo te, le premesse che “autorizzano” un aspirante autore a prendere in mano la penna (o la tastiera)?
Aver letto di tutto e per anni, sincerandosi, inoltre, di avere in mano almeno le basi grammaticali adatte. Questo in primo luogo. Poi arriva la cosa, forse, ancora più importante: avere qualcosa da dire. Ma da dire veramente, senza copiare, senza cercare di arrivare solo perché si ha una visione romantica dello scrittore alla Richard Castle: un libro, un best seller. Non funziona così e se l’italiano in oggetto ha come prerogativa “diventare famoso nel mondo” lasciasse perdere, quello dello scrittore non è il mestiere che fa per lui. Continue reading “Il team di Carta e Calamaio: intervista a Federica D’Ascani”

Io, la scrittura e tutto il resto: intervista a Simona Cremonini

simona cremoniniLa nostra rubrica periodica che ha l’intento di approfondire la conoscenza con gli autori di Carta e Calamaio rispetto alle loro idee sulla scrittura e tutto ciò che vi ruota attorno, è dedicata oggi a Simona Cremonini autrice di vari libri dedicati alle leggende del Garda.
Cosa ne pensate? Siete d’accordo col suo punto di vista? Ogni commento o critica (civile) sarà gradito.

 Ogni mattina un italiano si sveglia e decide di fare lo scrittore… Battute a parte, ciascuno di noi dovrebbe essere in grado di capire se la scrittura è una dimensione che gli è congeniale o meno, e rendere pubblici i propri lavori solo se – dopo un sincero esame di coscienza – è convinto di potere offrire ai lettori qualcosa di stimolante, degno di attenzione, che valga la pena di essere letto. Quali sono, secondo te, le premesse che “autorizzano” un aspirante autore a prendere in mano la penna (o la tastiera)?
Io penso che sia giusto che un possibile autore si sperimenti e che non sia sbagliato il fatto che chiunque possa scrivere; l’errore di fondo, a mio avviso e per quello che ho visto nella mia esperienza, è proprio che molti di coloro che si mettono a scrivere pensano che tutto e qualunque cosa venga scritta debba poi, per forza, essere pubblicato. Sono dell’idea che solo esercitandosi e impegnandosi a scrivere nel tempo si possano avere buoni risultati che vale la pena diffondere.
Penso che la scrittura sia una bella forma di espressione e che nessuno se la debba precludere, però (e sottolineo questo però) bisogna essere consapevoli che la pubblicazione sta alla scrittura come il cucinare in un ristorante per dei clienti sta all’essere bravi al cucinare per gli amici. La dimensione intima e intimistica dello scrivere dovrebbe essere assolutamente distinta da una fase seguente, quella pubblica e di comunicazione del proprio scritto.
Di base, credo che la conoscenza della lingua (grammatica, sintassi, lessico) sia indispensabile almeno quanto l’essere dei forti lettori e aver letto abbastanza per sapere in cosa consiste il genere di cui si vuole scrivere, che sia commedia, rosa, giallo, fantascienza, storia o altro. Continue reading “Io, la scrittura e tutto il resto: intervista a Simona Cremonini”

Quando guardo verso Ovest di Massimo Lazzari: presentazione-concerto, video intervista e booktrailer

lazzari_smallIl primo appuntamento live di Quando guardo verso Ovest di Massimo Lazzari,  sarà a Bologna giovedì 25 giugno dalle ore 20 all’interno del Pincherle Music Garden in via delle Casse/via Morgagni (in caso di maltempo la serata si svolgerà all’interno del Cortile Cafè in Via Nazario Sauro). L’autore presenterà il suo secondo libro, accompagnato dalla musica rock dei SaQura.

Quando guardo verso Ovest è una raccolta di 33 racconti, 33 storie vere di persone reali che, in un particolare momento della loro vita, si ritrovano a“guardare verso Ovest”e ad “ascoltare quella sensazione che spinge il loro spirito a gridare di andarsene”. Vi è nelle storie un forte legame con la musica, enfatizzato dal fatto che ognuno dei racconti porta il titolo di una canzone rock anni ’70, ’80 e ’90. Quando guardo verso Ovest è quindi un viaggio all’interno della vita dei protagonisti delle storie, ma è anche un viaggio nella storia della musica rock.

La serata vedrà l’ alternarsi della lettura di estratti del libro (con la voce narrante di Teresa Fava), dell’esibizione di brani musicali che danno il titolo ai racconti (suonati dalla band dei SaQura), e degli effetti speciali di Oscar Serio (il videomaker che ha realizzato il booktrailer). Continue reading “Quando guardo verso Ovest di Massimo Lazzari: presentazione-concerto, video intervista e booktrailer”

Passa la Parola Festival della letteratura per ragazzi

53fee4db63708Torna a Modena e Carpi Passa la Parola, il Festival della Lettura per bambini e ragazzi, giunto alla sua quarta edizione. Le due città daranno voce ai protagonisti più importanti della lettura, i ragazzi e i bambini, attraverso dialoghi e scambi letterari. Dal 17 al 21 settembre a Modena e il 21, 22 e 26 settembre a Carpi ci saranno letture animate, racconti, filastrocche, rime e poesie, laboratori, spettacoli teatrali dedicati ai giovani, alle scolaresche, ai genitori, agli insegnanti e agli appassionati di illustrazione e letteratura per l’infanzia. Oltre alle attività sarà possibile assistere alla presentazione delle ultime novità editoriali incontrando gli autori e editori più importanti per la letteratura dell’infanzia.

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Io, la scrittura e tutto il resto: intervista ad Andrea Biondi

fotoandroLa nostra rubrica periodica che ha l’intento di approfondire la conoscenza con gli autori di Carta e Calamaio rispetto alle loro idee sulla scrittura e tutto ciò che vi ruota attorno, è dedicata oggi ad Andrea Biondi autore di Due e Anime Nere.
Cosa ne pensate? Siete d’accordo col suo punto di vista? Ogni commento o critica (civile) sarà gradito.

 Ogni mattina un italiano si sveglia e decide di fare lo scrittore… Battute a parte, ciascuno di noi dovrebbe essere in grado di capire se la scrittura è una dimensione che gli è congeniale o meno, e rendere pubblici i propri lavori solo se – dopo un sincero esame di coscienza – è convinto di potere offrire ai lettori qualcosa di stimolante, degno di attenzione, che valga la pena di essere letto. Quali sono, secondo te, le premesse che “autorizzano” un aspirante autore a prendere in mano la penna (o la tastiera)?
Continue reading “Io, la scrittura e tutto il resto: intervista ad Andrea Biondi”

Festival Il Libro Possibile 2014 a Polignano a Mare

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Polignano a Mare dal 9 al 12 Luglio 2014 accoglie la XIII edizione del Festival Il Libro Possibile. Come ogni anno saranno numerosi gli ospiti che animeranno l’intero borgo antico per questa rassegna estiva, importante approdo culturale per la Puglia e per l’intero Paese. Dalle ore 20.30 di mercoledì 9 luglio, il centro storico sarà invaso da parole e pagine scritte, incontri tavole rotonde e presentazioni da autori artisti, intellettuali, politici, giornalisti, economisti, magistrati. Le piazze, le strade, i vicoli, le balconate e tutti i luoghi più suggestivi di Polignano a Mare, si riempiranno per mantenere vivo il contatto con il luogo e non perdere il senso di “familiarità” che da sempre caratterizza il festival. Tra gli ospiti di quest’anno saranno presenti Pierluigi Battista, Pietrangelo Buttafuoco, Oscar Farinetti, Carlo Freccero, Alan Friedman, Cecile Kyenge, Selvaggia Lucarelli, Vladimir Luxuria, Margaret Mazzantini, don Antonio Mazzi, Paolo Mieli, Giovanni Minoli, Ferzan Ozpetek, Federico Rampini, Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella, Marino Sinibaldi, Luca Telese, Marco Travaglio Continue reading “Festival Il Libro Possibile 2014 a Polignano a Mare”

Io, la scrittura e tutto il resto: intervista a Gian Andrea Rolla

970183_10200609162143330_488392001_nLa nostra rubrica periodica che ha l’intento di approfondire la conoscenza con gli autori di Carta e Calamaio rispetto alle loro idee sulla scrittura e tutto ciò che vi ruota attorno, è dedicata oggi a Gian Andrea Rolla del quale è appena stato pubblicato il romanzo Non troverai che infinito.
Cosa ne pensate? Siete d’accordo col suo punto di vista? Ogni commento o critica (civile) sarà gradito.

 Ogni mattina un italiano si sveglia e decide di fare lo scrittore… Battute a parte, ciascuno di noi dovrebbe essere in grado di capire se la scrittura è una dimensione che gli è congeniale o meno, e rendere pubblici i propri lavori solo se – dopo un sincero esame di coscienza – è convinto di potere offrire ai lettori qualcosa di stimolante, degno di attenzione, che valga la pena di essere letto. Quali sono, secondo te, le premesse che “autorizzano” un aspirante autore a prendere in mano la penna (o la tastiera)?
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Io, la scrittura e tutto il resto: intervista a Carlo Campani e Paolo Cecchini

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Doppia intervista oggi per per la nostra rubrica periodica che ha l’intento di approfondire la conoscenza con gli autori di Carta e Calamaio rispetto alle loro idee sulla scrittura e tutto ciò che vi ruota attorno. Prendono la parola Carlo Campani e Paolo Cecchini.
Cosa ne pensate? Ogni commento o critica (civile) sarà gradito.

 Ogni mattina un italiano si sveglia e decide di fare lo scrittore… Battute a parte, ciascuno di noi dovrebbe essere in grado di capire se la scrittura è una dimensione che gli è congeniale o meno, e rendere pubblici i propri lavori solo se – dopo un sincero esame di coscienza – è convinto di potere offrire ai lettori qualcosa di stimolante, degno di attenzione, che valga la pena di essere letto. Quali sono, secondo voi, le premesse che “autorizzano” un aspirante autore a prendere in mano la penna (o la tastiera)?
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Io, la scrittura e tutto il resto: intervista a Luca Martini

fotolucaLa nostra rubrica periodica che ha l’intento di approfondire la conoscenza con gli autori di Carta e Calamaio rispetto alle loro idee sulla scrittura e tutto ciò che vi ruota attorno, è dedicata oggi a Luca Martinidi cui leggeremo presto il nuovo romanzo Il tuo cuore è una scopa.
Cosa ne pensate? Siete d’accordo col suo punto di vista? Ogni commento o critica (civile) sarà gradito.

 Ogni mattina un italiano si sveglia e decide di fare lo scrittore… Battute a parte, ciascuno di noi dovrebbe essere in grado di capire se la scrittura è una dimensione che gli è congeniale o meno, e rendere pubblici i propri lavori solo se – dopo un sincero esame di coscienza – è convinto di potere offrire ai lettori qualcosa di stimolante, degno di attenzione, che valga la pena di essere letto. Quali sono, secondo te, le premesse che “autorizzano” un aspirante autore a prendere in mano la penna (o la tastiera)?
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Io, la scrittura e tutto il resto: intervista a Enrica M. Corradini

pieno di lunaLa nostra rubrica periodica che ha l’intento di approfondire la conoscenza con gli autori di Carta e Calamaio rispetto alle loro idee sulla scrittura e tutto ciò che vi ruota attorno, è dedicata oggi a Enrica M.Corradini.
Condividete le sue risposte? Oppure vi sentite più concordi con quelle date da uno degli autori intervistati in precedenza? Commenti o critiche (civili) sono sempre graditi.

 Ogni mattina un italiano si sveglia e decide di fare lo scrittore… Battute a parte, ciascuno di noi dovrebbe essere in grado di capire se la scrittura è una dimensione che gli è congeniale o meno, e rendere pubblici i propri lavori solo se – dopo un sincero esame di coscienza – è convinto di potere offrire ai lettori qualcosa di stimolante, degno di attenzione, che valga la pena di essere letto. Quali sono, secondo te, le premesse che “autorizzano” un aspirante autore a prendere in mano la penna (o la tastiera)?
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Io, la scrittura e tutto il resto: intervista ad Angelo Ricci

Foto Angelo RicciNuova “puntata” della nostra rubrica periodica che ha l’intento di approfondire la conoscenza con gli autori di Carta e Calamaio rispetto alle loro idee sulla scrittura e tutto ciò che vi ruota attorno. Oggi dialoghiamo con Angelo Riccidi cui uscirà presto il romanzo Sette sono i re.
Condividete le sue risposte? Ci farebbe piacere un riscontro da parte dei lettori.

 Ogni mattina un italiano si sveglia e decide di fare lo scrittore… Battute a parte, ciascuno di noi dovrebbe essere in grado di capire se la scrittura è una dimensione che gli è congeniale o meno, e rendere pubblici i propri lavori solo se – dopo un sincero esame di coscienza – è convinto di potere offrire ai lettori qualcosa di stimolante, degno di attenzione, che valga la pena di essere letto. Quali sono, secondo te, le premesse che “autorizzano” un aspirante autore a prendere in mano la penna (o la tastiera)?
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Io, la scrittura e tutto il resto: intervista a Caterina Ferraresi

???????????????????????????????La nostra rubrica periodica che ha l’intento di approfondire la conoscenza con gli autori di Carta e Calamaio rispetto alle loro idee sulla scrittura e tutto ciò che vi ruota attorno, è dedicata oggi a Caterina Ferraresi.
Cosa ne pensate? Siete d’accordo col suo punto di vista? Ogni commento o critica (civile) sarà gradito.

 Ogni mattina un italiano si sveglia e decide di fare lo scrittore… Battute a parte, ciascuno di noi dovrebbe essere in grado di capire se la scrittura è una dimensione che gli è congeniale o meno, e rendere pubblici i propri lavori solo se – dopo un sincero esame di coscienza – è convinto di potere offrire ai lettori qualcosa di stimolante, degno di attenzione, che valga la pena di essere letto. Quali sono, secondo te, le premesse che “autorizzano” un aspirante autore a prendere in mano la penna (o la tastiera)?
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Io, la scrittura e tutto il resto: intervista a Marco Valenti

05.ValentiCon questa intervista a Marco Valenti prende il via una rubrica periodica che ha l’intento di approfondire la conoscenza con gli autori di Carta e Calamaio rispetto alle loro idee sulla scrittura e tutto ciò che vi ruota attorno. Ma ci piacerebbe che questo appuntamento innescasse anche un dibattito costruttivo sulle tematiche affrontate perchè riteniamo che una delle ricchezze del lavoro culturale sia la possibilità di condividere e trasformare punti di vista anche molto distanti in uletriori spunti di riflessione e di lavoro. Quindi ogni commento o critica (civile) sarà gradito. Continue reading “Io, la scrittura e tutto il resto: intervista a Marco Valenti”

Simone La Perna autore di Vivo perchè qualcuno mi ama racconta la sua storia in TV

Il 4 novembre 2005 per Simone La Perna, funzionario di banca di un paese del modenese, inizia come una giornata qualsiasi, fatta di confortante normalità tra lavoro e famiglia. Ma questa data gli rimarrà impressa a fuoco nella memoria perché segnerà il tragico inizio di un nuovo corso della sua esistenza: a causa della rottura di un aneurisma Simone si ritrova in coma. Viene sottoposto a due interventi al cervello e rimane in coma farmacologico per 18 giorni. Da attivo professionista di 49 anni, pieno di amici e di interessi, si risveglia con il lato sinistro del corpo paralizzato e gravi danni alla vista. Viene trasferito al centro di riabilitazione di Montecatone dove inizierà il difficilissimo percorso verso la conquista di una seppur limitata autonomia.

Simone La Perna ha ripercorso la sua esperienza nel libro Vivo perchè qualcuno mi ama ed oggi con soddisfazione può raccontare, durante il programma televisivo Romanzo Familiare, la grande gioia di essere riuscito ad accompagnare all’altare la figlia.

Amanda Hocking un bestsellers autopubblicato in ebook

Prendo spunto da questa video-intervista ad Amanda Hocking apparsa nella rubrica Ehi Book! del Corriere della Sera per aprire un dibattito sul tema autopubblicarsi in e-book.
Amanda Hocking, giovane autrice statunitense, all’ennesimo rifiuto ricevuto dagli editori per uno dei suoi 17 romanzi, ha deciso di autopubblicare grazie al servizio di Amazon il suo Switched – Il segreto del regno perduto in versione ebook. In sei mesi ha venduto 150 mila copie, in quasi due anni un milione e mezzo, e ha guadagnato 2,5 milioni di dollari. Ovviamente l’hanno notata anche gli editori cartacei e il romanzo è diventato pure un libro tradizionale appena uscito in Italia con Fazi.
Che ne pensate?

The Big di Alessio Pracanica: video intervista

In attesa delle prossime presentazioni del nuovo libro di Alessio Pracanica, The Big, ecco una video-intervista rilasciata in occasione della presentazione avvenuta a Lipari.
Per chi volesse ascoltare Alessio Pracanica dal vivo che racconta del suo romanzo, ironica e cinica analisi della politica nazionale e internazionale “mascherata” da thriller surreale e divertente, ricordo le date delle prossime presentazioni:
16 aprile Milazzo (ME)
6 maggio (La Spezia)
7 maggio Lugo di Romagna (RA)
8 maggio Imola (BO)

Per vedere l’intervista clicca qui

Alessandro Bastasi: un intervista e un nuovo blog

C’è del movimento in “casa” Bastasi perchè l’autore dell’ottimo La fossa comune ha appena terminato il suo nuovo romanzo, La Gabbia criminale, un noir in bilico tra presente e passato, ambientato nella provincia veneta.
Ad esso, in attesa che un editore apprezzi questo avvincente giallo e decida di pubblicarlo, è dedicato un nuovo blog per avere qualche anticipazione sul libro e seguirne l’evoluzione.
Ma se volete saperne di più su Alessandro Bastasi potete leggere anche l’intervista pubblicata nel blog Sul Romanzo.

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