The Girls of Piazza d’Amore di Connie Guzzo-McParland: il romanzo pluripremiato in Canada cerca un editore italiano

Come forse avrete intuito leggendo con attenzione questo blog, Carta e Calamaio non si occupa solo di scrittori italiani, ma anche stranieri. In particolare collaboriamo con Radici Translation e Wordcraft che seleziona il meglio della letteratura canadese per proporlo al mercato editoriale italiano. Grazie a Radici abbiamo conosciuto il romanzo The Girls of Piazza d’Amore (Linda Leith Publishing, 2013) di Connie Guzzo-McParland, che in Canada ha ottenuto un buon successo e ha ricevuto premi e riconoscimenti. Inoltre il libro ha uno stretto legame con l’Italia sia per l’origine dell’autrice, sia perché parla di emigrazione dal nostro paese alla ricerca di maggiori opportunità lavorative.

La voce narrante del romanzo, Caterina, che è anche la protagonista principale di The Girls of Piazza d’Amore, ripercorre il proprio passato ricordando l’infanzia a Mulinera, paesino calabrese, negli anni Cinquanta. Connie Guzzo-McParland ci fa fare un viaggio nel tempo descrivendo in modo vivido e dettagliato la vita quotidiana, gli usi e le tradizioni. Agli occhi della piccola Caterina le persone più interessanti del  paese sono Lucia, Tina e Aurora, ragazze bellissime e corteggiatissime, che la bambina segue fedelmente portando i loro biglietti d’amore ai ragazzi di cui sono innamorate. Le tre fanciulle sono talmente inseparabili che di loro si parla come delle “ragazze di piazza d’Amore”, titolo del romanzo, ispirato al film “Le ragazze di Piazza di Spagna”, tra i preferiti di Caterina. Ma per le tre ragazze  si delinea un futuro di emigrazione, chi “al Nord” (che nel loro caso può essere semplicemente Roma) e chi oltre oceano, in Canada. Destino che cambierà la vita anche a Caterina, emigrata con tutta la famiglia a Montreal.
Non mi dilungo intorno all’avvincente trama che lascio scoprire a chi leggerà il romanzo in lingua originale e/o speriamo presto nella sua traduzione italiana.
Vorrei però soffermarmi sullo stile narrativo di Connie Guzzo-McParland per due aspetti. Mentre le prime pagine del romanzo sono ricche di descrizioni di Mulinera, più ci si avvicina alla fine del racconto e più si avverte l’imminente cambiamento: il ritmo diventa più veloce, le descrizioni dei luoghi e delle persone meno frequenti, mentre quelle della preparazione per la partenza assumono un ruolo sempre più importante, quasi invadente. Al contrario le descrizioni del Canada, che all’inizio sono appena accennate, via via che si dipana la storia diventano sempre più vivide e precise.
Il secondo aspetto interessante di The Girls of Piazza d’Amore, che è ispirato a una storia vera, è che l’autrice, tramite il racconto di Caterina, dà voce al mondo femminile, spesso silenzioso e poco compreso, soprattutto in quegli anni.
Ritroveremo alcuni personaggi del romanzo anche in un sequel, “The Women of Saturn”, che è di prossima pubblicazione in Canada.

Connie Guzzo-McParland è originaria di Miglierina, in provincia di Catanzaro. Emigrata a Montreal, Canada, con i genitori e il resto della famiglia nel 1957, studia alla Concordia University, uno degli atenei della città, conseguendo una laurea in lettere e, in seguito, un Master in scrittura creativa. Il romanzo Girotondo, la tesi con cui completa il programma di quest’ultimo corso, riceve il David McKeen Award, conferito ogni anno al testo letterario più meritevole dei laureandi. Il romanzo d’esordio, The Girls of Piazza d’Amore, pubblicato nel 2013 da Linda Leith Publishing, è stato finalista al Concordia First Book Award, premio per un’opera prima di prosa narrativa, indetto dalla Quebec Writers’ Federation. Un brano tratto da questo romanzo, tradotto da Elettra Bedon, con il titolo “…verso Halifax” si è classificato secondo al Premio Casseria. Attualmente Connie è co-direttore, presidente e amministratore capo di Guernica Editions, una casa editrice di Toronto.

Rivista!una specie

cropped-cropped-titolo_finale1Rivista! unaspecie è un periodico di poesia e letteratura, fondato da un gruppo di studenti dell’Università di Bologna, che nasce con un’intenzione programmatica ben precisa, cioè di ri-accettare il libro come mezzo di formazione individuale, di dialogo, di discussione appassionata, di modi e linguaggi condivisibili.

Queste ottime premesse e modalità di lavoro hanno dato il via a una collaborazione tra Carta e Calamaio e Rivista!una specie. Infatti, un venerdì al mese Rivista!unaspecie dedica la pagina degli inediti alle poesie e ai racconti, scritti da voi. Così chiunque lo desideri, può inviare un proprio lavoro alla redazione di Rivista!una specie e, Carta e Calamaio, darà un commento tecnico degli elaborati che vengono selezionati e pubblicati. Una bella occasione per far conoscere i propri lavori e avere l’opportunità di conoscere il parere di chi conosce bene il mestiere dello scrivere.

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Scrivi a Scriba 2014

logo3Aspettando lo Scriba Festival, il festival sulla scrittura di mestiere, che si terrà dal 7 al 9 novembre 2014 a Bologna, l’associazione culturale Finzioni e Bottega Finzioni organizzano il contest “Scrivi a Scriba”. L’iniziativa è riservata a idee, spunti e soggetti inediti riguardanti le scritture di mestiere, la partecipazione è completamente gratuita. Sono presenti 7 categorie e ogni candidato può presentare una sola opera per ogni categoria (interviste possibili, annunci immobiliari, origine dei cocktails, musica, bambini e ragazzi, teatro, cinema). Le opere inedite devono essere inviate entro le ore 24 del 2 novembre 2014 via mail a info@scribafestival.it . L’opera non deve superare i 1800 caratteri, spazi inclusi (una cartella). Oltre all’opera è necessario inviare il modulo di partecipazione (che potete scaricare qui) ,comprensivo di liberatoria per la pubblicazione dei testi sul sito www.scribafestival.it . Entro il 5 novembre 2014 saranno resi noti i nomi dei 3 elaborati selezionati per ciascuna categoria, tramite e-mail. Il vincitore di ogni categoria verrà decretato dall’ospite di riferimento durante il Festival. I 3 finalisti saranno infatti invitati all’evento del festival legato alla categoria con cui hanno partecipato all’iniziativa.

Per consultare il Regolamento completo all’iniziativa cliccare qui

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Giallo di Romagna 2014 a Bagnara di Romagna

Giallo-di-Romagna_mediumIl “Premio di Letteratura Noir Giallo di Romagna”, “Premio Angelo Galli”, organizzato dal Comune di Bagnara di Romagna, in collaborazione con la ProLoco Bagnara di Romagna è giunto alla sua quinta edizione. Il concorso è rivolto sia a persone maggiorenni sia a partecipanti più giovani e la partecipazione è completamente gratuita. Gli elaborati devono essere inediti e redatti in lingua italiana, con una lunghezza massima di 20 cartelle contenenti al massimo 1800 battute (spazi compresi, Times New Roman carattere 12). Il genere del racconto deve essere a scelta tra noir, giallo o thriller e l’ambientazione deve essere la cittadina di Bagnara e le terre della Romagna. Gli elaborati dovranno essere recapitati in busta chiusa a Concorso Giallo di Romagna, Comune di Bagnara di Romagna, Piazza Marconi, 2, 48010, Bagnara di Romagna (RA). Continue reading “Giallo di Romagna 2014 a Bagnara di Romagna”

Premio GialloLuna NeroNotte 2014

UnknownL’associazione culturale Pa.Gi.Ne. che organizza il Festival letterario GialloLuna NeroNotte ha istituito, in collaborazione con Il Giallo Mondadori, un premio letterario per il miglior racconto giallo,thriller e noir.       Il concorso è rivolto a tutti i cittadini italiani ed europei. I racconti devono essere scritti in lingua italiana e ambientati in Italia e inoltre devono essere inediti (mai pubblicati). Ogni opera può avere una lunghezza massima di 20 cartelle: ogni cartella è composta da 35 righe dattiloscritte ognuna di 55 battute, per un massimo di 2.000 battute a cartella. Ogni autore può partecipare con il numero di elaborati che desidera, senza alcun tipo di limitazione. Continue reading “Premio GialloLuna NeroNotte 2014”

Premio letterario Grado Giallo 2014

LOGO-SU-FONDO-GIALLOsIl Comune di Grado, organizzatore del Festival letterario Grado Giallo organizzano in collaborazione con “Il Giallo Mondadori”, la terza edizione del premio letterario Grado Giallo 2014. Il concorso è dedicato ai racconti gialli thriller e noir. Il premio è aperto a tutti i cittadini italiani ed europei. Le opere devono essere inedite e scritte in lingua italiana. La lunghezza massima di ogni elaborato è di 20 cartelle: ogni cartella è composta da 35 righe e ogni riga da 55 battute (max 2000 battute a cartella). Ogni autore può partecipare con un massimo di 2 elaborati. I racconti devono essere inviati entro il 31 marzo 2014 in triplice copia in busta chiusa a  Premio Grado Giallo
c/o Biblioteca civica – Via Leonardo da Vinci 20 – 34073 Grado (Gorizia)Continue reading “Premio letterario Grado Giallo 2014”

Premio Chiara Inediti 2014

HOMEpremiochiara2014L’Associazione Amici di Piero Chiara grazie al sostegno della Provincia di Varese, al Patronato della Presidenza Regione Lombardia e ai contributi della Repubblica e Cantone Ticino, del Comune di Varese, del Comune di Luino e della Camera di Commercio di Varese e con la collaborazione della Pietro Macchione Editore, indice la quinta edizione del Premio Chiara Inediti. Il concorso è dedicato a raccolte di racconti inediti (minimo 3) redatti in lingua italiana mai apparsi su quotidiani e riviste o sul web. Continue reading “Premio Chiara Inediti 2014”

Carlo Campani e Paolo Cecchini: un incipit inedito

Campani.Cecchini2013Da ”I marmi”, giallo storico ambientato nella Firenze dell’inverno 1922-23, romanzo inedito di Carlo Campani e Paolo Cecchini.

I

Una notte non iluminata dalla luna, né dalle stelle,
né dal primo fiato dell’alba

“Questo è un pessimo inizio”.
A notte fonda, notte fredda e nerissima, sei dovuto salire fin qui, e ora ti ritrovi solo e tuffato in questo buio fitto, ricolmo di umido e di silenzio, che ti s’incolla addosso tenace come catrame. Non si è nemmeno capito chi diavolo mai ti abbia fatto venir fin qua, e chi ti vedesse ora, ti prenderebbe per un disperso o per un naufrago, approdato per caso su questo lembo di terra, anche se sai bene dove ti trovi.
Ma adesso, qui, non ti vede nessuno – tranne noi.

Subito, quando si ritrovò nel mezzo del piazzale di cui non si scorgeva la fine, gettò via il mozzicone di toscano, consunto e amaro tanto da saper di fiele. Più che respirare beveva l’aria, così densa d’umido e pesante da affogare gli odori della campagna e la smunta face lunare. A stento riusciva ad intuire, ancora più scura del cielo senza stelle sopra di sé, la sagoma affilata dei cipressi, allineati in leggera salita, al di là dell’alta cancellata, falange ferrigna puntuta di lance che, a una ventina di metri, gli si parava davanti invisibile.
Un cigolio? Immobile ristette in ascolto. In quel silenzio si sentiva scorrer via il tempo, come un rigagnolo sottile che bisbigliasse suoni suadenti, quasi un cantilenar di sirene: no, niente. Era l’unica presenza, l’unica anima viva in quel limbo; ma rimanendo ancora lì, invisibile, abbandonato in quell’oscurità liquida, avrebbe finito col dissolversi e farsi anch’egli nebbia e vapore.
“Quest’ora è sempre la peggiore” disse a voce alta, per non smarrirsi, senza neanche saper dire di preciso che ora fosse. Cercava una ragione per la spossatezza che aveva nelle ossa. Si passò una mano ghiaccia e pallida nella massa dei folti capelli corvini. “Ecco, il cappello”. Non aveva preso il cappello: la fretta, il timore di arrivar tardi, il dovere che non vuole indugi. Intanto la notte minacciava di durare all’infinito, neanche un pallido sentore dell’alba che doveva arrivare di là, dietro la groppa delle colline ed egli se ne stava lì, inerte, impantanato in quell’attesa, mentre il pastrano, invece di proteggerlo dall’umido, lo opprimeva sempre più, come una casacca di legno.
“Qualcuno dovrà pur arrivare”. Fece qualche passo, camminando in tondo. Nel nulla che lo assediava, affiorò d’un tratto un chiarore; o forse era solo l’immaginazione di un qualcosa di vivo, inventata dall’impazienza. Infatti sparì, ma poi riapparve. A mezz’aria galleggiava una fonte di luce, apparentemente immobile, come il fanale d’una barca in mare aperto. Con una lentezza esasperante cominciò a dilatarsi in una sgoratura chiara. Sì, la chiazza opalescente si avvicinava e le mosse incontro. Ora, sebbene a malapena, poteva intuire una presenza dai contorni solo vagamente umani che si muoveva al di là della cancellata. Infine divenne una sagoma che, rimanendo dietro le sbarre, gli alzò un lanternino in faccia, e con quel gesto dispiegò le falde del mantello d’incerato come un pipistrello l’ali:
– Vengo dalla Questura, mi apra – intimò, schermandosi gli occhi.
Di quella figura, piccola e un po’ incurvita, distingueva a mala pena il cappello con la visiera e, sotto la gobba del naso, i baffi bigi. Costui schiavistellò flemmatico, lo fece entrare con un accenno d’inchino, richiuse il pesante cancello, girò sui tacchi e, senza dir nulla, si mise in marcia. Tra sé e sé borbottava qualcosa tipo «mondaccio arrovesciato» e fonemi incomprensibili, improperi probabilmente; ogni tanto sputava in terra. Arrivati che furono in fondo alla fila dei cipressi, la guida si girò, alzò di nuovo il lanternino e disse:
– Sicché Lei sarebbe un commissario …
– Vicecommissario … sono il vicecommissario Settembrini.
– Uhm, ho inteso … – e si rimise in marcia.
– E Lei? – chiese Settembrini.
– Io che? – rispose l’altro, continuando a camminare.
– Lei come si chiama?
– Io sono il Giacomoni, per servirla – e si portò la mano alla visiera, mimando un saluto militaresco o un accenno di scappellamento.
– Bravo Giacomoni; allora, se mi vuol servire, dica: è stato Lei a dare l’allarme?
Settembrini sentì le scarpe di vacchetta affondare nel moticcio.
– Mah, dipende … – fu la risposta – ah, occhio, commissario, che qui l’è tutto un pantano, tra questo tempo infame e i lavori! Ecco, venga dietro a me, guardi, qui c’è un’asse …
Un reticolo di assi di legno fradicio formava precarie passerelle sopra fosse e canaletti, tracciando percorsi imperscrutabili, che si sperdevano nella buia distesa di fango. Superarono un fosso in cui si rovesciava un torrente d’acqua piovana.
– Allora, da cosa dipende?
– A accorgersene è stato lo Sterra … ‘un sembrava nemmen più lui, saltava in qua e in là, neanche ci avesse in corpo tutti i diavoli dell’inferno … eh, lo Sterra poer anima, … così il dottore m’è toccato avvertirlo a me, con tutti gli anni che ho su i’ groppone, son dovuto correre io … meno male che gli sta quassù, sennò …
– Sennò?
– Eh, per quel pischello, dico, l’era maiala … almeno s’è soccorso … ma il sangue, il sangue, un gran troiaio … a me, sa, i morti, ormai, non m’avrebbero a fare effetto! Ma il sangue … mah, lo vedrà, lo vedrà Lei.
Camminavano sulla ghiaia, adesso; la lanterna cieca, dondolando, faceva luce a casaccio, e qua e là, di mezzo a mille fiammelle tremanti, guizzavan fuori dall’oscurità tratti di siepi, sprazzi di bianco marmoreo, sagome umane.
– E ora dov’è il ragazzo?
– Mah, all’ospedale, speriamo. Il dottore l’ha sistemato alla meglio … ah, che mondaccio arrovesciato – e sputò in terra con rabbia e, insieme, quasi ridendo.
– Ma insomma, a noi chi ha telefonato, è stato Lei?
– No, il dottore …
Settembrini avrebbe giurato d’aver percorso già più d’un chilometro, immerso in quel tenebrume da cui continuavano a balzar fuori, ondeggiando, ora mani giunte in preghiera, ora il profilo d’un angelo inginocchiato, ora un cippo smozzicato ad arte, ora una croce di marmo.
– Sterra, o Sterra – vociò improvvisamente il Giacomoni – o Sterra, porca madosca, o dove tu sei? Mondo sudicio e indiavolato! Sterra! Ah, eccoti!
Da dietro una sfinge di pietra serena che, accovacciata, faceva la guardia a un gigantesco sepolcro di foggia egizia, era appena apparso un uomo: facendosi anch’egli luce con una lanterna a olio, veniva avanti come se non toccasse terra. Aveva indosso una mantella militare e, sulla testa ciondolante, un berrettino con la visiera.
– Allora, ci siamo finalmente? – chiese Settembrini. Lì intorno niente di compiuto, non un volto intero, solo schegge e frammenti, squarci di luce, sparati dai due lucignoli.
– La cappella dell’illustrissima famiglia Gori – disse il Giacomoni, con una mezza riverenza, indicando qualcosa davanti a loro: le lanterne, puntate in quella direzione, svelarono i contorni d’una costruzione che svettava in mezzo ai marmi e ad altre cappelle più modeste.
Fattosi dare uno dei due lumi, Settembrini si dette subito ad esaminarne l’ingresso. Fece luce sulla serratura, poi sugli stipiti, sulla soglia, sulla porta appena socchiusa. Si accucciò: sulla soglia, sui due gradini sottostanti vide alcune macchie di sangue e una strisciata spariva sotto un battente della porta come la coda d’un serpe. Riguardò infine la serratura:
– Aperta con la sua chiave o con un doppione – disse ad alta voce.
I due becchini si guardarono l’un l’altro, uno allargò appena le braccia, l’altro fece spallucce.
– Bisogna rintracciare questo dottore – continuò Settembrini, avvicinandosi deciso ai due – il medico che ha soccorso il ragazzo.
– Il professor Manni – disse Giacomoni.
“Il Manni, il vecchio medico legale? Possibile?”
– Lo cerchi in ospedale, o a casa sua, ma guardi di trovarlo e di farlo venir qui prima possibile: bisogna assolutamente che gli parli.
– Agli ordini – rispose il Giacomoni e fece per andar via, ma Settembrini lo acchiappò per un braccio.
– Le chiavi della cappella, chi ce le ha?
– Io no. E te, Tito? – disse il Giacomoni.
– Io no – fece eco lo Sterra.
– Comunque sia, Giacomoni, mi faccia avere queste chiavi, siamo intesi?
– Come no – e il satanasso, come non avesse aspettato altro che un’occasione per darsela a gambe, corse via saltando tra le tombe con un’agilità sorprendente, e disparve subito.
Sterra e Settembrini rimasero soli nel silenzio più completo. Illuminando la scena col lanternino, Settembrini gli si fece d’appresso, senza però riuscire a distinguerne bene i tratti. Quell’uomo, apparentemente non più giovane, magrolino, sedeva immobile su una lastra di marmo, lo sguardo fisso al suolo, come se non veder nulla fosse come non esserci.

Sergio Sozi: un incipit inedito

sergio-soziDa ”Putiferio al Sopramuro”, racconto inedito di Sergio Sozi, giornalista, traduttore, narratore, poeta e critico letterario.

Squacquerando, a tarlettante compagnia simile entro vetusto baule in pantagueliche orge sfrenata, la densa comitiva ribalda e godurante spiattellàvasi – a mareggiate a corrucciati cavalloni a ribollenti enfiamenti – nei compassati grigetti del centro perugino, sì sfettucciando in frappe e nastrini la semper tacitoide concaocèano celeste – o meglio cobaltacea. Quel paracriminante dì avea di festa avviluppata la testa, tanto che niùn azzardossi a spencolare in, seppur certo dignitosi, per la febbrile atmosfera inopportunissimi rimbrotti o lagnacci, tantomeno sciorinando sussurricoli imbestialiti atque perfidevoli.

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