Scrivere per il lettore

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“[…] lo scrivere per sè è una cosa del tutto diversa dallo scrivere per un’altra persona. […] il lettore, non l’autore, costituisce il testo. Ciò che è scritto, esiste veramente in quanto viene letto.”
Giulio Mozzi – (non) un corso di scrittura e narrazione

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Leggere prima di tutto, parola di William Faulkner

libri e caffè“Leggere, leggere, leggere. Leggere tutto – robaccia, classici, buoni e cattivi, e vedere come fanno. Come un falegname che lavora come apprendista e studia il maestro. Leggete! Assorbirete. Poi scrivete. Se è buono lo vedrete. Se non lo è buttate tutto dalla finestra”.
(William Faulkner)

Scrivere secondo Terry Brooks

Macchina da scrivere“Scrivere non è come giocare alla roulette. Pubblicare lo è, ma scrivere no. Scrivere è una tecnica. Si può impararla, e migliorarla. […] potete avere dentro di voi quello che occorre per essere uno scrittore oppure non averlo; o si nasce in un modo o non si nasce. Ma se avete tale dote, dovreste cercare di ridurre il rischio di scrivere qualcosa che non rispecchia il massimo delle vostre possibilità”.
(Terry Brooks, A volte la magia funziona)

Il sogno vivido e ininterrotto dello scrittore – Citazione

scrivereNonostante esistano delle eccezioni, di norma un buon romanziere non si preoccupa per prima cosa della magnificenza del linguaggio – perlomeno non quella del genere più ostentato e immediatamente evidente – ma, al contrario, si preoccupa di raccontare la trama in modo coinvolgente, facendo ridere o piangere il lettore, o mettendolo in grado di resistere alla suspance, qualunque sia la relazione che quella data storia, raccontata nel migliore dei modi possibile, suscita nel lettore. Leggendo le prime righe di un racconto davvero buono, cominciamo a dimenticare di stare leggendo delle parole stampate sulla carta. […] Scivoliamo dentro un sogno, dimenticando la stanza nella quale ci troviamo, dimenticando che è ora di mangiare o di andare a lavorare. Ricreiamo, con dei cambiamenti lievi e sostanzialmente irrilevanti, il sogno vivido e ininterrotto concepito dalla mente dello scrittore […] e imprigionato nella lingua in modo tale che altri individui, quando ne sentono il desiderio, possano aprire il suo libro e riviverlo.
(John Gardner, Il mestiere dello scrittore)

David Foster Wallace: la disciplina della scrittura

david_foster_wallace2Ho scoperto che la disciplina più difficile nella scrittura è cercare di partecipare al gioco senza lasciarsi sopraffare dall’insicurezza, dalla vanità e dall’egocentrismo. Mostrare al lettore che si è brillanti, spiritosi, pieni di talento e così via, cercare di piacere, sono cose che, anche lasciando da parte la questione dell’onestà, non hanno abbastanza calorie motivazionali per sostenere uno scrittore molto a lungo. Devi disciplinarti e imparare a dar voce solo alla parte di te che ama le cose che scrivi, che ama il testo a cui stai lavorando. Che ama e basta, forse.
Il talento è solo uno strumento. È come avere una penna che scrive invece di una che non scrive. Non sto dicendo che riesco costantemente a rimanere fedele a questi principi quando scrivo, ma mi sembra che la grossa distinzione fra grande arte e arte mediocre si nasconda nello scopo da cui è mosso il cuore di quell’arte, nei fini che si è proposta la coscienza che sta dietro il testo. Ha qualcosa a che fare con l’amore. Con la disciplina che ti permette di far parlare la parte di te che ama, invece che quella che vuole soltanto essere amata. Magari questa è una cosa che non fa molto fico dire, non lo so. Ma mi sembra una delle cose in cui
riescono gli scrittori davvero grandi – da Carver a Cechov a Flannery O’Connor al Tolstoj della Morte di Ivan Il’ic al Pynchon dell’Arcobaleno della gravità – sia “dare” qualcosa al lettore.
Quando il lettore si allontana dalla vera opera d’arte pesa di più di quando ci si è avvicinato. È più ricco. Tutta l’attenzione e l’impegno e lo sforzo che come scrittore richiedi al lettore non possono essere a tuo vantaggio, devono essere a suo vantaggio. Quello che è velenoso e deleterio, nell’ambiente culturale di oggi, è che rende tutto questo tanto spaventoso da dissuaderci a farlo. Un’opera davvero grande nasce probabilmente da una volontà di svelarci, di aprirci a livello spirituale ed emotivo in un modo che rischia di farci provare davvero qualcosa nel farlo. Significa essere pronti a morire, in un certo senso, pur di riuscire a toccare il cuore del lettore.

Tratto da Le perle di David Foster Wallace

La disciplina nella scrittura secondo David Foster Wallace

By João SilasHo scoperto che la disciplina più difficile nella scrittura è cercare di partecipare al gioco senza lasciarsi sopraffare dall’insicurezza, dalla vanità e dall’egocentrismo. Mostrare al lettore che si è brillanti, spiritosi, pieni di talento e così via, cercare di piacere, sono cose che, anche lasciando da parte la questione dell’onestà, non hanno abbastanza calorie motivazionali per sostenere uno scrittore molto a lungo. Devi disciplinarti e imparare a dar voce solo alla parte di te che ama le cose che scrivi, che ama il testo a cui stai lavorando. Che ama e basta, forse.

Il talento è solo uno strumento. È come avere una penna che scrive invece di una che non scrive. Non sto dicendo che riesco costantemente a rimanere fedele a questi principi quando scrivo, ma mi sembra che la grossa distinzione fra grande arte e arte mediocre si nasconda nello scopo da cui è mosso il cuore di quell’arte, nei fini che si è proposta la coscienza che sta dietro il testo. Ha qualcosa a che fare con l’amore. Con la disciplina che ti permette di far parlare la parte di te che ama, invece che quella che vuole soltanto essere amata. Magari questa è una cosa che non fa molto fico dire, non lo so. Ma mi sembra una delle cose in cui riescono gli scrittori davvero grandi – da Carver a Cechov a Flannery O’Connor al Tolstoj della Morte di Ivan Il’ic al Pynchon dell’Arcobaleno della gravità – sia “dare” qualcosa al lettore. Quando il lettore si allontana dalla vera opera d’arte pesa di più di quando ci si è avvicinato. È più ricco. Tutta l’attenzione e l’impegno e lo sforzo che come scrittore richiedi al lettore non possono essere a tuo vantaggio, devono essere a suo vantaggio. Quello che è velenoso e deleterio, nell’ambiente culturale di oggi, è che rende tutto questo tanto spaventoso da dissuaderci a farlo. Un’opera davvero grande nasce probabilmente da una volontà di svelarci, di aprirci a livello spirituale ed emotivo in un modo che rischia di farci provare davvero qualcosa nel farlo. Significa essere pronti a morire, in un certo senso, pur di riuscire a toccare il cuore del lettore.

(Fonte: Le perle di David Foster Wallace)
Foto by João Silas

I consigli dei grandi scrittori

FREE__0004_GB_8Chi segue questo blog da lungo tempo avrà già letto le citazioni che proponiamo oggi riguardo alla scrittura. Sono state pubblicate, in passato, in diversi post.
Abbiamo pensato di raccoglierle tutte insieme e regalarvele ora, durante le feste, quando c’è più tempo per raccogliere le idee, cercare ispirazione, riflettere sulla scrittura.

Non si scrive perché si vuole dire qualcosa, ma perché si ha qualcosa da dire.
Francis Scott Fitzgerald

Bisognerebbe calarsi in fondo al mare, e vivere soli con le proprie parole. Ma non sono del tutto sincera, perché essere messi in discussione, essere lodati e criticati è uno stimolo notevole.
Virginia Woolf

Le narrazioni che mi interessano di più hanno sempre un contatto con il mondo reale. Nessuna delle storie che scrivo è successa davvero. Ma c’è sempre qualcosa, un elemento, una cosa che mi è stata detta o che ho visto, che potrebbe essere il punto da cui partire.
Raymond Carver

C’è chi dice che il racconto sia una delle forme letterarie più difficili, e io mi sono sempre chiesta il perché di questa convinzione, visto che a me pare uno dei modi più spontanei e fondamentali dell’espressione umana. Dopotutto, uno comincia ad ascoltare e a raccontare storie sin da piccolo, senza trovarci nulla di particolarmente complicato. Ho il sospetto che tanti di voi raccontino storie da una vita, eppure eccovi qui seduti, tutti desiderosi di sapere come si fa.
Flannery O’Connor

Il mestiere dello scrittore è un’arte, o meglio un artigianato, e il metodo dipende un po’ dalle circostanze. A volte prendo un blocco e butto giù il mio testo con una scrittura che sfortunatamente diventa illeggibile in capo a quattro o cinque giorni, che in qualche modo appassisce come i fiori. Ma succede anche che vada dritta alla macchina da scrivere e batta una prima versione. In ambedue i casi, per ogni frase, vado di slancio; successivamente, cancello, scelgo la frase che preferisco. Lavoro anche con forbici e colla, ma non sempre. E se le piacciono le piccole manie tipiche dello scrittore, gliene posso citare una: alla terza o quarta revisione, armata di matita, rileggo il mio testo, già quasi a posto, e tolgo tutto quello che può essere tolto, tutto ciò che mi pare inutile. E qui, esulto. Scrivo a piè di pagina: abolite sette parole, abolite dieci parole… Sono felicissima: ho soppresso l’inutile.
Marguerite Yourcenar

Scrivere ha le sue leggi della prospettiva, della luce e dell’ombra, proprio come la pittura, o la musica. Se sei nato conoscendole, bene. Se no, imparale. Poi sistema le regole perchè facciano a caso tuo.
Truman Capote

Il progetto che vale la pena portare avanti è quello di scrivere qualcosa che abbia in parte la ricchezza, la complessità, la difficoltà emotiva e intellettuale dell’avanguardia, qualcosa che spinga il lettore ad affrontare la realtà invece che a ignorarla; ma farlo in maniera tale che il risultato provochi anche piacere a chi legge. Il lettore deve sentire che l’autore sta parlando con lui, non assumendo una serie di pose.
David Foster Wallace

Se volete fare gli scrittori, ci sono due esercizi fondamentali: leggere molto e scrivere molto. Non conosco stratagemmi per aggirare questa realtà, non conosco scorciatoie.
Se non avete tempo di leggere, non avete tempo (nè gli strumenti) per scrivere. Tutto qui.
Stephen King

 

Libri utili per chi scrive (e chi legge)

CorsoScrittura1Si avvicinano le feste, e probabilmente avrete più tempo da dedicare alla lettura. Oppure state cercando qualche titolo interessante da farvi regalare, o da regalare voi stessi.
Ecco quindi un elenco di libri che abbiamo trovato utili e interessanti e che, secondo noi, coloro che scrivono dovrebbero leggere. Non sono tutti testi dedicati alla scrittura, alcuni sono rivolti in generale a chi è interessato alla narrazione, ai libri o alle storie. Altri addirittura parlano di argomenti che all’apparenza non hanno nulla a che vedere con la scrittura ma via via che li leggerete capirete il motivo per cui ve li abbiamo consigliati.

Ecco l’elenco che ovviamente non è esaustivo, ma per iniziare a “farsi le ossa” può andare bene. E buona lettura!

I fondamentali
On writing. Autobiografia di un mestiere di Stephen King
Nel territorio del diavolo. Sul mistero di scrivere di Flannery O’Connor
Il mestiere dello scrittore di John Gardner
Il mestiere di scrivere. Esercizi, lezioni, saggi di scrittura creativa di Raymond Carver
(Non) un corso di scrittura e narrazione di Giulio Mozzi
A volte la magia funziona. Lezioni da una vita di scrittura di Terry Brooks

Per approfondire gli aspetti tecnici
L’italiano. Lezioni semiserie di Beppe Severgnini
Scrivere da professionisti di Stefano Di Marino
Giallo antico. Come si scrive e si legge un mystery storico di Danila Comastri Montanari

Sulla narrazione
Gli attrezzi del narratore. Modi di costruire storie, da Joyce a Dylan Dog di Alessandro Perissinotto

Se amate pianificare e seguire schemi
Scrivere un romanzo in 100 giorni di Morgan Palmas
Come non scrivere un romanzo. Una guida per evitare i 200 errori più comuni di Howard Mittelmark, Sandra Newman
Settantotto ragioni per cui il vostro libro non sarà mai pubblicato e 14 motivi per cui invece potrebbe anche esserlo di Pat Walsh

Sulla struttura dei romanzi (dedicati anche ai lettori)
Anatomia del best seller. Come sono fatti i romanzi di successo di Stefano Calabrese
Come funzionano i romanzi. Breve storia delle tecniche narrative per lettori e scrittori di James Wood

Spunti di riflessione
Grammatica della fantasia. Introduzione all’arte di inventare storie di Gianni Rodari
Diario di bordo di uno scrittore di Björn Larsson
L’arte di correre di Haruki Murakami

 

 

 

Lettera di Colum McCann ad un giovane scrittore

330px-McCann_Colum_koeln_literaturhaus_230107Questa lettera dello scrittore Colum McCann, autore di libri molto belli che vi consiiglio di leggere, è stata pubblicata qualche giorno fa nel blog dello Story Prize. È rivolta agli scrittori esordienti, ma secondo me si tratta di consigli utili per tutti gli autori, alle prime armi e non.
Se volete leggere la versione originale potete farlo a questo link.

Do the things that do not compute. Be earnest. Be devoted. Be subversive of ease. Read aloud. Risk yourself. Do not be afraid of sentiment even when others call it sentimentality. Be ready to get ripped to pieces: It happens. Permit yourself anger. Fail. Take pause. Accept the rejections. Be vivified by collapse. Try resuscitation. Have wonder. Bear your portion of the world. Find a reader you trust. Trust them back. Be a student, not a teacher, even when you teach. Don’t bullshit yourself. If you believe the good reviews, you must believe the bad. Still, don’t hammer yourself. Do not allow your heart to harden. Face it, the cynics have better one-liners than we do. Take heart: they can never finish their stories. Have trust in the staying power of what is good. Enjoy difficulty. Embrace mystery. Find the universal in the local. Put your faith in language—character will follow and plot, too, will eventually emerge. Push yourself further. Do not tread water. It is possible to survive that way, but impossible to write. Transcend the personal. Prove that you are alive. We get our voice from the voices of others. Read promiscuously. Imitate. Become your own voice. Sing. Write about that which you want to know. Better still, write towards that which you don’t know. The best work comes from outside yourself. Only then will it reach within. Restore what has been devalued by others. Write beyond despair. Make justice from reality. Make vision from the dark. The considered grief is so much better than the unconsidered. Be suspicious of that which gives you too much consolation. Hope and belief and faith will fail you often. So what? Share your rage. Resist. Denounce. Have stamina. Have courage. Have perseverance. The quiet lines matter as much as those which make noise. Trust your blue pen, but don’t forget the red one. Allow your fear. Don’t be didactic. Make an argument for the imagined. Begin with doubt. Be an explorer, not a tourist. Go somewhere nobody else has gone, preferably towards beauty, hard beauty. Fight for repair. Believe in detail. Unique your language. A story begins long before its first word. It ends long after its last. Don’t panic. Trust your reader. Reveal a truth that isn’t yet there. At the same time, entertain. Satisfy the appetite for seriousness and joy. Dilate your nostrils. Fill your lungs with language. A lot can be taken from you—even your life—but not your stories about your life. So this, then, is a word, not without love, to a young writer: Write.

 

Scriba Festival 2014

logo3A Bologna, dal 7 al 9 novembre, si terrà la terza edizione dello Scriba Festival, il primo Festival della scrittura e non della letteratura. Il Festival è organizzato da Associazione Finzioni e Bottega Finzioni, con il patrocinio della Provincia e del comune di Bologna. La città diventa un luogo di incontro e confronto con chi pratica la scrittura per mestiere, nelle sue varie forme, comprese quelle meno note, da chi pratica la scrittura per il marketing, a chi per il teatro, dalla scrittura e il linguaggio delle polizze tra norma e trasparenza e alla scrittura per la radio, dalla scrittura di annunci immobiliari alla scrittura delle previsioni del tempo e molto altro. A fare da ponte con il pubblico si sono resi disponibili vari scrittori, oltre a Carlo Lucarelli, direttore e fondatore di Bottega Finzioni, come Marcello Fois e Paolo Nori.   Continue reading “Scriba Festival 2014”

Scriba Festival a Bologna 8/9/10 novembre 2013

logo3L’associazione culturale Finzioni e Bottega Finzioni, sempre attive nel campo della narrazione in tutte le sue forme, ha creato “Scriba”: il primo festival in Italia dedicato ai diversi mestieri dello scrivere. Si terrà a Bologna l’8-9-10 novembre 2013, con una media di cinque incontri a giornata.
La scrittura verrà considerata e analizzata in ogni sua forma, dal bugiardino dei medicinali alle ricette di cucina, passando per la scrittura teatrale e sportiva e tanti altri. Ci saranno dei professionisti per ognuna di queste forme di scrittura, che terranno incontri e eventi per tutta la città di Bologna e dintorni. Non sarà solo un modo per ascoltare e conoscere nuove cose, ma per interagire e partecipare scambiando idee con i maestri del mestiere.
Sarà inoltre presente il “pronto soccorso” narrativo : esperimento dedicato a scrittori e sceneggiatori in difficoltà che debutta proprio in occasione dello scriba Festival. L’idea è dell’associazione culturale Finzioni formata dagli ex allievi della Bottega Finzioni, la scuola di narrazione fondata da Carlo Lucarelli.Vuole essere un luogo di ascolto per coloro che stanno scrivendo delle storie e hanno piacere di confrontarsi con qualcuno che di mestiere le racconta.

Per scaricare il programma e la mappa degli incontri clicca qui

Per conoscere gli ospiti dello Scriba Festival clicca qui

Per saperne di più sul prontosoccorsonarrativo clicca qui

Autori esordienti: resistere o gettare la spugna?

indexRiteniamo utile per i nostri lettori riportare un articolo che alcuni giorni fa Carla Casazza, editor e manager di Carta e Calamaio, ha pubblicato su Bookavenue. Potete leggere l’articolo originale a questo link.

Due articoli usciti la scorsa settimana – uno a firma di Andrea Bajani pubblicato su La Repubblica, il secondo in risposta al primo di Angelo Ferracuti su Il Manifesto – esprimevano con diversa veemenza e sfumature più o meno intense di amarezza il medesimo concetto: autori esordienti, lasciate perdere e cercatevi un’altra occupazione.
Ero alla Fiera internazionale del libro di Francoforte, quando li ho letti. E mentre visitavo stand, parlavo con editori e altri professionisti del settore, mentalmente stavo componendo questo mio intervento. Perchè vorrei dire due parole sull’argomento, anche se fuori tempo nel dibattito innescato.
Sono un “pesce piccolo” dell’editoria ma trovandomene comunque immersa fino al collo sono anche una testimone quotidiana di ciò che accade in questo contesto a livello nazionale. Lavoro principalmente con gli esordienti e quindi ho ben chiara la fatica che si fa, l’erculea enorme fatica, per vedere il proprio romanzo in libreria, e poi – ancora di più – per impedire che lo stesso romanzo sparisca nel dimenticatoio in pochi giorni. Citando la canzone di Morandi “uno su mille ce la fa”. E lo dico agli esordienti con cui ho a che fare. Può essere un’affermazione negativa. Ma può anche essere una frase di speranza.
Mi è dispiaciuto che due persone come Bajani e Ferracuti che della scrittura fanno la loro professione (e immagino quindi anche una passione importante della loro vita) scoraggino gli esordienti a continuare a scrivere. Nella desolante situazione culturale italiana consigliare di smettere di scrivere e smettere di leggere è proprio il modo migliore per spegnere gli ultimi fuochi di un glorioso passato che sta tragicamente e velocemente declinando. Finchè ci sarà qualcuno che avrà voglia di raccontare su un foglio (o sullo schermo di un pc) una storia – stilisticamente buona o meno che sia – la letteratura resterà viva. La letteratura, sì, che non è fatta solo di eccelsi autori. Anche perchè molti di coloro che oggi riteniamo eccelsi autori, ai loro tempi erano semplici “scribacchini”, affabulatori, che scrivevano spesso per il gusto di raccontare e non si immaginavano che sarebbero in seguito assunti al Gotha della letteratura. Finchè qualche esordiente resisterà tenacemente ai rifiuti e alle difficoltà, avremo la possibilità di scoprire nuovi autori interessanti.
Piuttosto occorre parlare chiaro a questi esordienti, e dire loro come stanno le cose. Se immaginate una carriera letteraria alla Ken Follett, alla J.K. Rowlings, se scrivete solo per diventare ricchi e famosi, lasciate perdere. Famosi, forse, in Italia lo diventerete, ma ricchi mai, perchè nel nostro paese non è possibile vivere esclusivamente grazie ai diritti dei propri libri. Se invece scrivete perchè avete qualcosa da dire, una storia da raccontare, se la volete condividere coi lettori, allora sappiate che il percorso è difficile, duro, richiede pazienza, perseveranza, voglia di darsi da fare e mettersi in gioco personalmente. Bisogna prenderla in modo un po’ leggero, con filosofia, senza fare drammi all’ennesimo rifiuto o di fronte ad una recensione che vi stronca. Ma se siete davvero convinti che il vostro scritto valga qualcosa, non fatevi scoraggiare: è un gioco al massacro, certamente, ma uno su mille ce la fa (e forse anche qualcuno in più).

 

I libri di Michele Marziani: ora o (forse) mai più

La casa editrice Barbès che possiede anche il marchio Cult è in liquidazione. I libri che Michele Marziani ha pubblicato con loro saranno in libreria fino ad aprile quando scadrà l’accordo di distribuzione con Rcs. E poi? Chissà…
Michele Marziani ha chiesto al liquidatore di fargli sapere qualcosa, nemmeno ha risposto con una frasetta di circostanza.
Quindi se volete leggere o regalare Umberto Dei, La signora del caviale, Barafonda e Sovversivi del gusto, acquistateli adesso finché sono in giro, oppure impazzirete a trovarli.

Guest post: Da Mare di Libri consigli per chi ama scrivere di Simona B. Lenic

Simona Bisacchi Lenic, giornalista e scrittrice, ha pubblicato il romanzo Setalux (Barbera editore) e cura una rubrica dedicata a libri, letteratura e lettori sul settimanale sammarinese Fixing oltre a tenere laboratori di scrittura creativa e di giornalismo per ragazzi. L’articolo che segue è uscito sul numero 26 di Fixing.

C’è chi ama scrivere ma non trova ispirazione. C’è chi ha tante storie in testa, ma non sa da dove cominciare per buttarle giù o si blocca a metà strada. E c’è chi vorrebbe fare il grande salto che porta da scrivere a pubblicare, ma non sa da dove iniziare.
A Mare di Libri, festival dedicato alla letteratura per ragazzi che da poco si è svolto a Rimini, tre affermati scrittori italiani – Fabio Geda, Cecilia Randall e Beatrice Masini – hanno raccontato il loro modo di vivere e vedere la scrittura, dando indicazioni e consigli che possono tornare utili anche ad aspiranti scrittori.
Per l’autore di “Nel mare ci sono i coccodrilli”, Fabio Geda, scrittura e quotidianità sembrano creare un naturale intreccio. “Le mie storie nascono dalla mia vita, dal fare cose, dall’incontrare gente – rivela lo scrittore torinese – Ho lavorato come educatore occupandomi di disagio minorile per dieci anni e mi sono accorto che avevo vicino storie straordinarie, così ho cominciato a raccontarle. Mi sono scontrato con delle storie”. Esattamente come è accaduto con Enaiatollah Akbari, il ragazzo afghano protagonista del suo ultimo romanzo: l’autore lo ha conosciuto durante la presentazione di un suo precedente libro, sono diventati amici e a tre anni da quel primo incontro è uscito il libro.
Per Cecilia Randall, autrice della saga fantasy “Hyperversum”,  scrivere significa invece creare mondi e personaggi fantastici, e mentre scrive ha un suo metodo per non incappare nel cosiddetto punto morto. “Comincio a scrivere dalla prima scena che mi viene in mente, che il più delle volte è il clou della storia, lo scontro – svela l’autrice – Mentre lavoro sui personaggi mi rendo subito conto se c’è uno sbocco. Se non c’è mi fermo e accantono la storia. Ma se l’entusiasmo rimane, allora vado avanti e faccio un riassunto con tutta la trama. Quando hai una trama da seguire non subisci più alcun blocco”.
Un aspirante scrittore però non cerca solo storie da raccontare, ma da pubblicare. Cosa occorre a un manoscritto per interessare un editore? Beatrice Masini, scrittrice amatissima – il suo “Bambini nel bosco” è stato il primo libro per ragazzi a rientrare nella rosa del Premio Strega – ma anche editor per la casa editrice Rizzoli, dà una risposta semplice e immediata: “Quello che cerchiamo in una storia è soprattutto l’onestà. Cerchiamo autori che conoscano quello di cui parlano”. C’è una particolare attenzione ai problemi di oggi, trattati con un linguaggio chiaro, con uno stile diretto, ma è anche importante che il dramma non dimentichi la speranza.”Oggi si ha molta voglia di storie con un lieto fine – spiega Beatrice Masini – C’è bisogno di tirare un sospiro di sollievo, perché la realtà è già troppo drammatica”.

Guest post: Basta il pensiero di Marta Casarini

Riporto qui una riflessione di Marta Casarini (autrice di Nina Nihil giù per terra) che affronta col suo stile ironico e incisivo il tema del riconoscimento, anche economico, del lavoro dello scrittore.

Quando si lavora con gente perbene, che anche se fa l’artista è perbene, e ti paga, e reputa il tuo scrivere non solo un divertimento, un hobby, una perdita di tempo, ma addirittura un lavoro che va retribuito, e sostiene che andare a leggere a voce alta le tue cose non sia solo “un modo per farti conoscere che sei giovane” (sotto sotto intendendo “e ringrazia pure che ti do lo spazio aggratis”), ma addirittura pensa che sia giusto darti un contributo per l’impegno, il tempo, la voce, il viaggio -per quanto breve- in termini di denaro e cibo, affetto e vino, ecco, quando si lavora con gente così poi uno, che faccia l’artista o il muratore, torna a casa che si sente felice.
Io non chiedo mai soldi. Nemmeno la cena pagata, o il rimborso per le spese di viaggio.
Spesso mi chiedono se a fare i reading, e le presentazioni, io guadagni qualcosa.
Sì.
Guadagno complimenti, giornate in posti che prima non conoscevo, chiacchiere, il misto di sensazioni che regala l’avere lo stomaco chiuso con una molletta da bucato, un po’ di sano imbarazzo e, come dice la gente che organizza tali eventi, “visibilità”.
Se presento il mio libro, vendo qualche copia.
E stop. E va bene.
E quando ieri, che non ho presentato il mio libro, ma ho letto dei racconti scritti apposta che parlassero di autobus, di me sugli autobus, e li ho letti a dei bambini e ai loro genitori seduti con me su un autobus, e ho guadagnato complimenti, una giornata in un posto che prima non conoscevo, chiacchiere, il misto di sensazioni che regala lo stomaco chiuso con una molletta da bucato, un po’ di sano imbarazzo, visibilità, ottima insalata di pasta e vino a volontà E qualche decina di euro, ecco, beh, mi son sentita riconosciuta più del solito.
Il valore di una persona non si riconosce con il denaro.
Forse nemmeno quello del lavoro. Ma quello della fatica sì.
Ed è lavoro – per quanto si possa credere il contrario- scrivere, presentarsi a delle prove, animare una lettura. E’ lavoro pensare, se il tuo pensiero è a servizio degli altri, ed è lavoro e tempo e fatica prepararsi a un reading, a una presentazione, a una serata che non implichi il grattarsi la pancia con gli amici sul divano.
Il poeta Alberto Masala dice: “Io o non mi faccio pagare, o mi faccio pagare tantissimo”, ed è un concetto che abbraccio anch’io. O ci si rende conto che la situazione è tale da non poter chiedere né rimborsi né altro (serate di beneficenza, scuole, volontariato, presentazioni di libri in cui comunque guadagneresti qualcosa dalle vendite, manifestazioni per la cultura a cui tieni particolarmente e chissenefrega se ti pagano o no), oppure bisognerebbe pretendere un riconoscimento in denaro del proprio lavoro.
Il punto è: bisognerebbe poter scegliere.
Bisognerebbe poter fare come Masala e dire: no, per questa volta non voglio niente.
Bisognerebbe poter decidere di regalare il proprio tempo, il proprio pensiero, il proprio lavoro a chi vuoi tu, e non a tutti, indiscriminatamente.
Ecco, io ieri sera a quei bambini e ai loro genitori, al teatro DOM, al Teatrobus, alla serata che è stata, il mio lavoro l’avrei regalato volentieri. E invece mi hanno pagata.
Non importa se fosse stato in soldi, in cibo, in buoni per un giro sulla ruota del luna park: il mio lavoro è stato riconosciuto come di valore, come è, perché non è possibile considerare di valore solo il lavoro puramente manuale, o con risultati fatturabili; non si può considerare di poco conto il lavoro del pensiero, dell’artista, come fosse un divertissement del quale poter anche fare a meno, da mettere in secondo piano rispetto al lavoro dell’autista, dell’elettricista, dell’insegnante, del notaio. Grazie a persone come la Compagnia Laminarie, che gestisce il DOM, il lavoro degli artisti- anche di quelli che non vanno in televisione!- è considerato importante, degno di una retribuzione e di innumerevoli piatti di ottima pasta.
(Il ministro della cultura del governo Berlusconi Sandro Bondi ha detto: “Con la cultura non si mangia”.
E il comico e attore Paolo Rossi ha degnamente replicato: “Beh a onor del vero, io qualche panino me lo son fatto”.)

Concorsi letterari furbetti: se li conosci li eviti

Capita a volte che un concorso letterario ben pubblicizzato paia interessante, anche se richiede una tassa di iscrizione. Uno si dice: “vale la pena investire una ventina di euro perchè mi sembra un’occasione interessante per fare conoscere la mia scrittura”. E il concorso sembra talmente serio e ben fatto che tante persone che conosci – anche solo virtualmente – si iscrivono e partecipano. Salvo poi scoprire che sono state turlupinate per bene.

E’ il caso del Fantasy Horror Haward di cui racconta nei dettagli il blogger Gelostellato, uno dei turlupinati, qui.

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