Scrivere per il lettore

DeathtoStock_Medium6

“[…] lo scrivere per sè è una cosa del tutto diversa dallo scrivere per un’altra persona. […] il lettore, non l’autore, costituisce il testo. Ciò che è scritto, esiste veramente in quanto viene letto.”
Giulio Mozzi – (non) un corso di scrittura e narrazione

Salva

La narrazione secondo Giulio Mozzi

lettera“Una narrazione è, in fondo, una specie di lunga lettera inviata a uno sconosciuto. Così come, nello scrivere una lettera alla persona che più amiamo, metteremmo moltissimo impegno nell’immaginare la reazione di questa persona a ogni nostra singola parola, similmente nel narrare dovremo mettere moltissimo impegno nell’immaginare la reazione a ogni nostra singola parola nella persona che più amiamo: il noostro lettore, la nostra lettrice.”
(Giulio Mozzi – (non) un corsodi scrittura e narrazione)

Leggere prima di tutto, parola di William Faulkner

libri e caffè“Leggere, leggere, leggere. Leggere tutto – robaccia, classici, buoni e cattivi, e vedere come fanno. Come un falegname che lavora come apprendista e studia il maestro. Leggete! Assorbirete. Poi scrivete. Se è buono lo vedrete. Se non lo è buttate tutto dalla finestra”.
(William Faulkner)

Scrivere secondo Terry Brooks

Macchina da scrivere“Scrivere non è come giocare alla roulette. Pubblicare lo è, ma scrivere no. Scrivere è una tecnica. Si può impararla, e migliorarla. […] potete avere dentro di voi quello che occorre per essere uno scrittore oppure non averlo; o si nasce in un modo o non si nasce. Ma se avete tale dote, dovreste cercare di ridurre il rischio di scrivere qualcosa che non rispecchia il massimo delle vostre possibilità”.
(Terry Brooks, A volte la magia funziona)

Le parole secondo Carver

fogli“[…] le parole sono tutto quello che abbiamo, perciò è meglio che siano quelle giuste, con la punteggiatura nei posti giusti in modo che possano dire quello che devono dire nel modo migliore. Se le parole sono appesantite dall’emozione incontrollata dello scrittore, o se sono imprecise e inaccurate per qualche altro motivo – se sono, insomma, in qualche maniera sfocate – fatalmente gli occhi del lettore scivoleranno sopra di esse e non si sarà ottenuto un bel niente.”
(Raymond Carver)

 

Il sogno vivido e ininterrotto dello scrittore – Citazione

scrivereNonostante esistano delle eccezioni, di norma un buon romanziere non si preoccupa per prima cosa della magnificenza del linguaggio – perlomeno non quella del genere più ostentato e immediatamente evidente – ma, al contrario, si preoccupa di raccontare la trama in modo coinvolgente, facendo ridere o piangere il lettore, o mettendolo in grado di resistere alla suspance, qualunque sia la relazione che quella data storia, raccontata nel migliore dei modi possibile, suscita nel lettore. Leggendo le prime righe di un racconto davvero buono, cominciamo a dimenticare di stare leggendo delle parole stampate sulla carta. […] Scivoliamo dentro un sogno, dimenticando la stanza nella quale ci troviamo, dimenticando che è ora di mangiare o di andare a lavorare. Ricreiamo, con dei cambiamenti lievi e sostanzialmente irrilevanti, il sogno vivido e ininterrotto concepito dalla mente dello scrittore […] e imprigionato nella lingua in modo tale che altri individui, quando ne sentono il desiderio, possano aprire il suo libro e riviverlo.
(John Gardner, Il mestiere dello scrittore)

David Foster Wallace: la disciplina della scrittura

david_foster_wallace2Ho scoperto che la disciplina più difficile nella scrittura è cercare di partecipare al gioco senza lasciarsi sopraffare dall’insicurezza, dalla vanità e dall’egocentrismo. Mostrare al lettore che si è brillanti, spiritosi, pieni di talento e così via, cercare di piacere, sono cose che, anche lasciando da parte la questione dell’onestà, non hanno abbastanza calorie motivazionali per sostenere uno scrittore molto a lungo. Devi disciplinarti e imparare a dar voce solo alla parte di te che ama le cose che scrivi, che ama il testo a cui stai lavorando. Che ama e basta, forse.
Il talento è solo uno strumento. È come avere una penna che scrive invece di una che non scrive. Non sto dicendo che riesco costantemente a rimanere fedele a questi principi quando scrivo, ma mi sembra che la grossa distinzione fra grande arte e arte mediocre si nasconda nello scopo da cui è mosso il cuore di quell’arte, nei fini che si è proposta la coscienza che sta dietro il testo. Ha qualcosa a che fare con l’amore. Con la disciplina che ti permette di far parlare la parte di te che ama, invece che quella che vuole soltanto essere amata. Magari questa è una cosa che non fa molto fico dire, non lo so. Ma mi sembra una delle cose in cui
riescono gli scrittori davvero grandi – da Carver a Cechov a Flannery O’Connor al Tolstoj della Morte di Ivan Il’ic al Pynchon dell’Arcobaleno della gravità – sia “dare” qualcosa al lettore.
Quando il lettore si allontana dalla vera opera d’arte pesa di più di quando ci si è avvicinato. È più ricco. Tutta l’attenzione e l’impegno e lo sforzo che come scrittore richiedi al lettore non possono essere a tuo vantaggio, devono essere a suo vantaggio. Quello che è velenoso e deleterio, nell’ambiente culturale di oggi, è che rende tutto questo tanto spaventoso da dissuaderci a farlo. Un’opera davvero grande nasce probabilmente da una volontà di svelarci, di aprirci a livello spirituale ed emotivo in un modo che rischia di farci provare davvero qualcosa nel farlo. Significa essere pronti a morire, in un certo senso, pur di riuscire a toccare il cuore del lettore.

Tratto da Le perle di David Foster Wallace

La disciplina nella scrittura secondo David Foster Wallace

By João SilasHo scoperto che la disciplina più difficile nella scrittura è cercare di partecipare al gioco senza lasciarsi sopraffare dall’insicurezza, dalla vanità e dall’egocentrismo. Mostrare al lettore che si è brillanti, spiritosi, pieni di talento e così via, cercare di piacere, sono cose che, anche lasciando da parte la questione dell’onestà, non hanno abbastanza calorie motivazionali per sostenere uno scrittore molto a lungo. Devi disciplinarti e imparare a dar voce solo alla parte di te che ama le cose che scrivi, che ama il testo a cui stai lavorando. Che ama e basta, forse.

Il talento è solo uno strumento. È come avere una penna che scrive invece di una che non scrive. Non sto dicendo che riesco costantemente a rimanere fedele a questi principi quando scrivo, ma mi sembra che la grossa distinzione fra grande arte e arte mediocre si nasconda nello scopo da cui è mosso il cuore di quell’arte, nei fini che si è proposta la coscienza che sta dietro il testo. Ha qualcosa a che fare con l’amore. Con la disciplina che ti permette di far parlare la parte di te che ama, invece che quella che vuole soltanto essere amata. Magari questa è una cosa che non fa molto fico dire, non lo so. Ma mi sembra una delle cose in cui riescono gli scrittori davvero grandi – da Carver a Cechov a Flannery O’Connor al Tolstoj della Morte di Ivan Il’ic al Pynchon dell’Arcobaleno della gravità – sia “dare” qualcosa al lettore. Quando il lettore si allontana dalla vera opera d’arte pesa di più di quando ci si è avvicinato. È più ricco. Tutta l’attenzione e l’impegno e lo sforzo che come scrittore richiedi al lettore non possono essere a tuo vantaggio, devono essere a suo vantaggio. Quello che è velenoso e deleterio, nell’ambiente culturale di oggi, è che rende tutto questo tanto spaventoso da dissuaderci a farlo. Un’opera davvero grande nasce probabilmente da una volontà di svelarci, di aprirci a livello spirituale ed emotivo in un modo che rischia di farci provare davvero qualcosa nel farlo. Significa essere pronti a morire, in un certo senso, pur di riuscire a toccare il cuore del lettore.

(Fonte: Le perle di David Foster Wallace)
Foto by João Silas

Marguerite Duras e la scrittura

Marguerite-Duras1Nel 2014, in occasione del centenario della nascita di Marguerite Duras, Del Vecchio Editore ha pubblicato un ebook dal titolo La minaccia della luce, che riporta un’intervista fatta alla scrittrice nel 1977 dall’amica e giornalista Michelle Porte, in occasione dell’uscita del film Il camion, scritto dalla Duras e realizzato in modo molto particolare. L’intervista parla diffusamente del film, ma noi vogliamo soffermarci su quello che la Duras dice nel corso dell’intervista sulla scrittura.

“Penso che, per la creazione letteraria, basti cominciare con una salda convinzione, e poi continuare. Credo che lo scritto porti ad altro scritto, e insieme all’infinito”.

Alla domanda di Michelle Porte che le chiede come mai ci sono persone che vorrebbero scrivere ma non riescono a farlo, Duras risponde:
“Sono quelli che non lo vogliono davvero, o piuttosto che non coltivano un vero desiderio. O meglio, sono quelli che vivono confinati nel loro mondo. Che aspettano la scrittura come qualcosa che arrivi da fuori, mentre invece è una sorta di ingiunzione interna. […] È voler scrivere prima di sapere cosa, prima di voler scrivere questa o quella storia. Scriviamo sempre, siamo come abitati, sempre, da un’ombra, in cui ogni cosa va, in cui l’integrità di ciò che viviamo si ammassa, si accalca. Ecco, questo rappresenta la materia prima della scrittura, la miniera di tutto. Questo “oblio” è la scrittura non scritta: la scrittura stessa”.

 

I consigli dei grandi scrittori

FREE__0004_GB_8Chi segue questo blog da lungo tempo avrà già letto le citazioni che proponiamo oggi riguardo alla scrittura. Sono state pubblicate, in passato, in diversi post.
Abbiamo pensato di raccoglierle tutte insieme e regalarvele ora, durante le feste, quando c’è più tempo per raccogliere le idee, cercare ispirazione, riflettere sulla scrittura.

Non si scrive perché si vuole dire qualcosa, ma perché si ha qualcosa da dire.
Francis Scott Fitzgerald

Bisognerebbe calarsi in fondo al mare, e vivere soli con le proprie parole. Ma non sono del tutto sincera, perché essere messi in discussione, essere lodati e criticati è uno stimolo notevole.
Virginia Woolf

Le narrazioni che mi interessano di più hanno sempre un contatto con il mondo reale. Nessuna delle storie che scrivo è successa davvero. Ma c’è sempre qualcosa, un elemento, una cosa che mi è stata detta o che ho visto, che potrebbe essere il punto da cui partire.
Raymond Carver

C’è chi dice che il racconto sia una delle forme letterarie più difficili, e io mi sono sempre chiesta il perché di questa convinzione, visto che a me pare uno dei modi più spontanei e fondamentali dell’espressione umana. Dopotutto, uno comincia ad ascoltare e a raccontare storie sin da piccolo, senza trovarci nulla di particolarmente complicato. Ho il sospetto che tanti di voi raccontino storie da una vita, eppure eccovi qui seduti, tutti desiderosi di sapere come si fa.
Flannery O’Connor

Il mestiere dello scrittore è un’arte, o meglio un artigianato, e il metodo dipende un po’ dalle circostanze. A volte prendo un blocco e butto giù il mio testo con una scrittura che sfortunatamente diventa illeggibile in capo a quattro o cinque giorni, che in qualche modo appassisce come i fiori. Ma succede anche che vada dritta alla macchina da scrivere e batta una prima versione. In ambedue i casi, per ogni frase, vado di slancio; successivamente, cancello, scelgo la frase che preferisco. Lavoro anche con forbici e colla, ma non sempre. E se le piacciono le piccole manie tipiche dello scrittore, gliene posso citare una: alla terza o quarta revisione, armata di matita, rileggo il mio testo, già quasi a posto, e tolgo tutto quello che può essere tolto, tutto ciò che mi pare inutile. E qui, esulto. Scrivo a piè di pagina: abolite sette parole, abolite dieci parole… Sono felicissima: ho soppresso l’inutile.
Marguerite Yourcenar

Scrivere ha le sue leggi della prospettiva, della luce e dell’ombra, proprio come la pittura, o la musica. Se sei nato conoscendole, bene. Se no, imparale. Poi sistema le regole perchè facciano a caso tuo.
Truman Capote

Il progetto che vale la pena portare avanti è quello di scrivere qualcosa che abbia in parte la ricchezza, la complessità, la difficoltà emotiva e intellettuale dell’avanguardia, qualcosa che spinga il lettore ad affrontare la realtà invece che a ignorarla; ma farlo in maniera tale che il risultato provochi anche piacere a chi legge. Il lettore deve sentire che l’autore sta parlando con lui, non assumendo una serie di pose.
David Foster Wallace

Se volete fare gli scrittori, ci sono due esercizi fondamentali: leggere molto e scrivere molto. Non conosco stratagemmi per aggirare questa realtà, non conosco scorciatoie.
Se non avete tempo di leggere, non avete tempo (nè gli strumenti) per scrivere. Tutto qui.
Stephen King

 

Lettera di Colum McCann ad un giovane scrittore

330px-McCann_Colum_koeln_literaturhaus_230107Questa lettera dello scrittore Colum McCann, autore di libri molto belli che vi consiiglio di leggere, è stata pubblicata qualche giorno fa nel blog dello Story Prize. È rivolta agli scrittori esordienti, ma secondo me si tratta di consigli utili per tutti gli autori, alle prime armi e non.
Se volete leggere la versione originale potete farlo a questo link.

Do the things that do not compute. Be earnest. Be devoted. Be subversive of ease. Read aloud. Risk yourself. Do not be afraid of sentiment even when others call it sentimentality. Be ready to get ripped to pieces: It happens. Permit yourself anger. Fail. Take pause. Accept the rejections. Be vivified by collapse. Try resuscitation. Have wonder. Bear your portion of the world. Find a reader you trust. Trust them back. Be a student, not a teacher, even when you teach. Don’t bullshit yourself. If you believe the good reviews, you must believe the bad. Still, don’t hammer yourself. Do not allow your heart to harden. Face it, the cynics have better one-liners than we do. Take heart: they can never finish their stories. Have trust in the staying power of what is good. Enjoy difficulty. Embrace mystery. Find the universal in the local. Put your faith in language—character will follow and plot, too, will eventually emerge. Push yourself further. Do not tread water. It is possible to survive that way, but impossible to write. Transcend the personal. Prove that you are alive. We get our voice from the voices of others. Read promiscuously. Imitate. Become your own voice. Sing. Write about that which you want to know. Better still, write towards that which you don’t know. The best work comes from outside yourself. Only then will it reach within. Restore what has been devalued by others. Write beyond despair. Make justice from reality. Make vision from the dark. The considered grief is so much better than the unconsidered. Be suspicious of that which gives you too much consolation. Hope and belief and faith will fail you often. So what? Share your rage. Resist. Denounce. Have stamina. Have courage. Have perseverance. The quiet lines matter as much as those which make noise. Trust your blue pen, but don’t forget the red one. Allow your fear. Don’t be didactic. Make an argument for the imagined. Begin with doubt. Be an explorer, not a tourist. Go somewhere nobody else has gone, preferably towards beauty, hard beauty. Fight for repair. Believe in detail. Unique your language. A story begins long before its first word. It ends long after its last. Don’t panic. Trust your reader. Reveal a truth that isn’t yet there. At the same time, entertain. Satisfy the appetite for seriousness and joy. Dilate your nostrils. Fill your lungs with language. A lot can be taken from you—even your life—but not your stories about your life. So this, then, is a word, not without love, to a young writer: Write.

 

Il tuo cuore è una scopa di Luca Martini: il primo capitolo

Il tuo cuore è una scopaOggi  vi offriamo un assaggio di Il tuo cuore è una scopa di Luca Martini, recentemente pubblicato nella collana Officina Marziani di Antonio Tombolini Editore.
Buona lettura!

Fumarsi i ricordi

Le mattine migliori.
A pensarci bene, forse quelle di gennaio.
Spesso erano gelide, ma nelle giornate giuste, quelle con il sole e l’aria tersa che pizzicava le narici, gli sembrava di rivedere la sua terra, quel posto lontano, sbiadito nei ricordi. Era merito della luce rosata che imbrattava il cielo e andava ad adagiarsi sui tetti lucidi delle case. Quasi tutti ancora dormivano ma lui sapeva che a casa sua Anton a quell’ora era già sveglio da un pezzo e stava scaldando la mamaliga per gli altri fratelli. Gli pareva quasi di sentire l’odore delle sue uova fritte. Continue reading “Il tuo cuore è una scopa di Luca Martini: il primo capitolo”

Sette sono i re di Angelo Ricci: l’incipit

7sonoire-800x600-01Angelo Ricci, autore di Sette sono i re, da poco pubblicato nella collana Officina Marziani di Antonio Tombolini Editore, ci regala l’incipit del romanzo.
Buona lettura!

Un fruscio sottile che sibila insistente. 
Una decisa tensione delle sottili gomme, compatte di aria compressa, che segnano di scie sinuose l’asfalto grigio. Abbandonando minuscole particelle di mescola scura che si uniscono all’infinita pressatura del bitume.
Atomi evanescenti di carbonio senza peso che aiutano l’impegno costante dei quadricipiti femorali e dei muscoli sartori. 
Toraci incurvati dalla sfida infinita contro l’attrito dell’aria e dalla guerra ingaggiata contro i minuti e i secondi. Continue reading “Sette sono i re di Angelo Ricci: l’incipit”

Le leggi della scrittura

Scrivere ha le sue leggi della prospettiva, della luce e dell’ombra, proprio come la pittura, o la musica. Se sei nato conoscendole, bene. Se no, imparale. Poi sistema le regole perchè facciano a caso tuo.

Truman Capote

L’autore deve parlare col lettore

Il progetto che vale la pena portare avanti è quello di scrivere qualcosa che abbia in parte la ricchezza, la complessità, la difficoltà emotiva e intellettuale dell’avanguardia, qualcosa che spinga il lettore ad affrontare la realtà invece che a ignorarla; ma farlo in maniera tale che il risultato provochi anche piacere a chi legge. Il lettore deve sentire che l’autore sta parlando con lui, non assumendo una serie di pose.

David Foster Wallace

Se l’arte viene emarginata

Se una forma d’arte viene emarginata è perché non parla davvero alla gente. Sì, uno dei tanti motivi potrebbe essere che la gente a cui si rivolge è diventata troppo stupida per apprezzarla. Ma a me sembra una spiegazione un po’ troppo semplice.

David Foster Wallace

Marguerite Yourcenar: il mestiere dello scrittore

Il mestiere dello scrittore è un’arte, o meglio un artigianato, e il metodo dipende un po’ dalle circostanze. A volte prendo un blocco e butto giù il mio testo con una scrittura che sfortunatamente diventa illeggibile in capo a quattro o cinque giorni, che in qualche modo appassisce come i fiori. Ma succede anche che vada dritta alla macchina da scrivere e batta una prima versione. In ambedue i casi, per ogni frase, vado di slancio; successivamente, cancello, scelgo la frase che preferisco. Lavoro anche con forbici e colla, ma non sempre. E se le piacciono le piccole manie tipiche dello scrittore, gliene posso citare una: alla terza o quarta revisione, armata di matita, rileggo il mio testo, già quasi a posto, e tolgo tutto quello che può essere tolto, tutto ciò che mi pare inutile. E qui, esulto. Scrivo a piè di pagina: abolite sette parole, abolite dieci parole… Sono felicissima: ho soppresso l’inutile.
Marguerite Yourcenar

Flannery O’Connor: raccontare storie

C’è chi dice che il racconto sia una delle forme letterarie più difficili, e io mi sono sempre chiesta il perché di questa convinzione, visto che a me pare uno dei modi più spontanei e fondamentali dell’espressione umana. Dopotutto, uno comincia ad ascoltare e a raccontare storie sin da piccolo, senza trovarci nulla di particolarmente complicato. Ho il sospetto che tanti di voi raccontino storie da una vita, eppure eccovi qui seduti, tutti desiderosi di sapere come si fa.
Flannery O’Connor

Scrivere pop

L’impatto che il mondo ha sulle mie terminazioni nervose è legato a doppio filo con la roba che certi intellettuali con le toppe sui gomiti della giacca considererebbero «pop», insignificante ed effimera. Io ne uso parecchio di materiale pop nella mia scrittura, ma il significato che gli do non è affatto diverso dal significato che aveva per altri scrittori, cent’anni fa, parlare di alberi, di parchi e di andare ad attingere l’acqua al fiume. È semplicemente il tessuto del mondo in cui vivo.

David Foster Wallace

Raymond Carver e il mondo reale

Le narrazioni che mi interessano di più hanno sempre un contatto con il mondo reale. Nessuna delle storie che scrivo è successa davvero. Ma c’è sempre qualcosa, un elemento, una cosa che mi è stata detta o che ho visto, che potrebbe essere il punto da cui partire.
Raymond Carver

Storie di Antarica de Il Daz: secondo assaggio video

La regina invidiosa – Tratto da Storie di Antarica de Il Daz

La regina era invidiosa, anzi invidiosissima, di tutto e tutti, non solo delle altre donne.
Una mattina in giardino stava ammirando il suo stupendo roseto quando scorse una lumaca. Non una semplice lumaca come le altre, il guscio era incredibilmente sviluppato, con grosse punte spigolose che lo facevano sembrare una corona di bronzo, immensa indosso a una così piccola creatura. La regina, considerando sminuito il suo gioiello più regale, ordinò a Sir Persival Secondo di catturare tutte le lumache del castello e limarne i gusci asportando la “corona” che non avevano il diritto di indossare.
Il cavaliere fu impegnato una settimana intera a strisciare sotto ogni pianta ed arbusto, imbrattandosi fino al collo. Lo stesso tempo che impiegarono i fabbri a forgiare una corona più grande.

Storie di Antarica de Il Daz: un assaggio video

La camera incantata – Tratto da Storie di Antarica de Il Daz

Un giorno come tanti, re Quinto era immerso nella sua occupazione preferita: ammirare i propri oggetti incantati.
Si chiudeva giornate intere in una enorme cupola, dipinta dai cinque pittori più famosi del regno con colori brillanti come gli oggetti all’interno. Al centro vi era una larga sedia rivestita di morbidi cuscini d’oca. Cinque per l’esattezza: uno ancorato al poggia testa, due nei braccioli, uno squadrato per entrambe le gambe e uno per il suo regale e flaccido sedere. Era capace di sedersi su quella sedia a mattina presto, saltare pranzo e cena e tirare dritto fino al mattino successivo.
Si divertiva come un bambino che con le mani immerse nel fango si strofina tutto sulla maglia appena lavata dalla mamma. Il suo sguardo vagava tra quadri che cambiavano colori, statue che si muovevano, strumenti magici di ogni tipo che insieme, e senza nessun musicista che li manovrasse, facevano risuonare splendidi componimenti. Appesi con lunghi spaghi dorati che pendevano dal soffitto c’erano globi che a richiesta illuminavano la stanza. Uno di questi era persino in grado di far scorgere, a chi lo impugnava, qualsiasi posto lontano. Ripiani e teche custodivano libri, armi e qualsiasi cosa si potesse mai sognare di possedere e veder muoversi da sola.
In quel momento stava ammirando una teca contenente una grossa fune che si muoveva e strisciava proprio come un serpente, quando d’un tratto una guardia corse nella stanza e a gran voce annunciò: «La spedizione di Sir Edward è terminata. L’abbiamo appena avvistato alle porte del castello».
«Presto conducilo nella sala dei comunicati» ordinò tutto eccitato il re.

Scrivere o leggere?

“Se tutti smettessero di scrivere romanzi, racconti, poesie, certo perderemmo frammenti di bellezza in più, testimonianze importanti della vita così come la conosciamo ora, ma ci rimarrebbero da leggere un’infinità di libri meravigliosi scritti nel passato, che hanno meritato di rimanere e che ci dicono cose decisive su noi stessi.
Se invece al mondo tutti smettessero di leggere, sarebbe la fine. Leggere è molto più importante che scrivere, non c’è proprio paragone.”
Raul Montanari

Buon Natale!

Albero-di-natale-2012

Qual’è lo scopo del Natale?
[…]  riempirmi gli occhi di tutto ciò che è bello e normalmente trascuro, aprirmi a qualcosa di altro, “oltrepassare”, almeno solo nel pensiero e forse solo per un istante, la normalità, i limiti e la finitezza della mia vita.

(Wilhelm Schmid, L’arte dell’equilibrio)

I nostri sentiti auguri!

On writing di Stephen King: citazione 4

” Se volete fare gli scrittori, ci sono due esercizi fondamentali: leggere molto e scrivere molto. Non conosco stratagemmi per aggirare questa realtà, non conosco scorciatoie.”
“Se non avete tempo di leggere, non avete tempo (nè gli strumenti) per scrivere. Tutto qui.”

(Stephen King, On writing. Autobiografia di un mestiere)

Lezioni Americane di Italo Calvino: Visibilità

“Se ho incluso la Visibilità nel mio elenco di valori da salvare è per avvertire del pericolo che stiamo correndo di perdere una facoltà umana fondamentale: il potere di mettere a fuoco visioni a occhi chiusi, di far scaturire colori e forme dall’allineamento di caratteri alfabetici neri su una pagina bianca, di pensare per immagini.”

On writing di Stephen King: citazione 3

” Scrivere è un’occupazione solitaria. Avere qualcuno che crede in te fa una grande differenza. Non c’è bisogno che si lancino in orazioni. Di solito credere è già sufficiente.”

(Stephen King, On writing. Autobiografia di un mestiere)

Un nulla pieno di storie di Sebastiano Vassalli e Giovanni Tesio – citazione

Il mestiere dello scrittore consiste nel raccontare storie. Così era ai tempi di Omero e così è ancora oggi. È un mestiere antico come il mondo, che risponde a una necessità degli esseri umani, a un loro bisogno fondamentale: quello di raccontarsi. Finché ci saranno nel mondo due persone, ci sarà chi racconta una storia e ci sarà chi ascolta una storia. Quante cose si fanno, o si sono fatte, che non si sarebbero mai fatte se non ci fosse stata la possibilità di raccontarle!

Raccontare storie è un mestiere semplice, che però si è via via complicato nel corso dei secoli, e si è anche sviluppato in modo diverso a seconda dei luoghi. La prima grossa complicazione è stata la scrittura. Omero non scriveva la sue storie: le raccontava e basta. Oggi tutto passa attraverso la scrittura e tutto nasce dalla scrittura, anche il cinema e la televisione. Oggi chi racconta storie si chiama “scrittore”. La scrittura è la foresta che bisogna attraversare per consegnare la storia a chi vorrà ascoltarla, che non a caso si chiama “lettore”.

(Sebastiano Vassalli e Giovanni Tesio – Un nulla pieno di storie. Ricordi e considerazioni di un viaggiatore nel tempo)

On writing di Stephen King: citazione 1

” Questo è un libro breve perchè la maggiorparte di libri sulla scrittura sono pieni di scemenze. I romanzieri, sottoscritto compreso, non capiscono molto di quel che fanno, non sanno perchè funziona quando va bene, non sanno perchè non funziona quando va male. Ho pensato che più corto fosse stato il libro, meno sarebbero state le scemenze.”

(Stephen King, Seconda prefazione a On writing. Autobiografia di un mestiere)

Blog su WordPress.com.

Su ↑