scrivereNonostante esistano delle eccezioni, di norma un buon romanziere non si preoccupa per prima cosa della magnificenza del linguaggio – perlomeno non quella del genere più ostentato e immediatamente evidente – ma, al contrario, si preoccupa di raccontare la trama in modo coinvolgente, facendo ridere o piangere il lettore, o mettendolo in grado di resistere alla suspance, qualunque sia la relazione che quella data storia, raccontata nel migliore dei modi possibile, suscita nel lettore. Leggendo le prime righe di un racconto davvero buono, cominciamo a dimenticare di stare leggendo delle parole stampate sulla carta. […] Scivoliamo dentro un sogno, dimenticando la stanza nella quale ci troviamo, dimenticando che è ora di mangiare o di andare a lavorare. Ricreiamo, con dei cambiamenti lievi e sostanzialmente irrilevanti, il sogno vivido e ininterrotto concepito dalla mente dello scrittore […] e imprigionato nella lingua in modo tale che altri individui, quando ne sentono il desiderio, possano aprire il suo libro e riviverlo.
(John Gardner, Il mestiere dello scrittore)