Chi sono i professionisti che fanno parte del team di Carta e Calamaio? Una volta tanto puntiamo i riflettori dietro le quinte e vi offriamo la possibilità di conoscerli meglio attraverso alcune interviste. Conosciamo meglio Maggie Van der Toorn, scrittrice e traduttrice olandese, da molti anni in Italia.

MaggiePerché hai scelto di lavorare in ambito editoriale?
È la passione per la letteratura che mi ha portata a fare questa scelta anche se più che una scelta è stato il destino a portarmi in ambito editoriale.
Scrivo fin da piccolissima, da quando si impara a leggere e scrivere diciamo. Sono nata in Olanda e alle elementari scrivevo racconti per il giornalino della scuola. La scrittura per me era uno sfogo, mi permetteva di sognare e di descrivere e vivere le mie speranze in una dimensione diversa. Quando poi mi sono trasferita in Italia e ho scoperto la lingua Italiana ho trovato il miglior modo per esprimermi.
Ho partecipato a vari concorsi letterari, ho vinto diversi premi che mi hanno introdotta nel sistema editoriale, offrendomi l’opportunità di pubblicare i miei lavori.

Spesso ci si sofferma poco sulle professioni del libro che affiancano e supportano lo scrittore nella realizzazione del progetto editoriale. Cosa significa realmente editare o tradurre un libro?
Scrivere un manoscritto, un libro, è un lavoro strettamente personale e individuale che richiede tempo e impegno. Al termine del lavoro però (ma anche durante, dipende dalle proprie esigenze) è assolutamente necessaria una revisione da parte di una persona esperta, un professionista nell’ambito editoriale. L’intervento di un editor serve non soltanto per correggere eventuali errori grammaticali ma soprattutto per la valutazione della costruzione dell’opera, ai fini di ottenere un buon prodotto da proporre ad eventuali editori e ovviamente ad un pubblico.
Stessa cosa per quanto riguarda le traduzioni, che personalmente trovo molto complesse da eseguire, nonostante la mia padronanza di diverse lingue. Mi scontro spesso con espressioni e parole incompatibili tra loro, perciò la lingua preferita per i miei lavori è sicuramente l’italiano.

Secondo te è necessaria una preventiva formazione al mestiere di editor/traduttore? Se sì in cosa dovrebbe consistere?
Assolutamente sì. Oltre all’esperienza occorre avere una base solida per poter analizzare e/o tradurre i lavori. Mi riferisco alla domanda precedente, credo che sia proprio quella una delle ragioni per cui ho difficoltà a tradurre i miei lavori, anche nella mia madrelingua.
Esistono case editrici che organizzano corsi di editing e che possono offrire collaborazioni freelance, è comunque consigliabile uno studio universitario.

Dicono che in Italia ci sono troppi scrittori e pochi lettori. Qual è il tuo rapporto con la lettura?
Credo che per poter scrivere bisogna prima leggere. Leggere è la miglior scuola per lo scrittore. È un modo per confrontarsi, per capire e per condividere.
Quando trovo un libro che mi interessa mi lascio catturare. Mi immergo nelle pagine e vorrei finirlo al più presto anche se la mia lettura è lenta perché ho bisogno di staccare e di riflettere sul contenuto. Perciò il libro che leggo lo porto ovunque, nella borsa, per sfruttare ogni momento di attesa.
Recensisco libri sul mio blog (scintilledimaggie.wordpress.com) nella rubrica consigli di lettura e mi piace molto farlo. È un modo per concludere la lettura e il libro e  inviare allo scrittore un mio “saluto” personale.

Qual è la domanda che gli scrittori ti fanno più spesso?
Gli scrittori esordienti mi chiedono spesso chi è il mio editore e come ho fatto ad avere un contratto.
Si creano spesso false illusioni dovute alla mala informazione. Bisognerebbe conoscere il mondo editoriale prima di tuffarsi, onde evitare di scontrarsi con disavventure. Proprio per quello ritengo così importante il supporto di un’agenzia letteraria.

Che rapporto hai con i tuoi colleghi?
Un rapporto bellissimo. Non c’è differenze di età, di livello, di cultura. Ci si ammira e ci si confronta reciprocamente, uniti dalla stessa passione e forma d’Arte in un grande scambio di idee, di opinioni e soprattutto in una ispirazione continua.

Quali sono gli aspetti più belli del tuo lavoro?
Gli aspetti più belli sono lo scrivere in forma fisica e l’incontro con il pubblico. Cerco di trasmettere emozioni e sensazioni attraverso il mio lavoro e quando ricevo conferme che esse vengono percepite dai lettori è una grande soddisfazione.

E i meno piacevoli?
Non ci sono aspetti meno piacevoli, forse più difficoltosi. Uno scrittore è anche promotore di se stesso. È suo compito far conoscere il proprio lavoro al pubblico con presentazioni, eventi, interviste ecc. L’editore cura la pubblicazione e la distribuzione, lo scrittore deve fare il resto.

Si sa che lavorare nell’editoria non permette di diventare ricchi, ma a parte il ritorno economico (esiguo o equo che sia) cosa ti “rimane” dopo aver lavorato ad un libro?
Rimane una prova indelebile del proprio lavoro. La trasformazione delle proprie idee in una pubblicazione, disponibile a tutti. Un prodotto in una vetrina della libreria, on-line, crea un precedente e il desiderio infrenabile di continuare e migliorare, sempre.