12022329_891693497565059_6986639067657515750_oUn bel resoconto a cura della Dr.ssa Femore, della Biblioteca Storica del Mef, sulla presentazione di RIP di Marco Valenti il 29 settembre

“Dopo le malattie contratte in fase di crescita c’è sempre qualcuno che ti trova fisicamente più alto, cresciuto: la crescita dell’animo invece non lascia segni esteriori”.
La perdita del padre, o comunque un lutto grave, è una di quelle esperienze che, nella vita, rappresentano delle pietre miliari: chiariscono i rapporti interpersonali, modificano la scala dei valori, conducono, insomma, ad una consapevolezza più piena e matura. Per questo Marco Valenti ha voluto costruire una storia intorno ad un lutto, ne ha fatto un romanzo breve ed essenziale, che pur trasmettendo una forte emozione, poco o nulla concede alla commozione …
Il 29 settembre 2015 la Biblioteca Storica ha accolto, per la seconda volta, lo scrittore Marco Valenti che, insieme al direttore editoriale Michele Marziani, ci ha parlato del suo ultimo romanzo, “RIP”, pubblicato da Antonio Tombolini nel solo formato digitale.
Michele Marziani, che cura per Tombolini la collana di narrativa denominata, appunto, “Officina Marziani”, ci ha spiegato il significato di questo orientamento editoriale: Antonio Tombolini, ci ha detto, è un pioniere dell’editoria digitale che, grazie ai costi contenuti, consente di compiere scelte innovative e coraggiose. “Officina Marziani” si propone di offrire, in formato digitale, buoni libri, che abbiano originalità di contenuto ma, nello stesso tempo, non si allontanino dal solco della tradizione.
E’ il caso del romanzo di Marco Valenti, che, nonostante il tema forte, risulta fluido e piacevole grazie alla leggerezza della scrittura e alle ripetute incursioni nell’umorismo.
“RIP”, acronimo di Requiescat In Pacem (o Riposi In Pace, o Rest In Peace) è il racconto dell’odissea vissuta dal protagonista nei novantaquattro giorni che intercorrono tra la morte del padre e la sua cremazione. C’è, nel racconto, un forte elemento autobiografico, che assume però un carattere più ampio grazie alle scelte stilistiche dell’autore. Il racconto in terza persona e l’uso del passato remoto, ad esempio, sono strumenti che Marco Valenti ha usato per porre gli avvenimenti alla giusta distanza e dare alla sua personale esperienza un significato universale.

“Alle undici e quarantacinque di sera del ventisette dicembre duemiladodici pensò che poteva restare stupido per qualche altro giorno. Si versò due dita di Ribolla Gialla, prese una sigaretta e se ne uscì a pensare in giardino: la salma di suo padre era ancora in attesa di cremazione in una delle camere mortuarie del cimitero comunale…”.

Con la lettura dell’incipit Marco Valenti ci ha introdotti nel vivo del racconto: un figlio è in attesa della cremazione della salma del padre, ritardata da imprevedibili ostacoli di carattere legale e burocratico. Il vuoto creato da questa situazione sospesa (solo la cremazione e la dispersione delle ceneri, espressamente volute dal padre, sembrano poter portare a conclusione l’esperienza della morte, accompagnare il defunto al riposo eterno e permettere al figlio di iniziare ad elaborare il lutto) si riempie di riflessioni profonde, di ricordi dolorosi, ma anche di osservazioni, talvolta ironiche e divertenti, sull’universo, ora tragico ora grottesco, che circonda un evento luttuoso.
Il libro, ci ha spiegato Marco Valenti, ha diverse chiavi di lettura: la catena degli avvenimenti che si susseguono fino alla conclusione della vicenda; la chiarificazione dei rapporti umani, messi a nudo, nel bene e nel male, dalle circostanze dolorose della vita; infine la denuncia dell’inefficienza che investe tanti ambiti della società italiana, non esclusi quelli che riguardano la malattia e la morte.
In un contesto sociale spesso incapace di fornire adeguato sostegno ai sofferenti, operano associazioni di volontariato che svolgono, nei confronti dell’assistenza pubblica, un’attività di supplenza. Marco Valenti ha voluto ricordare la Comunità di S. Egidio, che ha accolto in una struttura ben funzionante il padre dello scrittore, affetto dal Morbo di Alzheimer, quando l’aggravarsi della malattia ha reso impossibile la sua permanenza in casa.
Riguardo alle soluzioni stilistiche, Marco Valenti ha ribadito che la creazione di un protagonista diverso da sé, Luca, le cui azioni e riflessioni vengono raccontate in terza persona e collocate in un tempo passato, gli ha consentito di prendere le distanze da una vicenda così privata.
La cosa più difficile, ci ha detto, è stata togliere dal racconto tutto ciò che non fosse indispensabile: il romanzo, che nella prima stesura era molto più corposo, è stato privato di tutti i “distrattori”, ovverosia quegli elementi che arricchiscono la narrazione allontanandola dall’essenzialità della trama. Ne è risultato un libro “asciutto”, una storia che è un susseguirsi incalzante di eventi.