fotoandroLa nostra rubrica periodica che ha l’intento di approfondire la conoscenza con gli autori di Carta e Calamaio rispetto alle loro idee sulla scrittura e tutto ciò che vi ruota attorno, è dedicata oggi ad Andrea Biondi autore di Due e Anime Nere.
Cosa ne pensate? Siete d’accordo col suo punto di vista? Ogni commento o critica (civile) sarà gradito.

 Ogni mattina un italiano si sveglia e decide di fare lo scrittore… Battute a parte, ciascuno di noi dovrebbe essere in grado di capire se la scrittura è una dimensione che gli è congeniale o meno, e rendere pubblici i propri lavori solo se – dopo un sincero esame di coscienza – è convinto di potere offrire ai lettori qualcosa di stimolante, degno di attenzione, che valga la pena di essere letto. Quali sono, secondo te, le premesse che “autorizzano” un aspirante autore a prendere in mano la penna (o la tastiera)?

Qualcuno che non sia un conoscente gentile/familiare (i quali potrebbero dirti che gli piace il tuo modo di scrivere solo per levarti gentilmente di torno o perché essendo parenti ti vogliono bene anche se scrivi come un cinghiale), che dopo aver letto per intero qualcosa che hai scritto ti dice: “dai, non è niente male.”Personalmente prediligo queste categorie a cui sottoporre per prime quello che mi esce dalla testa:
1)      Amica donna, perché le donne contrariamente agli uomini leggono, registrano, sezionano, sminuzzano, elaborano e alla fine se ne escono con una recensione che o ti stronca o ti esalta.
2)      Amico maschio, perché non ha la stessa voglia di leggere e quindi se arriva alla fine di quello che hai scritto e non ti insulta, hai fatto un buon lavoro.
3)      Sconosciuto. Il test definitivo. Quello che non ha peli sulla lingua e che rappresenta il 99% del tuo pubblico.
Sconosciuto del mestiere. Tipo quella che ha scritto questa intervista e che me l’ha appena rimandata perché mi ero scordato di farla. Ciao Carla.

Come definiresti la tua scrittura?
Veloce. Visiva. Ritmata. Io scrivo per immagini, quello che voglio è far vedere a chi legge le stesse cose che vedo io. Per fare questo tutto è lecito, anche suggerire la colonna sonora da ascoltare mentre leggi, perché per me il libro è un film e un film senza musica che razza di film è!?

Secondo te è necessaria una preventiva formazione al mestiere di scrittore? Se sì in cosa dovrebbe consistere?
Sarebbe bello, e sarebbe anche meglio! Avere uno scrittore che apprezzi e che segui con passione che ti spiega il suo modo di costruire i personaggi, la trama e i colpi di scena, sarebbe il massimo. Purtroppo non è sempre possibile, a me non è capitato, ma non si sa mai.

Dicono che in Italia ci sono troppi scrittori e pochi lettori. Qual’è il tuo rapporto con la lettura?
Mi piace dedicare il tempo libero alla lettura, adesso sarebbe molto romantico dire che leggo comodamente seduto al tramonto sotto il portico in campagna o sotto il sole del mare estivo, la realtà è che la campagna è piena di insetti e al mare fa un caldo boia, io mi scotto, e a fare la salma unta come le donne io non ci riesco. Quindi la dura realtà è che leggo al bagno o a letto prima di addormentarmi. Sono pigro, pigrissimo, quindi spesso leggo quello che mi consigliano o che la pubblicità ben confezionata mi invita a leggere. Oppure se trovo un autore che mi piace, come Lansdale o Lucarelli, compro tutto quello che scrivono sulla fiducia.

Spesso nei confronti di chi scrive – nel nostro Paese – nascono pregiudizi che alcuni autori liquidano con una alzata di spalle, mentre altri considerano penalizzanti. Tu ne hai riscontrati? Che ne pensi?
Non lo so, è una domanda troppo difficile.

Qual’è la domanda che i tuoi lettori ti fanno più spesso?
Sei single?
D’accordo questa me la sono inventata.

Che rapporto hai con i tuoi colleghi scrittori?
L’unico che conosco è Stefano Rossini, e lo odio profondamente! Ciao Ste, scherzo ovviamente.
E invece no!
Si fa per ridere eh…
Nooooo!

Molti autori sostengono che la scrittura è una faccenda privata, non sono particolarmente inclini alla condivisione e allo scambio. Altri, più rari, caldeggiano l’importanza di un confronto. A quale corrente appartieni?
Beh privata… dal momento che il libro esce dal tuo cassetto, a meno che un ladro molto colto non te l’abbia rubato di proposito, direi che hai accettato il confronto.