???????????????????????????????La nostra rubrica periodica che ha l’intento di approfondire la conoscenza con gli autori di Carta e Calamaio rispetto alle loro idee sulla scrittura e tutto ciò che vi ruota attorno, è dedicata oggi a Caterina Ferraresi.
Cosa ne pensate? Siete d’accordo col suo punto di vista? Ogni commento o critica (civile) sarà gradito.

 Ogni mattina un italiano si sveglia e decide di fare lo scrittore… Battute a parte, ciascuno di noi dovrebbe essere in grado di capire se la scrittura è una dimensione che gli è congeniale o meno, e rendere pubblici i propri lavori solo se – dopo un sincero esame di coscienza – è convinto di potere offrire ai lettori qualcosa di stimolante, degno di attenzione, che valga la pena di essere letto. Quali sono, secondo te, le premesse che “autorizzano” un aspirante autore a prendere in mano la penna (o la tastiera)?
Scrivere, come dipingere, o fare musica o qualsiasi altra forma di arte, è un atto gratuito di piacere e  – a volte – di bisogno, che è la ricompensa a sé stesso. Il sottotitolo è: non aspettarsi soldi, successo o riconoscimenti perché probabilmente non arriveranno! Il sotto-sottotitolo è: chi se ne frega quando ci si diverte lo stesso!

Come definiresti la tua scrittura?
Leggera, spero, ironica quando ci riesco.

Secondo te è necessaria una preventiva formazione al mestiere di scrittore? Se sì in cosa dovrebbe consistere?
I corsi sono utili per vedersi dal di fuori, per confrontarsi con gli altri, meglio se più bravi. A  me piace sentire quello che scrivono i miei colleghi, mi piace schiattare d’invidia quando qualcuno ha l’idea che non è venuta a me, ha uno stile che vorrei avere io. Mi piace “rubare” dagli altri perché chi scrive è sostanzialmente questo: un ladro di idee e di vita altrui.

Dicono che in Italia ci sono troppi scrittori e pochi lettori. Qual’è il tuo rapporto con la lettura?
Per me la lettura è una droga, una dipendenza, leggo qualsiasi cosa, anche le pubblicità che, a volte, sono delle bellissime lezioni sulla sintesi. Quindi, sì, per chi vuole scrivere leggere è obbligatorio.

Spesso nei confronti di chi scrive – nel nostro Paese – nascono pregiudizi che alcuni autori liquidano con una alzata di spalle, mentre altri considerano penalizzanti. Tu ne hai riscontrati? Che ne pensi?
Credo che sia in parte per l’overdose di libri che vengono proposti a getto continuo e che saturano un mercato già difficile. Ci sono libri che sono solo merce e che come tale andrebbe valutata: niente di male a comprare l’ultimo uscito di un simpatico calciatore o cantante o di non so chi, basta sapere che è come comprare un gadget, una maglietta. Quando vado in libreria e cerco un libro della Morazzoni – grandissima scrittrice italiana – per lo più mi fanno sillabare il suo nome. Morazzoni chi? Eppure ha scritto grandi romanzi, ma non va in tivù, non fa interviste e così ce la dimentichiamo.

Qual’è la domanda che i tuoi lettori ti fanno più spesso?
Perché scrivi? E la risposta è : perché sennò non mi diverto.

Che rapporto hai con i tuoi colleghi scrittori?
Solidarietà, invidia, ammirazione, insofferenza. Secondo quella che è la mia opinione sullo scrittore. ( La Morazzoni è 1/3 invidia e il resto di ammirazione). Un libro scritto male o, peggio, un non libro ( detto anche “ prodotto editoriale”) mi fa arrabbiare. Scrivere non è obbligatorio e, a parte che è un piacere, è ANCHE una gran rottura di scatole. Vedi alla 20esima riscrittura.

Molti autori sostengono che la scrittura è una faccenda privata, non sono particolarmente inclini alla condivisione e allo scambio. Altri, più rari, caldeggiano l’importanza di un confronto. A quale corrente appartieni?
Tutte e due le cose. Momento privatissimo quando comincia a frullarti ossessivamente un’idea in testa, momento da condividere quando l’idea è stata partorita. Come per i figli: concepirli è un fatto privato, ma una volta partoriti speri di condividerli con qualcuno!