Mercoledì 21 novembre, alla Biblioteca Storica del Ministero dell’Economia e delle Finanze  di Roma, Marco Valenti ha presentato il libro Quel colore delle foglie in autunno (quando stanno per cadere).
Come i precedenti appuntamenti anche questa presentazione è stata seguita da un pubblico numeroso e partecipe.
Ecco le immagini (photo Biblioteca Storica Mef) e il report a cura dello staff della Biblioteca del MEF .

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“ Io leggo perché ho preso il vizio.”
“Io leggo perché non ho altro da fare.”
“Io leggo perché…”
Con l’enunciazione a due voci delle numerose motivazioni alla lettura, dichiarate nel Manifesto del Circolo dei lettori di Torino, è iniziata la presentazione del libro “Quel colore delle foglie in autunno (quando stanno per cadere)”, una raccolta di racconti intorno al tema del parlare e del tacere. Secondo l’autore l’uso buono o cattivo del silenzio e della parola possono produrre, ai fini della comunicazione interpersonale e della maturazione individuale, effetti a loro volta buoni o cattivi…
Il 21 novembre 2012 Marco Valenti, accompagnato dall’attrice Delia Casa, ha illustrato il suo ultimo lavoro: quindici racconti, diversi per argomento e tecnica narrativa, i cui protagonisti assumono vari atteggiamenti nei confronti della parola e determinano, con le loro scelte, lo svolgimento degli eventi.
“Il silenzio è necessario in molte occasioni; la sincerità lo è sempre: si può qualche volta tacere un pensiero, mai lo si deve camuffare”. Questo ed altri aforismi tratti da “L’arte di tacere” (1771) dell’Abate Dinouart sono stati recitati da Marco Valenti e Delia Casa per ribadire il valore del silenzio e della parola.
Già nelle precedenti opere lo scrittore aveva affrontato, sotto vari aspetti, il tema della comunicazione. I due protagonisti del romanzo epistolare “Un senso alle cose”, scritto insieme a Paolo Scatarzi, cercano di recuperare la loro profonda e duratura amicizia, interrotta da un inspiegabile litigio. Le tre storie che compongono “Cometa e bugie” ruotano intorno a menzogne, parole mal dette, inopportune, che non corrispondono ai sentimenti reali.
La scelta, più recente, di raccogliere sotto un unico titolo numerosi racconti è stata dettata dal desiderio di sviscerare i molteplici aspetti del silenzio e della parola, di rappresentare da diverse angolazioni un tema comune: ciascun racconto è la tessera di un mosaico, la pennellata breve ed intensa che coglie il dettaglio di un quadro complesso. Rispetto all’esaustività del romanzo, il racconto, quasi un patto tra scrittore e lettore, suggerisce a quest’ultimo un percorso mentale da portare a compimento.
Il titolo d’insieme del libro fa riferimento ad uno dei racconti che lo compongono, “Il colore delle foglie un attimo prima che cadano”, ed è stato scelto dall’autore perché suggerisce il senso di pericolo incombente presente in molte delle storie. Evoca un senso di crepuscolo, di autunno, di maturità che, secondo Marco Valenti, appartiene alla scrittura stessa. Questa, infatti, richiede un bagaglio di vita che necessariamente ogni scrittore trasfonde nelle sue opere, anche quando non sono esplicitamente autobiografiche.
Proprio l’esperienza diretta ha ispirato il racconto “E’ andato via”, che descrive il rapporto tra un anziano colpito dal Morbo di Alzhaimer ed il figlio che se ne prende cura. Una storia sobria e toccante che l’autore, insieme a Delia Casa, ha letto per noi.
E certamente la dimestichezza con la scrittura ha suggerito a Marco Valenti la storia di “Paolo Sirioni scrittore”, amaro sfogo di un ghost writer che, nonostante la padronanza tecnica dello strumento linguistico, non riesce ad esprimere un mondo interiore vivo ed avvincente:
“…Il fatto è che so, dannatamente, scrivere. Sono bravo, preparato, istruito. Conosco gli anacoluti, le sintassi, la consecutio; so come si scrive e cosa cattura l’attenzione e posso fare seminari e lezioni.
Non ho timore.
Lui, però, senza avere che una minima parte di tutto ciò aveva il genio delle idee. Lui pensava (forse?) e dava al suo pensiero una forza narrativa ed una capacità di innovazione che io non mi sogno neppure. Forse per questo ho passato dieci anni della mia vita ancorato a lui. Un genio cantastorie…”