Lo scrittore e critico Angelo Ricci  ci racconta la sua partecipazione al k.Lit – Festival dei Blog Letterari

Sono le 18 di sabato 7 luglio. Sono a Thiene, al k.Lit-Il Festival dei Blog Letterari. Alle mie spalle si apre l’ingresso di Villa Fabris, dove sto per partecipare a una delle due tavole rotonde dove interverrò in veste di relatore. Sto parlando con Morgan Palmas, ideatore del festival. Guardo alla mia sinistra e chiedo a Morgan cosa sono quelle alture che si vedono a pochi chilometri di distanza. Morgan mi dice che è l’altopiano di Asiago. E appena poche ore prima, appena uscito dalla stazione ferroviaria, non avevo potuto fare a meno di notare il cartello segnaletico che indica la strada che porta a Malo.

Allora ho compreso il significato semplice e al contempo profondo del perché eravamo tutti lì, nella terra di Mario Rigoni Stern e di Luigi Meneghello. Eravamo lì per rendere il nostro personalissimo omaggio alla parola scritta, ai libri, a chi li scrive e a chi li legge. Eravamo lì per condividere la nostra passione, a volte bruciante e totalizzante, per la letteratura, per le storie, per il narrare, manifestazioni dell’insopprimibile desiderio che da sempre l’umanità ha di raccontare e di raccontarsi.
In quei due giorni che ho passato a Thiene ho visto come la lettura e la scrittura, atti apparentemente legati alla singolarità di chi li compie, siano in realtà gli strumenti più indicati per portare alla condivisione, al confronto, alla costruzione di un comune sentire.
Due giorni in cui non ci sono state differenze tra relatori e pubblico, due giorni in cui nessuno è salito in cattedra, due giorni in cui abbiamo compreso che i blog letterari sono una realtà ormai consolidata. Una realtà che non dipende da niente e da nessuno, se non dalla dedizione di chi la anima. Una realtà che fa della parcellizzazione la sua forza e che rifiuta i pensieri dominanti, nella certezza che la letteratura è uno dei pochi strumenti che abbiamo per tentare di comprendere la nostra contemporaneità. Una realtà che utilizza il web non per costruire anacronistiche torri d’avorio, ma come strumento imprescindibile per la democratizzazione e la valorizzazione dei contenuti e dove gli stessi contenuti hanno la preminenza sui contenitori.
Le esperienze che si sono avvicendate, quelle dei blog letterari (da quelli storici a quelli più recenti, da quelli collettivi a quelli monoautore), unite a quelle degli scrittori, degli editor, dei traduttori, degli editori, dei giornalisti hanno dimostrato l’esistenza di un mondo di cui è ormai impensabile non tenere conto.
Credo che dobbiamo veramente ringraziare gli ideatori e gli organizzatori di questo festival.
E’ grazie a loro se ci siamo incontrati e se, da quell’incontro, abbiamo capito che abbiamo il dovere di andare avanti.