Qualche giorno fa ho lanciato qui nel blog questa domanda: perchè scrivi?
Mi hanno risposto in tanti con motivazioni interessanti, originali, poetiche.
Questa che segue è la risposta di Michele Marziani, uno scrittore che seguo con molto interesse.

Ci sono domande che solo i bambini sanno fare senza girarci intorno: ma tu perché scrivi? È il mio mestiere, rispondo cercando di cavarmela. Ma perché fai questo mestiere? Perché non so disegnare, ecco la verità. Per me la vita è un disegno, un grande fumetto, di quelli “antichi”, alla Hugo Pratt. La matita sarebbe il mio mondo: io vedo, guardo, ho visioni e di queste visioni inseguo il segno. E nel segno colpisco il foglio ma sbaglio mira e disegno forme diverse da quelle oniriche. Allora mi adiro, mi odio, mi detesto: il risultato si arrende prima del traguardo, è lontano dall’attesa. Allora sconsolato scrivo e le parole escono da sole, nemmeno so cosa voglio dire, apro il foglio, quello elettronico e spingo sui tasti. Sento le dita che vagano come su un pianoforte, ma non è musica, è rumore sordo dell’anima, è la fatica dolce del mondo, socialità d’affetti. Poi mi fermo, sudato, esausto e leggo. E scopro da lì cosa ho scritto. Ecco, io scrivo perché sono abitato da parole che vivono oltre il mio immaginario.