In viaggio verso dove: un racconto di Frank Spada

In attesa di potervi dare qualche golosa anticipazione sul nuovo romanzo di Frank Spada, Dimmi chi sei Marlowe, in uscita a breve, pubblico un intenso racconto di Frank che me lo ha gentilmente concesso.

IN VIAGGIO VERSO DOVE

di Frank Spada

Una donna, appesa a un telefonino, trattiene con l’altra mano un bambino che si divincola: vuol raggiungere un’amichetta che ha intravisto nella folla.

– Così non si va avanti! Se non la lasci… – alza la mano e protegge la voce dalle occhiate di chi scalpita.

Nel prato ovale, il luna park di Santa Caterina rimescola la gente: l’aria è animata di parole, dolciastra di frittelle, colorata di luci e palloncini. In alto, l’angelo in cima al campanile punta il dito a nord-est, verso le prime buffate fredde di un pomeriggio di novembre.

– E tu, smettila, stai fermo qui! – volto colorato al sole artificiale, la donna si defila dietro un albero.

Un giostraio, con il viso abbronzato tutto l’anno, sorveglia un trenino che gira senza muovere le ruote su una piattaforma al suono di un organetto e parla con il proprietario dell’attrazione lì vicino, il Discovery.

– Ah – scuote la testa al fumo di una sigaretta – Braidic, dovevamo cambiar vita…

– E Raul, quando diceva che siamo tutti su una giostra e andiamo nello stesso posto, e che eravamo degli stupidi se pensavamo di arrivarci prendendo strade diverse?

Un bambino si scosta da una bancarella di cinesi muti come maschere e si avvicina a un altro che sembra interessato agli interni del trenino.

– Vuoi fare un giro?

– Mia madre non vuole che parli con gli sconosciuti.

La giostra è mia, sai.

– Aspetto mia madre. Quando arriva mi compera il biglietto – si guarda attorno.

– Sei di Udine?

– Sì.

– Io abito in quella roulotte – indica il fondale della piazza.

– E cosa fai?

– Vado in giro per le sagre con mio padre. Come ti chiami?

– Tommaso.

– Io Raul, come mio nonno – manda gli occhi al cielo – aveva un’automobile… era lunga da là a là – traguarda con le mani due ippocastani centenari e annuisce con il capo, soddisfatto a confermare – americana.

– Perché dici aveva? Gliel’hanno rubata?

– Ma vuoi scherzare? Mio nonno è morto l’anno scorso, sta in un paese lontano da qui, vicino a mia madre. E l’auto l’ha presa mio zio, ma con lui non vado in giro.

– Ma non è morto?

– Ma sì che è morto! È in cimitero assieme agli altri. E tua madre, cosa fa?

– Boh! – alza le spalle – Ha sempre i nervi.

– Dài, monta – gli afferra un braccio e se lo tira dietro sulla piattaforma che rallenta.

Un vagoncino libero e i due si siedono uno accanto all’altro. La giostra si ferma; il proprietario li guarda, stacca qualche biglietto, scende dalla piattaforma e riavvia il congegno collegato all’organetto – la donna, nel frattempo, scricchiola gli intrighi avanti e indietro sulla ghiaia.

–… comodo il signorino, ogni tanto separato… sei un mascalzone, ecco chi sei! – l’interlocutore preme un tasto – Pronto, pronto…

Convoglio e viaggiatori.

– Nicoo – si rivolge a una bambina che guida la locomotiva.

– Chi è? – domanda l’altro sporgendosi di lato.

– Siamo in classe assieme. Nicoo, ci sono anch’ioo… – urla a perdifiato – Raul, cambiamo posto?

Due amiche incrociano gli sguardi.

–… cosa vuoi che ti dica, Nicoletta va pazza per il treno… c’è su anche Tommaso. Qualcosa che non va?

– Ma che ne so… un pulviscolo mi è andato in un occhio – voce controllata – Dove sono? Ah, sì. Intanto grazie.

– E di che? Nico era già sopra quando ho visto tuo figlio.

– Come? Non hai pagato tu?

– No, ma cosa importa.

– Non sarà mica andato su da solo?

Interni in corsa e i due bambini vanno a sedersi nella locomotiva.

– Questo è Raul, un mio amico.

– Ciao – sommessamente – Senti Tommaso, dopo andiamo a mangiare la pizza? – chiede al compagno rimirando l’altro.

– … convinci tu mia madre, eh!

Sequenze in movimento rallentano le pose.

– Mammaa! Facciamo un altro giro?

– Ti avevo detto di non muoverti. Chi ti ha fatto salire?

– Lui, gratis sai. Si chiama Raul. La giostra è di suo padre.

– Lascia, Giulia, faccio io – paga due biglietti lanciando un’occhiataccia al figlio.

– Mammina, dopo andiamo a mangiare la pizza con Tommaso?

– Se volete. Cosa dici? – si rivolge all’altra che tiene il telefonino sempre in mano.

Una vibrazione e la donna fa un segno all’amica: arretra le labbra dietro l’albero di prima. L’organetto riprende a girare.

– Viene anche lui? – lei, invitante.

– Sì, sì…vieni anche tu? Paga la mia mamma, andiamo qui vicino: là – punta una mano ruotando con la giostra.

– La fanno buona, sai Raul – sorride vezzosa.

Il giostraio sale sulla pedana.

– Raul! Vai a prendermi da fumare – gli mette in mano una banconota.

– Dopo, posso andare a mangiare la pizza con loro?

– Alé intanto! – gli dà uno scappellotto.

– State qua che vengo subito – salta giù acrobatico.

L’imbrunire avanza dietro gli alberi.

– … no, no… voglio parlarti – voce tremante – Lo porto da sua nonna, aspetta…

Il giostraio schiarisce i bronchi al fumo di una sigaretta e lascia il resto del denaro al figlio ansante per la corsa.

– Raul! Finalmente sei tornato. Ma cos’hai?

– Niente – dice toccandosi la testa. – Quando andiamo?

Un telefonino si spegne e un volto s’incupisce. Voci di bambini.

– Mammaa, mi vuoi ascoltare? – le grida addosso.

– Io vado, eh! – rivolto al padre che annuisce.

– Che bello, siamo in cinque. Così-ci-danno-il-tavolo-rotondo – lei, cantilenante.

In alto, imprigionato da un perno senza fine a ruotare la sua pena cigolando, l’angelo sfiora con le ali un palloncino spinto a sud-ovest, verso il ponente circolare di un microcosmo orbitante in modo stabile, apparentemente.

2 commenti

Archiviato in Autori, Frank Spada

2 risposte a In viaggio verso dove: un racconto di Frank Spada

  1. candy's50

    In gioco c’è la nostra vita, il futuro che lasciamo in eredità ai nostri figli anche piccoli – una grande responsabilità, se vogliamo che il mondo sia fatto di persone e non di razze.
    Certo che un palloncino in volo ci fa tornare bambini…

    • Condivido. Ma credo che se noi abbiamo un atteggiamento di accoglienza verso tutte le persone, quaunque sia il loro luogo di provenienza, lo stesso atteggiamento lo avranno i nostri figli. E un palloncino, o un semplice sorriso, renderanno tutto più facile.

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